La pista di La Parva, in Cile, ha spezzato all’improvviso la promettente carriera di Matteo Franzoso: il venticinquenne azzurro è deceduto a causa delle ferite riportate in una caduta durante gli allenamenti, poche ore prima di compiere 26 anni. Il suo talento, coltivato negli ultimi cinque anni ai massimi livelli, si è interrotto nel momento più luminoso.
Un progresso costante verso la vetta
La carriera di Matteo Franzoso si è sviluppata con una costanza quasi scientifica, tanto da farlo diventare una certezza per il gruppo dei velocisti azzurri. Aveva iniziato a farsi spazio fra i migliori cinque anni fa, quando i suoi riscontri a livello internazionale cominciarono a emergere con regolarità e incisività. Il quarto posto ottenuto nella discesa dei Mondiali junior di Narvik, nel 2020, ha rappresentato un primo squillo: un risultato che lo ha collocato immediatamente fra i prospetti più interessanti dell’intero panorama mondiale, non soltanto nazionale.
Con uno stile pulito e un coraggio da veterano, Franzoso ha debuttato in Coppa Europa il 13 dicembre 2017, iniziando un percorso che lo avrebbe portato a essere protagonista in ogni stagione successiva. La consacrazione, almeno in quel circuito, è arrivata il 29 novembre 2021 sulle nevi svizzere di Zinal, dove ha centrato la sua prima, e finora unica, vittoria assoluta in superG. In quel momento la sua fiducia sembrava non conoscere più freni, alimentata da un entusiasmo che contagiava compagni e tecnici.
I momenti decisivi degli ultimi anni
Il 17 dicembre dello stesso anno, poche settimane dopo la festa di Zinal, l’azzurro ha assaggiato per la prima volta la Coppa del Mondo, schierandosi al cancelletto del superG della Val Gardena. Nei mesi seguenti avrebbe collezionato complessivamente diciassette presenze nel massimo circuito, undici in superG e sei in discesa, confermando sui palcoscenici più prestigiosi quanto fatto in precedenza. Il 28 gennaio 2023, nel superG di Cortina d’Ampezzo, è arrivato il suo miglior piazzamento mondiale: un 28° posto che ha voluto dire tanto in termini di autostima.
Lo stesso 2023 ha segnato un ulteriore traguardo: il titolo italiano nella combinata, conferma di una versatilità che negli anni si era affinata, gara dopo gara. Nel suo sguardo traspariva l’orgoglio di chi percepisce che l’obiettivo è a portata di mano, tanto che, prima della pausa estiva, era riuscito a prendere parte alle competizioni di Kvitfjell in Norvegia, ultima apparizione in Coppa prima di trasferirsi in Sud America per preparare la nuova stagione. Quella prova, sulle piste scandinave, sarebbe poi diventata l’ultima volta con il pettorale addosso.
La tragedia sulle nevi cilene
Il destino ha voltato pagina all’improvviso durante un allenamento a La Parva, località cilena scelta dal gruppo dei velocisti per rifinire il lavoro tecnico in vista dell’inverno europeo. In una mattina che sembrava identica a molte altre, il venticinquenne ha perso l’equilibrio, finendo rovinosamente a terra. Le lesioni riportate si sono rivelate immediatamente gravi e, malgrado i tempestivi soccorsi, le sue condizioni non hanno lasciato scampo. Il calendario segnava quasi il suo ventiseiesimo compleanno, a poche ore di distanza soltanto.
Il gruppo azzurro, travolto dallo sgomento, ha immediatamente interrotto la sessione: gli allenatori, compagni e medici hanno accompagnato Franzoso fino all’ospedale più vicino, ma ogni tentativo di risposta clinica si è infranto contro la severità dei traumi. Di fronte a una fine così repentina, persino le parole sembrano inadeguate. Resta, però, l’immagine di un atleta che aveva appena iniziato a raccontare la propria storia sulla neve, proiettato verso un domani che non conosceremo, ma che portava già scritto il colore dell’azzurro nazionale.
