In piazza a Colleferro si respira un silenzio carico di commozione. A cinque anni dalla tragica notte che strappò Willy Monteiro Duarte all’affetto dei suoi cari, la città accoglie il Presidente della Repubblica per un tributo che unisce istituzioni, cittadini e compagni di scuola. Nessuno vuole perdere l’occasione di dire, ancora una volta, che Willy continua a vivere nell’esempio che ha lasciato.
Il ricordo del Presidente
L’arrivo di Sergio Mattarella, martedì 16 settembre, segna un momento di profonda partecipazione civile. Il Capo dello Stato prende la parola rivolgendosi ai tanti giovani che affollano la piazza dedicata a Willy, sottolineando come quel ragazzo «sia uno di noi, un cittadino modello, caduto mentre tentava di spegnere un conflitto». Il Presidente ricostruisce con sobrietà i fatti di cinque anni prima e invita tutti a riflettere su cosa significhi difendere gli altri a costo della propria incolumità. Con voce ferma denuncia «una violenza cieca e brutale» che non ha risparmiato chi stava semplicemente cercando di placare gli animi. Riaffiora allora la domanda che scava nelle coscienze: come trasformare il dolore in responsabilità collettiva?
Il discorso prosegue evidenziando il rifiuto dell’indifferenza. Mattarella la definisce «spregevole quasi quanto la violenza», poiché nasce dal ripiegamento su se stessi e alimenta sfiducia e rassegnazione. Il Presidente si sofferma su valori che ritiene imprescindibili: solidarietà, inclusione, dialogo, rispetto delle opinioni altrui. Solo tessendo relazioni autentiche, spiega, si recidono le radici dell’odio. L’applauso che segue sottolinea la sintonia con una comunità decisa a non lasciar scivolare nell’oblio ciò che è accaduto. Quel sentimento condiviso diventa la premessa per un impegno quotidiano, affinché nessuno si senta mai più solo di fronte a soprusi o discriminazioni.
Una testimonianza di altruismo e coraggio premiata dall’Italia intera
Nel corso della cerimonia, il Capo dello Stato ricorda che Willy è stato insignito alla memoria della Medaglia d’oro al valor civile. Un riconoscimento riservato a chi dimostra coraggio eccezionale e profondo senso di altruismo. Mattarella chiarisce che il conferimento non è un atto formale, ma la volontà di scolpire nella memoria collettiva il gesto di un giovane che ha scelto di intervenire «per proteggere un amico in difficoltà». Il Presidente si rivolge in particolare alle nuove generazioni, invitandole a celebrare quel sacrificio con la forza delle proprie scelte quotidiane, lontane da violenza e prevaricazione. Senza questa tensione morale, avverte, le democrazie diventano fragili e le comunità si inaridiscono.
Il Capo dello Stato valorizza poi il ruolo delle istituzioni locali. Lodando l’amministrazione comunale e le scuole, incoraggia a insistere su iniziative che diano concretezza al ricordo: dibattiti, laboratori, incontri con esperti di educazione civica. Colleferro, sottolinea, può trasformare la ferita in un laboratorio di cittadinanza attiva. Ogni gesto di memoria condivisa, infatti, è un argine eretto contro quel vuoto di valori che talvolta degenera in sopraffazione. In piazza il messaggio si fa corale, mentre ragazzi e ragazze stringono tra le mani cartoncini con la scritta «Rispetto»: il filo rosso che lega la storia di Willy al futuro che desiderano.
La voce della famiglia
Dopo il Presidente, prende la parola Lucia Monteiro Duarte, madre di Willy, accolta da un abbraccio collettivo. Visibilmente commossa, confida che in questi cinque anni l’affetto dell’intero Paese è stato un balsamo per il dolore. Ringrazia Mattarella per aver reso il compleanno del figlio «una Giornata del rispetto», coinvolgendo scuole e famiglie in un percorso di consapevolezza. Davanti ai cittadini, chiede che Willy non venga etichettato come eroe, ma ricordato «per la sua semplicità, per la capacità di essere amico di tutti». Aggiunge che l’odio e la vendetta generano solo altro dolore, accecano la mente, impediscono di riconoscere la bellezza che ancora esiste.
Con parole che fanno vibrare la piazza, Lucia rivolge un pensiero a tutte le madri e i padri che piangono un figlio. «Vi abbraccio – dice – perché so cosa significa convivere con un’assenza così grande». Chiede che l’eredità spirituale di Willy diventi un inno alla pace interiore, un richiamo a scegliere la comprensione invece della forza cieca. Il pubblico ascolta in silenzio, spezzato solo da applausi che rivelano un’emozione comune. In quei momenti, la dimensione istituzionale cede il passo a un’umanità condivisa, dove sofferenza e speranza si intrecciano.
Colleferro e la memoria condivisa
In chiusura di giornata, il sindaco ricorda che la piazza in cui ci si ritrova porta il nome di Willy Monteiro Duarte. Non è un semplice omaggio toponomastico: è un invito permanente a interrogarsi sul proprio contributo al bene comune. Le scuole organizzano percorsi didattici sul tema del rispetto, le associazioni culturali promuovono spettacoli e mostre. Tutto concorre a evitare che il ricordo si riduca a una cerimonia annuale priva di ricadute concrete. I cittadini rispondono con entusiasmo, convinti che la prevenzione della violenza parta da gesti quotidiani di solidarietà e ascolto reciproco.
La comunità sa che la propria storia è segnata da eventi lieti ma anche da lacerazioni profonde. Ricordare Willy significa allora riconoscere questa ferita e trasformarla in coscienza vigile. Mattarella l’ha detto con chiarezza: «Non dimenticare equivale a prendersi cura del tessuto sociale». Ogni volta che si sceglie di tendere la mano a chi è in difficoltà, sottolinea il Presidente, si onora la vita spezzata di un ragazzo che di quella solidarietà aveva fatto la sua bussola. Così, mentre cala il sole su Colleferro, l’impegno a non rassegnarsi alla violenza si rinnova, nel nome di Willy e di tutti coloro che credono in una società più giusta.
