Dieci edizioni hanno trasformato un’idea in un movimento: con oltre un milione e mezzo di euro investiti, Mad for Science rinnova i laboratori scolastici italiani, invitando gli studenti a progettare soluzioni biotecnologiche che tutelino salute umana e ambiente.
Un decennio di sfide scientifiche
A Saluggia, nel cuore del Piemonte, il 16 settembre 2025, si è alzato il sipario sulla decima edizione di Mad for Science, il concorso nazionale ideato dalla Fondazione Diasorin ETS e riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito come progetto destinato alla valorizzazione delle eccellenze. Una cifra tonda che certifica la maturità di una competizione capace di far dialogare scuole, università e mondo della ricerca, trasformando i laboratori scolastici in autentici centri di sperimentazione, dove la curiosità degli studenti diventa motore di innovazione.
Nata nell’anno scolastico 2016/2017 e cresciuta di edizione in edizione, l’iniziativa ha già mobilitato oltre un milione e mezzo di euro, destinandoli all’aggiornamento di strumentazioni, banchi e dispositivi nei laboratori di 16 istituti italiani completamente rinnovati. Il percorso ha visto finora 21 scuole aggiudicarsi i premi maggiori, ma soprattutto ha coinvolto migliaia di ragazzi che, confrontandosi con docenti e ricercatori, hanno potuto toccare con mano il metodo scientifico. Dieci anni dopo la prima sfida, l’entusiasmo rimane intatto e il campo d’azione appare più vasto che mai.
Obiettivi e impatto nelle scuole italiane
Nel corso delle sue prime nove edizioni, Mad for Science ha raccolto l’adesione di 613 istituti tra licei scientifici, licei classici con curvatura biomedica e istituti tecnici, un mosaico che abbraccia l’intero Paese dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. L’obiettivo rimane semplice e al tempo stesso ambizioso: dimostrare che un laboratorio ben attrezzato, guidato da docenti formati e alimentato dalla collaborazione con enti di ricerca, può cambiare radicalmente il modo di insegnare e di apprendere le scienze. Ogni microscopio aggiornato, ogni kit di analisi supplementare diventa un invito a porre domande e a cercare risposte con rigore.
La competizione, infatti, non si limita a distribuire risorse economiche: propone un vero modello di co-progettazione tra studenti, insegnanti e ricercatori, in cui l’elaborazione dell’ipotesi, la stesura di un protocollo e l’analisi critica dei dati sono fasi imprescindibili. Questo approccio, sostenuto dall’accreditamento della Fondazione Diasorin ETS come ente formatore riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione, aiuta i docenti a sperimentare metodologie didattiche innovative, mentre gli alunni allenano lo spirito critico e la capacità di lavorare in gruppo, competenze essenziali in qualsiasi percorso professionale.
Il tema della nuova edizione
Per celebrare il suo decimo compleanno, il concorso propone un quesito che intreccia scienza di frontiera e responsabilità ambientale: “Risorse naturali e Salute. Come la ricerca biotecnologica ci aiuta a salvaguardare persone e ambiente”. Le squadre dovranno cimentarsi nello studio di risorse energetiche, biologiche o ambientali, dimostrando come un approccio biotecnologico possa contribuire alla riduzione degli sprechi, alla prevenzione delle malattie e alla protezione degli ecosistemi. Un invito a guardare la boccetta di un reagente come se fosse una piccola chiave per il futuro del pianeta.
Il focus scelto riflette le priorità globali del momento: fonti energetiche sostenibili, nutrizione sicura, qualità dell’aria e dell’acqua, conservazione della biodiversità. Ogni istituto potrà decidere di affrontare il tema dal punto di vista che ritiene più strategico, purché la proposta mostri il legame tra biotecnologia, salute delle popolazioni e tutela degli habitat. Ciò significa progettare prove che includano, ad esempio, biosensori per l’inquinamento, modelli di economia circolare basati su microrganismi o analisi genetiche per la selezione di colture più resilienti.
Dalla progettazione alla sperimentazione
Le regole del bando prevedono che ogni team predisponga cinque esperienze sperimentali, sviluppate in stretta collaborazione con almeno un ente scientifico esterno: università, centri di ricerca, ospedali o industrie del settore biotecnologico. Questa alleanza garantisce l’accesso a conoscenze e strumentazioni di alto livello, ma soprattutto offre agli studenti l’opportunità di confrontarsi con ricercatori che vivono quotidianamente la pratica della scienza. L’aula diventa così il prolungamento di un laboratorio professionale, un luogo in cui l’ipotesi si traduce in dati, e i dati, a loro volta, aprono nuove domande.
Ogni protocollo dovrà essere accuratamente documentato, dalla definizione dei materiali al calcolo degli eventuali margini di errore, in modo da consentire alla commissione di valutare la solidità del metodo. Lungo il percorso, i ragazzi saranno chiamati a familiarizzare con la redazione di relazioni tecniche, la rappresentazione grafica dei risultati e la discussione critica delle conclusioni. È proprio questa attenzione al dettaglio che permette alla gara di funzionare come palestra di preparazione agli studi universitari, mettendo in luce la concretezza della ricerca biotecnologica.
Scadenze e tappe del concorso
Il calendario della decima edizione è stato strutturato per accompagnare le scuole in un viaggio didattico di quasi nove mesi. Le candidature devono essere inviate entro il 27 novembre 2025; una volta valutati gli elaborati preliminari, la giuria selezionerà cinquanta proposte, dando ai rispettivi team il tempo di approfondire e perfezionare i propri progetti fino al 26 marzo 2026. In questo arco temporale, ciascun gruppo potrà testare le procedure, raccogliere risultati preliminari e predisporre il dossier finale da presentare alla commissione.
