Soltanto tre giornate sono bastate per capire che la nuova stagione ha già un volto. Nico Paz ha trasformato l’attesa in concretezza, capitalizzando ogni minuto con numeri travolgenti e una presenza da leader che ha ridato slancio all’intero Como.
Uno start da dominatore statistico
Le prime tre gare di campionato hanno restituito la fotografia di un ragazzo deciso a cambiare le gerarchie. Con due reti e un assist già messi a referto, Nico Paz ha inciso direttamente in un’azione decisiva ogni centottanta minuti, conquistando una fantamedia pura di 7,00 che schizza a 9,17 quando si sommano i bonus. Non si tratta di episodi estemporanei: gli indicatori di partecipazione offensiva, dalla percentuale di passaggi chiave al numero di palloni giocati negli ultimi sedici metri, lo allineano a calibri come Calhanoglu e De Bruyne dopo appena tre turni. L’impatto statistico, insomma, non ammette repliche e racconta di un giocatore che sta trascinando anche chi lo ha scelto al Fantacalcio.
Se i numeri stupiscono, altrettanto impressiona la varietà con cui li ha costruiti. Dalla conclusione potente dal limite all’assist taglia-linee per il compagno meglio piazzato, Paz ha mostrato un arsenale tecnico che a vent’anni molti sognano soltanto. La sua determinazione si traduce in scelte sempre più lucide: raramente forza la giocata, eppure riesce a lasciare il segno con lampi che cambiano l’inerzia dell’incontro. Nei report interni del club, il volume di sprint e la capacità di coprire campo in entrambe le fasi vengono descritti come «in costante crescendo», segnale di un percorso fisico e mentale che guarda già oltre la semplice esplosione giovanile.
La metamorfosi del talento argentino
La metamorfosi di Nico Paz non nasce dal nulla: la scorsa stagione aveva già offerto lampi di classe, ma l’impressione era quella di un diamante ancora da sgrezzare. Durante l’estate, invece, è avvenuto quel passo ulteriore che separa la promessa dal giocatore determinante. Sessioni video personalizzate, allenamenti extra sulla gestione dello spazio fra le linee e un’attenzione maniacale all’alimentazione hanno costruito un atleta più completo. Ora si muove con la calma di chi sa esattamente dove troverà il pallone, e con la ferocia di chi non vuole sprecarlo.
Il risultato di questo lavoro emerge soprattutto nella rapidità con cui legge le situazioni, un elemento che ha sorpreso gli avversari e, a tratti, anche i propri compagni. Non a caso, dentro lo spogliatoio del Como c’è chi racconta di un giovane ormai ascoltato quanto i veterani. Quando alza lo sguardo e chiede il pallone, lo ottiene: è un segnale di carisma, non solo di qualità. Quel carisma, sommato a un corpo più robusto, gli permette di resistere ai contatti e di uscire palla al piede, pronto a ribaltare l’azione con pochi passi.
L’incisione contro il Genoa
Nell’ultima sfida con il Genoa lo slancio del ragazzo argentino ha raggiunto l’apice. Fin dai primi minuti la sua posizione, oscillante tra mezzala e trequartista, ha messo in grande difficoltà la mediana rossoblù, costretta ad alternare marcature strette e raddoppi che, però, aprivano spazi altrove. La rete che porta la sua firma nasce da un taglio profondo, imprevedibile per i centrali, e da un destro secco che non concede repliche al portiere. In quell’istante la sensazione sugli spalti è stata di trovarsi di fronte a un giocatore di un’altra categoria.
Non è solo il gol ad aver lasciato il segno: per buona parte della ripresa Paz ha guidato il pressing, ha chiamato i compagni alla gestione del possesso e ha tentato il colpo del ko con due conclusioni da fuori respinte a fatica. La lucidità mostrata al minuto ottantacinque, quando ha rallentato l’azione per far salire il blocco, rivela una maturità tattica ben superiore alla carta d’identità. Peccato che, a tempo quasi scaduto, l’inserimento di Ekuban abbia regalato al Genoa il pareggio, cancellando sul tabellino la vittoria che avrebbe consacrato la serata in maniera definitiva.
Fabregas e il salto che serve al resto del gruppo
Osservando la scena a bordo campo, Cesc Fabregas ha più volte applaudito l’allievo, ma il suo sguardo era rivolto a tutta la squadra. Il tecnico sa che la crescita individuale di Paz ha bisogno di essere accompagnata da un’evoluzione corale: i meccanismi di raddoppio sulle corsie e la capacità di addormentare il gioco nei momenti chiave vanno ancora oliati. Nelle interviste post-gara ha parlato di «lezione preziosa», sottolineando come la mancata gestione degli ultimi minuti debba trasformarsi in carburante per le prossime sfide.
Il messaggio del mister pare chiaro: serve che il collettivo si sollevi al livello del suo giocatore più ispirato se il Como vuole restare agganciato alla parte nobile della classifica. Già in settimana, durante la seduta a porte chiuse, gli allenatori intendono lavorare sulle transizioni difensive, l’aspetto che ha permesso al Genoa di costruire l’assalto finale. La sensazione, dentro e fuori dal centro sportivo, è che l’energia positiva generata da Paz stia diventando contagiosa, pronta a trasformare un pareggio amaro in una spinta ulteriore.
