In pochi passi, il visitatore si ritrova immerso in un racconto che intreccia parole, immagini e memoria collettiva, un percorso capace di restituire alla scrittura il potere di plasmare pensiero e identità attraverso i secoli.
Dal Rinascimento all’oggi: un viaggio nella parola dipinta
La nuova esposizione allestita negli spazi de La Galleria Bper a Modena propone un itinerario che abbraccia oltre cinque secoli di storia dell’arte, indagando il legame fra testo e rappresentazione visiva. Il tempo della scrittura. Immagini della conoscenza dal Rinascimento a oggi nasce da un’idea di Francesca Cappelletti e dalla curatela di Stefania De Vincentis, con il patrocinio del Comune. La mostra apre il 19 settembre 2025, in coincidenza con festivalfilosofia, e rimarrà visitabile fino all’8 febbraio 2026, offrendo ai visitatori una riflessione ampia sul concetto di paideia, ovvero l’educazione dell’uomo nella sua dimensione più completa.
La scelta delle opere evidenzia come la scrittura, dal cartiglio medievale fino alla sperimentazione contemporanea, sia stata strumento essenziale per trasmettere conoscenza e valori. Libri, pergamene, iscrizioni e allegorie scolpiscono la memoria dei secoli, divenendo oggetti dalla sorprendente forza evocativa anche quando il loro linguaggio originario risulta di difficile interpretazione. La continuità di senso tra le epoche emerge nel dialogo visivo instaurato tra codici antichi e codificazioni attuali, mostrando come la parola possa travalicare i limiti temporali e restare viva nel presente.
Un dialogo secolare tra immagini e conoscenza
Il percorso espositivo mette a confronto la corporate collection di Bper con prestiti di assoluto prestigio provenienti da istituzioni nazionali: busti classici concessi dalla Galleria Borghese, capolavori del Seicento delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma e preziosi volumi della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia. L’obiettivo è ampliare i piani di lettura, suggerendo connessioni inedite fra contesti, autori e tempi differenti, tutti accomunati dalla medesima tensione verso la diffusione del sapere.
La mostra si inserisce nell’ambito della venticinquesima edizione di festivalfilosofia, di cui Bper è main sponsor. L’intero progetto, supportato da un allestimento firmato dall’exhibit designer Andrea Isola, si sviluppa in sezioni tematiche che accostano la rappresentazione della scrittura ai processi educativi, fino al ruolo del ritratto come modello morale. Il visitatore viene così guidato attraverso un mosaico di simboli, figure e riferimenti letterari, invitato a cogliere quanto il potere della parola abbia inciso sulle forme stesse dell’arte.
Capolavori in conversazione
A inaugurare il percorso sono due opere di Sabrina Mezzaqui, Lettere (2010) e Segni (2009). Qui la scrittura, anziché descrivere, diventa essa stessa materia visiva: fogli fitto di caratteri e tratti minuziosi costituiscono l’opera, fondendo il concetto di testo con quello di immagine. Poco oltre, Il pianto di Giacobbe di Giacomo Cavedoni sfrutta un carteggio per dare corpo alla disperazione del Patriarca, mentre la Clio di Jean Boulanger celebra la musa incaricata di tramandare le gesta degli eroi. Queste tele, appartenenti al nucleo storico modenese della collezione Bper, testimoniano il valore didattico attribuito all’arte nel Seicento.
In un serrato confronto con i dipinti, emergono la raffinatissima Minerva – busto romano proveniente dalla Galleria Borghese – e il San Girolamo di Guercino custodito a Palazzo Barberini. La dea, simbolo di Sapienza e tessitura del racconto umano, e il santo, traduttore della Bibbia, incarnano due archetipi della conoscenza: la riflessione teorica e la diffusione pratica del testo sacro. A completare la sezione troviamo la Madonna con il Bambino di Alessandro Mazzola, dove Maria offre un libro al figlio: un gesto che sottolinea l’importanza della parola scritta come guida spirituale e prefigurazione del destino.
Ruffo e la libertà in punta di carta
Il capitolo contemporaneo è dominato dalla ricerca di Pietro Ruffo. Nella serie I Sei Traditori della Libertà (2009-2010) l’artista propone sei “anti-ritratti” di pensatori – Helvetius, Rousseau, Saint-Simon, De Maistre, Fichte e Hegel – individuati dal politologo Isaiah Berlin come presunti ispiratori di ideologie illiberali. I volti sono realizzati intagliando la carta in minuscole libellule fissate da piccoli chiodi: un simbolo di libertà paralizzata, che invita a interrogarsi sulla fragilità delle idee e sulla loro possibile strumentalizzazione. L’opera mette in discussione il concetto stesso di modello educativo, sottolineando le zone d’ombra del pensiero occidentale.
Accanto alla serie, il Constellation Globe (2024) completa la visione di Ruffo. Il globo assume forma di mappa stellare nella quale scrittura e disegno astronomico si sovrappongono, rievocando la volontà umana di superare le frontiere del conosciuto. Le convenzioni cartografiche diventano metafora di una conoscenza in continua espansione, tramandata attraverso codici che mutano ma non smettono di orientare. Lo sguardo si solleva così dall’immanente per spingersi fino all’orizzonte celeste, celebrando la tensione verso l’infinito tipica di ogni processo educativo.
Un’esperienza museale pensata per tutti
Il rinnovamento degli ambienti espositivi di Modena passa anche attraverso la nuova veste grafica sviluppata dallo studio Migliore+Servetto. Dall’ingresso alla segnaletica interna, ogni dettaglio è stato progettato per rendere il visitatore protagonista di un racconto fluido e facilmente decifrabile. L’identità visiva della Galleria viene così rinforzata, mentre il percorso assume la forma di un viaggio inclusivo, dove luci, materiali e colori dialogano con le opere senza sovrastarle.
Particolare attenzione è rivolta all’accessibilità. Grazie alla collaborazione con l’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza, tre opere – Lettere di Mezzaqui, Madonna col Bambino di Luigi Amidani e Rousseau di Ruffo – sono state riprodotte in rilievo con la tecnica P.I.A.F., consentendo alle persone con disabilità visiva di percepirne i dettagli tramite il tatto. In parallelo, gli studenti di Radio Fsc-Unimore hanno realizzato audioguide fruibili via QR code, mentre un programma di visite guidate e laboratori – curato con Civita Mostre – accompagna scuole e famiglie in appuntamenti calibrati per età e interessi diversi.
Pagine da sfogliare, parole da ascoltare
Il catalogo edito da Sagep raccoglie saggi di Francesca Cappelletti, Stefania De Vincentis, Stefania Portinari e Paolo Berti. Il volume è disponibile in mostra con un contributo minimo di 8 euro: l’intero ricavato sarà devoluto alla Fondazione Vita Indipendente Onlus di Modena, impegnata dal 2008 a promuovere l’autonomia delle persone con disabilità. Un gesto che trasforma la conoscenza in solidarietà concreta, prolungando l’impatto culturale dell’esposizione oltre le sale del museo.
Ad arricchire il calendario, torna il ciclo ARTalk, pensato per mettere in relazione discipline diverse: il primo incontro, il 22 ottobre alle 18.30, vedrà Maddalena Santeroni dialogare con Flavia Trupia sul potere retorico della parola, sotto il provocatorio titolo “COPRITI! conoscere le strategie della retorica per non andare nudi al Polo Nord”. Nel corso dei mesi, studiosi e professionisti di vari ambiti illumineranno le opere esposte da angolazioni originali, rafforzando la convinzione che la scrittura rimanga uno strumento decisivo per comprendere e trasformare il mondo.
