Una serata d’inizio autunno accenderà il Teatro Petrella di Longiano: Circoli Virtuosi porterà sul palco parole, musica e ricordi per far rinascere l’universo di Tito Balestra. Uno spettacolo che alterna ironia e malinconia, trasformando la sua storia in un’esperienza emotiva condivisa.
Il viaggio scenico che risveglia l’eredità di Tito Balestra
La data è fissata: sabato 20 settembre, alle ore 21, il pubblico del Teatro Petrella sarà accolto in un abbraccio di melodie e narrazione. L’anteprima nazionale di Circoli Virtuosi non è pensata come un tradizionale reading, bensì come un racconto in movimento che intreccia musica dal vivo, racconto teatrale e suggestioni visive. Al centro, la figura di Tito Balestra, poeta romagnolo capace di condensare interi orizzonti in epigrammi fulminei, torna a vivere attraverso le voci, i suoni e le emozioni di chi, oggi, ne custodisce la memoria. Ogni dettaglio dello spettacolo è costruito per coinvolgere lo spettatore in modo diretto, quasi confidenziale, come se Balestra confidasse i propri pensieri in platea.
La regia affida il timone narrativo all’eclettico Renato Geremicca, abile nel dare corpo e calore alle parole del poeta. Accanto a lui, il flauto di Massimo Ghetti disegna linee melodiche sospese, mentre il pianoforte e i live electronics di Annalisa Mannarini aggiungono nuance contemporanee che dialogano con brani dell’epoca. L’effetto è quello di un ponte tra generazioni: la Romagna degli anni Venti e Trenta incrocia, in tempo reale, i battiti di chi ascolta oggi. Il risultato è un mosaico di suoni, luci e ricordi che restituisce al pubblico non soltanto i versi di Balestra, ma il battito delle sue emozioni, la leggerezza dei suoi sorrisi e la densità delle sue malinconie.
Dal prologo alla “Voce che resta”: sei quadri di parola, suono e memoria
Strutturato in sei quadri, lo spettacolo segue un percorso circolare che inizia con un Prologo vibrante e si conclude con la sezione intitolata “Voce che resta”. In mezzo, flash narrativi e musicali compongono un’unica tela in cui la vita del poeta viene colta per frammenti: l’infanzia a Longiano, le prime curiosità letterarie, i caffè romani del dopoguerra dove si respirava fermento creativo, gli incontri con artisti e amici, le pause di fragilità e i ritorni a casa. Non c’è una linea temporale rigida, bensì un continuo gioco di rimandi che spalanca al pubblico il vissuto del protagonista in modo sensoriale. Ogni segmento possiede un colore sonoro specifico, in sintonia con l’umore narrativo, e invita chi guarda a compiere un viaggio interiore oltre che geografico.
In questa cornice, gli epigrammi di Tito Balestra diventano punti di luce: frasi brevi, talvolta ironiche, capaci di aprire fenditure emotive profonde. I musicisti le sostengono senza sovrastarle, alternando arrangiamenti originali a brani d’epoca che fanno da contrappunto al testo. Gli spettatori si ritrovano così immersi in una dimensione dove il passato dialoga con il presente, dimostrando che la poesia, quando è autentica, ha sempre un passo in più rispetto al tempo cronologico. L’impatto è quello di un’esperienza quasi cinematografica, in cui la parola diventa immagine e la musica si fa respiro collettivo.
Romagna, Roma e i “circoli” di un’anima inquieta
Il titolo Circoli Virtuosi allude ai ritrovi reali che il poeta frequentava – trattorie fumose, gallerie d’arte brulicanti di idee – ma anche ai movimenti interiori che ne hanno segnato l’esistenza. Ogni deviazione, ogni ritorno, ogni intuizione formava un anello del suo personale percorso, un circuito di sensazioni in cui la leggerezza conviveva con la malinconia. Lo spettacolo rende palpabile questo universo alternando la Romagna rurale degli anni giovanili alla Roma vivace del dopoguerra, passando per i momenti di intimità in cui il poeta interrogava se stesso. È un racconto non lineare che, proprio per questo, parla alla parte più autentica di ognuno di noi.
Sotto la guida di Renato Geremicca, le scene cambiano come pagine che scorrono lente, eppure ogni ambientazione rimane nitida nella mente dello spettatore: le strade di Longiano dell’infanzia, le trattorie piene di fumo dove si discuteva d’arte, le gallerie romane ricolme di curiosità e amicizia. La musica amplifica la forza evocativa di questi luoghi, ricreando il brusio del dopoguerra e il silenzio dei momenti di riflessione più intimi. Ne scaturisce un intreccio di storie personali e collettive, una geografia emotiva che testimonia quanto la cultura possa essere, al tempo stesso, rifugio e slancio verso il futuro.
La Fondazione e il pubblico: un dialogo che continua
Il finale di Circoli Virtuosi è dedicato alla Fondazione Tito Balestra, custode instancabile del patrimonio poetico e umano dell’autore. In scena, la gratitudine verso l’istituzione diventa racconto di responsabilità: preservare la memoria non significa imbalsamarla, ma renderla viva, accessibile, capace di parlare al presente. In un’epoca che corre veloce e talvolta dimentica, lo spettacolo ricorda che la profondità può convivere con il sorriso, e che le parole giuste continuano a compiere il loro cammino anche quando la voce che le ha pronunciate si è fatta eco.
A sostegno di questo messaggio arrivano le parole del direttore del Polo Culturale, che sottolinea quanto l’evento rappresenti un tributo sentito all’uomo prima ancora che al poeta, e ringrazia il cast per la sensibilità con cui ha tradotto in musica e narrazione l’essenza dell’autore romagnolo. L’ingresso alla serata sarà a offerta libera, una scelta pensata per avvicinare il maggior numero possibile di spettatori a questa esperienza multisensoriale. Per ulteriori informazioni è possibile contattare lo 0547 665850. Chi siederà in platea troverà più di un semplice spettacolo: incontrerà una voce che, pur sospesa fra ironia e malinconia, non smette mai di farsi ascoltare.
