La sfida lanciata da una storica impresa marchigiana si gioca a migliaia di chilometri da casa: l’obiettivo è conquistare il sofisticato pubblico giapponese attraverso un connubio di savoir-faire italiano e tessuti di antichi kimono.
La rotta verso il Giappone
La decisione di concentrare gli investimenti su Tokyo e dintorni non maturò dall’oggi al domani. Quando il conflitto tra Russia e Ucraina rese instabile un mercato tradizionalmente ricettivo, Gianni Gallucci – alla guida del ramo giovani di Confindustria Fermo – comprese che era il momento di spostare l’orizzonte. Gli Stati Uniti rappresentavano già una realtà in crescita, ma serviva un’ulteriore area di sbocco capace di apprezzare ricerca stilistica, altissima qualità manifatturiera e innovazione di materiale. Dopo mesi di analisi dei dati sui consumi e di visite a retailer specializzati nipponici, il focus fu chiaro: il Giappone.
Il dossier preparato dall’azienda marchigiana partiva da numeri ma arrivava alle persone: abitudini di acquisto, gusto per i dettagli, attenzione maniacale alla presentazione del prodotto. L’obiettivo non era soltanto esportare scarpe, bensì instaurare un dialogo culturale. Così, mentre nella sede di Monte Urano si studiavano calzate adatte ai climi umidi di Osaka e Fukuoka, in Giappone si creavano contatti con curatori di boutique e artigiani del tessuto locale. L’esito di quell’incrocio di competenze avrebbe segnato la tappa decisiva di un percorso di internazionalizzazione iniziato ben prima delle tensioni sui dazi dell’era Trump.
Tradizione marchigiana e tessuti di kimono
L’incontro che ha cambiato il destino del progetto avvenne in un laboratorio di tessitura alle porte di Kyoto. Davanti ai telai a mano, Gallucci rimase affascinato dal modo in cui i maestri battevano la seta recuperata da kimono storici, facendola rinascere in pannelli dai colori cangianti. Ne scaturì l’idea di fondere quell’eredità con la sapiente costruzione della calzatura marchigiana: tomaie rifinite a mano, forme studiate per durare, suole cucite con una tecnica brevettata dall’azienda. Nacque così la “scarpa kimono”, simbolo di un ponte che unisce due culture lontane ma accomunate dal culto del dettaglio.
L’operazione non riguardava esclusivamente il prodotto finale. Il progetto adottò una forte strategia di mediazione culturale: workshop nelle scuole di design, presentazioni sulla storia calzaturiera delle Marche, storytelling che metteva al centro non il lusso fine a sé stesso ma l’artigianalità come veicolo di memoria. Quasi cent’anni di esperienza dell’azienda – che veste le case reali di Belgio e Svezia oltre a celebrity come Madonna e Jennifer Lopez, fino a star dello sport quali Klay Thompson, Stephen Curry e Kevin Durant – venivano raccontati accanto ai secoli di tradizione tessile giapponese, generando una narrazione capace di superare confini geografici.
Oltre Expo: prospettive future
Il lancio ufficiale della collezione ebbe luogo nel Padiglione Italia di Expo Osaka 2025, uno spazio che il Commissario Generale Mario Vattani ha voluto trasformare in vetrina delle eccellenze manifatturiere. Al fianco di Gallucci figuravano la Regione Marche con il presidente Francesco Acquaroli e l’assessore Andrea Maria Antonini, decisi a riaffermare la centralità del distretto calzaturiero fermano. L’evento non si limitò alla passerella: forum sul design sostenibile, incontri B2B con buyer dell’area Asia-Pacifico e sessioni di prova calzata con influencer giapponesi hanno confermato il potenziale di un mercato che premia l’autenticità e la maestria.
Il passo successivo guarda alla capitale. Grazie al sostegno dell’ambasciatore Gianluigi Benedetti, alcune sale della sede diplomatica italiana a Tokyo ospiteranno mostre permanenti dedicate alla collezione. In parallelo, trattative con investitori locali mirano ad aprire corner shop nelle principali department store, ponendo la scarpa kimono al centro di un’operazione che va oltre l’export tradizionale. L’obiettivo è costruire un legame stabile, capace di generare valore per il territorio marchigiano e per i consumatori giapponesi, consolidando il ruolo del paese del Sol Levante come snodo verso il Far East e il Sud-Est asiatico.
