Nell’eco silenziosa delle piazze romane, gli obelischi si ergono come sentinelle di pietra, testimoni di un dialogo millenario fra civiltà. La prossima esposizione fotografica di Carmine Perito li racconta con occhi nuovi, restituendo al pubblico il respiro di una città sospesa fra l’eredità dell’Egitto faraonico e l’energia del presente.
Un viaggio fotografico tra pietra e storia
Nel progetto espositivo «Roma e i suoi obelischi tra passato e presente», Carmine Perito affida all’obiettivo la missione di svelare l’anima di tredici monoliti che, giunti dal Nilo, hanno trovato dimora eterna sulle piazze capitoline. Le fotografie, frutto di un’attenta ricerca di luci e prospettive, trasformano ogni blocco di granito in un racconto vivo: l’ombra si allunga su sanpietrini intrisi di storia, la superficie incisa riflette nuvole che scorrono indifferenti sopra cupole e campanili. Il risultato è un percorso visivo che, senza didascalie ridondanti, suggerisce la continuità fra l’impulso creativo dell’antico Egitto e l’odierna quotidianità romana, dove turisti, studenti e pendolari si muovono inconsapevoli sotto questi giganti di pietra.
Ogni scatto è stato realizzato in orari diversi della giornata, per cogliere quel breve attimo in cui la luce svela dettagli invisibili al passante distratto: un geroglifico rimasto intatto, un graffito del Seicento, uno spigolo consunto dalla pioggia. Perito, calabrese di nascita ma romano d’adozione, intreccia così le sue radici mediterranee con la vocazione cosmopolita della città. Guardare queste immagini significa interrogarsi sulla stratificazione culturale che ha plasmato Roma, sulla capacità della capitale di adottare simboli altrui e trasformarli in un patrimonio condiviso. Il fotografo invita a riflettere, più che sulla mera imponenza dei manufatti, sul dialogo silenzioso che essi instaurano con chiunque attraversi quelle piazze.
Il calendario degli appuntamenti
Il primo momento pubblico dedicato al progetto è fissato per il 17 settembre alle 17.30 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati in Via della Missione 4. La conferenza stampa, promossa dall’associazione ArtisticaMente Aps, sarà introdotta dall’onorevole Fabio Porta e coordinata da Gianni Lattanzio. L’incontro, fruibile anche in diretta streaming televisiva, non sarà una mera lettura di comunicati: si preannuncia come un dialogo a più voci, in cui storici, critici d’arte e rappresentanti istituzionali racconteranno perché gli obelischi continuano a parlare al nostro presente. Sarà l’occasione per scoprire la genesi del progetto, le difficoltà tecniche affrontate durante le riprese notturne, ma anche gli aneddoti, talvolta sorprendenti, che legano ciascun monolite alla trama urbana capitolina.
L’esposizione vera e propria sarà inaugurata l’8 ottobre alle 18.30 negli spazi dell’Accademia d’Egitto, in Via Omero 4. La direttrice dell’istituzione culturale accoglierà un pubblico eterogeneo composto da diplomatici, appassionati d’arte e semplici curiosi. Accanto all’ambasciatore d’Egitto, sono attesi ventisette ambasciatori di paesi europei che, insieme a cinquanta amministratori provenienti da altrettanti comuni italiani, testimoniano l’interesse diffuso verso questo racconto fotografico. La scelta di ospitare la mostra in un luogo che rappresenta ufficialmente la cultura egiziana in Italia accentua il senso di reciprocità: le immagini di Perito viaggiano idealmente dall’Egitto antico all’Europa contemporanea, restituendo dignità e attualità a un simbolo mai tramontato.
Il sostegno istituzionale
La rassegna gode del patrocinio della Camera dei Deputati e del Parlamento Europeo, ulteriore prova di quanto il tema dell’interscambio culturale sia avvertito come prioritario sia a livello nazionale sia continentale. Il supporto non è soltanto formale: diverse amministrazioni locali hanno collaborato alla catalogazione fotografica, facilitando l’accesso alle piazze in fasce orarie normalmente precluse e garantendo la necessaria tutela delle opere durante le riprese. L’impegno congiunto tra fotografi, istituzioni e studiosi mostra come la cultura possa diventare un tavolo di lavoro comune, capace di produrre sinergie virtuose al di là di appartenenze politiche.
Alla diffusione del progetto concorrono anche emittenti nazionali che, a ridosso dell’inaugurazione, dedicheranno spazi quotidiani di approfondimento. Quindici minuti di palinsesto per tre giorni permetteranno al pubblico remoto di cogliere anticipazioni e retroscena, ampliando la platea oltre i confini della capitale. Dai contributi video con inquadrature ravvicinate dei geroglifici, alle interviste con gli studiosi che ne spiegano il significato, la copertura mediatica vuole trasformare la mostra in un evento partecipato, accessibile e condiviso. Confartigianato – Roma Città Metropolitana ha aderito all’iniziativa offrendo supporto logistico, a dimostrazione di quanto il tessuto produttivo locale creda nella ricaduta culturale ed economica di manifestazioni di alto profilo.
Simboli che attraversano i millenni
Alle origini, l’obelisco nasce come colonna luminosa dedicata al dio del sole Ra, posta all’ingresso dei templi egizi per saldare il regno umano a quello divino e assicurare prosperità. Portati a Roma come trofei militari e segni di potere imperiale, questi monoliti furono reinterpretati a partire dal pontificato di Sisto V: divennero vessilli della Chiesa, chiamati a incarnare una sovranità che si pretendeva eterna. Nonostante il mutare dei significati, il loro profilo verticale è rimasto immutabile, una lama di pietra che sfida il trascorrere dei secoli e si fa custode delle memorie di chi li ha eretti, trasportati, riconsacrati.
Oggi gli obelischi si offrono come potenti metafore di integrazione: nati in Africa, accolti in Europa, sorretti da tecniche di restauro moderne, non cessano di richiamare l’attenzione su un Mediterraneo che, al di là delle divisioni, ha saputo intrecciare storie e culture. Il progetto di Carmine Perito raccoglie questa eredità e la restituisce sotto forma di immagini che parlano di identità plurali, di dialogo e di futuro condiviso. «Artisti poliedrici come Perito sono i veicoli attraverso i quali transita un messaggio di pace cosmopolita e universale», ricorda il professor Hassan Refaat Farghal. Una frase che sintetizza la visione di un’opera nata per ribadire che la bellezza non conosce frontiere, ma vibra nell’incontro tra le civiltà.