Il 7 maggio 2026 verranno resi noti gli otto finalisti che, poche settimane più tardi, si sfideranno in presenza davanti a una giuria composta da scienziati, divulgatori e rappresentanti delle istituzioni. In quell’occasione, ogni squadra avrà a disposizione un tempo limitato per illustrare le proprie ricerche, rispondere alle domande e dimostrare la replicabilità dei risultati ottenuti. Un momento che unisce l’emozione di un evento pubblico alla severità di una peer review, rendendo tangibile l’impegno profuso nelle aule scolastiche di ogni giorno.
Premi e risorse per i laboratori
Il montepremi complessivo rimane fissato a 200.000 euro, una cifra che verrà suddivisa per accentuare l’impatto didattico dei progetti più convincenti. Alla scuola vincitrice andranno fino a 75.000 euro per l’aggiornamento strutturale e la fornitura di materiali di consumo per un quinquennio; la seconda classificata riceverà 45.000 euro, mentre la terza potrà contare su 30.000 euro. Le restanti cinque finaliste, pur non salendo sul gradino più alto del podio, saranno premiate con una dotazione da 10.000 euro ciascuna come ulteriore sostegno.
Questi fondi non sono meri riconoscimenti economici: rappresentano un investimento nella crescita scientifica delle comunità scolastiche. L’esperienza degli anni passati dimostra che la ristrutturazione di un laboratorio genera un effetto moltiplicatore, capace di attrarre nuovi progetti, partnership e opportunità formative. Ogni euro allocato si traduce in ore di esperimenti aggiuntive, in percorsi di aggiornamento per i docenti, in studenti che scoprono di possedere talento per la ricerca e decidono di coltivarlo all’università, o in scambi con istituti stranieri di eccellenza.
La voce della Fondazione e il suo percorso
“Siamo orgogliosi di celebrare la decima edizione di Mad for Science”, ha affermato Francesca Pasinelli, Presidente della Fondazione Diasorin ETS. La dirigente sottolinea come il concorso abbia creato un ponte virtuoso fra istruzione e ricerca, offrendo agli adolescenti la possibilità di conoscere il valore della scienza qualunque sia il loro futuro professionale. Secondo Pasinelli, la sfida di oggi è alimentare la curiosità dei giovani affinché considerino l’innovazione scientifica non un campo riservato a pochi, ma un patrimonio condiviso da tutti.
La Fondazione, costituita nel luglio 2020, opera senza scopo di lucro per promuovere educazione, istruzione e formazione nel campo scientifico. Oltre al concorso aperto agli studenti, sostiene Mad for Science for Teachers, che offre percorsi di aggiornamento teorico e pratico agli insegnanti delle scuole premiate, e A tu per tu con la Ricerca, programma di orientamento alle carriere scientifiche nato in collaborazione con un’altra realtà del Terzo Settore. Da dicembre 2024 l’ente risulta accreditato come organismo di formazione presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Le scuole vincitrici del passato
Un posto speciale spetta agli istituti che, anno dopo anno, hanno inciso il proprio nome nell’albo d’oro della competizione: dal Liceo Scientifico N. Cortese di Maddaloni, trionfatore dell’edizione 2025, al Liceo Terragni di Olgiate Comasco (2024), passando per il Liceo G. Galilei di Catania (2023) e il Liceo E. Segrè di Mugnano di Napoli (2022). Senza dimenticare gli altri successi che hanno interessato le scuole di Torino, Pisa, Reggio Emilia, Asti e Nizza Monferrato nelle stagioni precedenti del concorso nazionale.
Questo lungo elenco testimonia l’eterogeneità dei contesti che il concorso riesce a coinvolgere: metropoli industriali, centri universitari ma anche piccoli comuni, dove la vittoria diventa orgoglio collettivo. Alcuni ex partecipanti, oggi iscritti a facoltà scientifiche, raccontano che il loro primo amore per la ricerca è nato proprio durante la preparazione alle finali di Mad for Science. Una tradizione che si rinnova, generazione dopo generazione, consolidando il senso di appartenenza a una comunità di studenti curiosi e aperti al mondo intero.
Uno sguardo al futuro
Con l’apertura delle candidature, la decima edizione invita i docenti a trasformarsi in mentori e gli studenti a scoprire la bellezza del metodo scientifico vissuto in prima persona. In una fase storica in cui la credibilità della scienza è determinante per affrontare le sfide globali, iniziative come Mad for Science assumono il ruolo di catalizzatori di conoscenza, offrendo spazi e strumenti per sperimentare, fallire, correggere e, infine, innovare. Ogni prototipo, ogni slide, ogni grafico è un tassello di un dialogo più ampio con la società.
Nei prossimi mesi ci si aspetta un crescendo di idee originali, video di presentazione, schede tecniche e sessioni di prova nei laboratori fino a sera inoltrata. L’auspicio della Fondazione Diasorin ETS è che, indipendentemente dal podio, ogni gruppo accolga la sfida come un’occasione per sviluppare senso critico, consapevolezza ambientale e attitudine al lavoro di squadra. Alla fine del percorso, la vera ricompensa sarà aver maturato la convinzione che la scienza è un linguaggio universale, capace di unire generazioni, regioni e culture differenti.
