La radiologia italiana ribadisce la propria responsabilità verso la sicurezza dei pazienti, richiamando l’attenzione sulle indagini prescritte senza reale necessità e sul rischio di esposizioni superflue. Alla vigilia della Giornata nazionale per la sicurezza delle cure, la comunità scientifica accende i riflettori sul valore dell’appropriatezza e della collaborazione multidisciplinare.
Diagnosi sicura, radiologia in prima linea
La Società italiana di radiologia medica e interventistica ribadisce il proprio impegno a favore di percorsi diagnostici sempre più tutelanti. Nell’incontro organizzato al Cardello di Roma, alla vigilia della ricorrenza istituita dalla Presidenza del Consiglio, la società ha illustrato come l’innovazione tecnologica abbia già ridotto in modo significativo le dosi di radiazioni impiegate negli esami. L’obiettivo dichiarato è coniugare massima efficacia clinica e minima esposizione per il paziente, facendosi carico di una responsabilità etica che coinvolge anche chi materialmente esegue le procedure.
La pratica della medicina difensiva, ricordano gli specialisti, non comporta soltanto costi evitabili per il sistema sanitario, ma espone le persone a radiazioni non necessarie. Sirm sottolinea che, sebbene i dispositivi di ultima generazione abbiano migliorato la situazione, l’attenzione resta imprescindibile: ogni richiesta di indagine deve essere vagliata in base a reali indicazioni cliniche. Solo così si può evitare di trasformare un atto diagnostico in un rischio aggiuntivo, tutelando al contempo la salute dell’operatore che quotidianamente lavora in sala.
Il ruolo della formazione e della collaborazione
Secondo la presidente Nicoletta Gandolfo, la radiologia del presente si estende ben oltre la mera lettura delle immagini, accompagnando il percorso di cura dalla prevenzione al follow-up. Per questo motivo la sicurezza passa attraverso programmi di formazione continua rivolti a tecnici e medici, ma anche tramite una comunicazione chiara e puntuale con il paziente. Quando chi prescrive, chi esegue e chi riceve l’esame condividono obiettivi e informazioni, l’appropriatezza diventa un risultato naturale.
Il presidente eletto Luca Brunese evidenzia come il costante calo delle dosi dimostri l’efficacia di questa strategia. La sinergia con altre discipline, in particolare con l’oncologia rappresentata dall’Aiom, è considerata un esempio virtuoso: grazie a linee di indirizzo condivise, ogni esame radiologico viene inserito in un percorso terapeutico ragionato, riducendo duplicazioni e tempi d’attesa. La formazione interdisciplinare è quindi vista come la chiave per ottimizzare le risorse, assicurando al tempo stesso il miglior risultato clinico.
Appropriatezza delle indagini: la voce delle società scientifiche
Per Vittorio Miele, presidente di Fidesmar, la sicurezza si concretizza innanzitutto nella corretta indicazione dell’esame. Somministrare una procedura soltanto quando realmente utile significa evitare sprechi e proteggere il malato da rischi inutili. L’appropriatezza, sottolinea, non è un vincolo economico ma un requisito etico, indispensabile per garantire che ogni minuto trascorso in reparto radiologico porti un reale beneficio clinico.
Il presidente di Airo Marco Krengli ricorda l’impegno nel definire linee guida valide sull’intero territorio nazionale, sviluppate in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e diffuse mediante webinar formativi. Tali documenti, spiega, consentono a operatori con esperienze diverse di condividere un linguaggio comune. Standardizzare i criteri di prescrizione non significa ridurre la libertà del medico, ma sostenerla con l’evidenza scientifica, trasformando l’atto diagnostico in fase integrante di un percorso terapeutico condiviso.
Innovazione, AI e radioprotezione
La presidente Nicoletta Anzalone dell’Ainr sottolinea il contributo dei software avanzati e dell’intelligenza artificiale nell’inquadrare correttamente il paziente sin dal primo accesso. Algoritmi di supporto alla decisione alleggeriscono il peso di esami ridondanti, migliorano la qualità delle immagini e segnalano tempestivamente eventuali criticità. Non si tratta di sostituire la competenza umana, bensì di amplificarne l’efficacia, permettendo al neuroradiologo di concentrarsi sulle scelte cliniche più complesse.
Sul fronte della radioprotezione, il presidente dell’Airb Stefano Arcangeli ribadisce che ogni riduzione di dose rappresenta un guadagno sia per il paziente sia per chi opera quotidianamente in sala. Maria Luisa De Rimini, alla guida dell’Ainm, ricorda come la sicurezza sia stata una costante nell’evoluzione della medicina nucleare, disciplina dove la gestione del rischio dosimetrico è parte integrante della pratica clinica. Mantenere alta la soglia di attenzione significa tradurre la ricerca più avanzata in protezione concreta.
Verso un sistema sostenibile e centrato sul paziente
Il professore Ernesto Di Cesare, delegato Sirm al progetto europeo Claud-It, mette in relazione la corretta prescrizione degli esami con la riduzione delle liste d’attesa: un’indagine appropriata al momento giusto libera risorse e tempi preziosi. L’iniziativa avviata dalla Società europea di radiologia conferma che questo problema è comune a molti Paesi e richiede un’azione coordinata. Una visione condivisa permette di bilanciare esigenze cliniche, sostenibilità e diritti del cittadino.
Infine, il direttore di Radiologia del Policlinico di Milano Giampaolo Carrafiello ricorda il ruolo sempre più rilevante della radiologia interventistica come opzione terapeutica mini-invasiva in molte patologie. Questa specialità, conclude, dimostra come la disciplina sappia evolvere da puro strumento diagnostico a protagonista dei percorsi di cura, mantenendo al centro la sicurezza. Quando tecnologia e competenza si incontrano, l’alleanza a favore del paziente diventa ancora più solida e concreta.
