Nel cuore dell’Aula Magna dell’Università di Milano-Bicocca, il rettore eletto Marco Orlandi ha delineato una rotta precisa: custodire e ampliare l’eredità di Giovanna Iannantuoni, trasformando i progetti avviati in nuove opportunità di inclusione e apertura internazionale, senza mai recidere il legame con Milano e la Lombardia.
Continuità e visione locale
Il primo impegno, ha chiarito con fermezza Orlandi, consiste nel rafforzare quella profonda sintonia tra l’ateneo e il suo territorio che negli ultimi anni ha rappresentato un motore silenzioso, ma decisivo, di crescita. Restare radicati a Milano e alla Lombardia non è mero campanilismo; significa, piuttosto, ascoltare i bisogni delle comunità urbane, instaurare collaborazioni con istituzioni locali, alimentare un circolo virtuoso in cui la ricerca, la didattica e l’innovazione restituiscono valore sociale ed economico. La prospettiva, dunque, non è un orizzonte chiuso, bensì un ponte che unisce il quartiere Bicocca alle sfide globali, garantendo che ogni passo avanti coinvolga studenti, docenti e cittadinanza.
Durante il suo intervento nell’incontro intitolato «Connessioni», dedicato ai sei anni di mandato di Iannantuoni, il futuro rettore ha più volte ribadito che la reputazione internazionale dell’università sarà credibile solo se innestata su questo terreno fertile. Per lui, ogni laboratorio, ogni progetto di ricerca, ogni accordo con partner stranieri dovrà produrre ricadute tangibili negli spazi urbani che circondano il campus. È in questi incroci quotidiani, fra tram, residenze studentesche e aule di quartiere, che si misura la vera forza inclusiva di un ateneo pubblico. L’obiettivo è quindi moltiplicare le occasioni di dialogo, mantenendo aperta la porta agli studenti di prima generazione e alle famiglie del territorio.
Dalla Bicocca al Mondo: il futuro parte dal Parco Trotter
La declinazione più concreta di questa visione si trova a poco più di quattro chilometri dal campus, nel quartiere che ospita il Parco Trotter. Orlandi individua in quell’area la prima tappa di un percorso di apertura internazionale che, paradossalmente, prende le mosse da un luogo profondamente cittadino. Occuparsi delle seconde generazioni, offrendo spazi di studio, iniziative culturali e sostegno linguistico, rappresenta per il rettore eletto la prova tangibile che l’università può diventare un catalizzatore di integrazione. Partendo da lì, la comunità accademica potrà tessere reti con altri istituti e città, dimostrando che l’inclusione è una condizione necessaria per qualsiasi reale internazionalizzazione.
Non si tratta, quindi, di inaugurare solo un nuovo presidio didattico, bensì di avviare un laboratorio sociale in cui la ricerca pedagogica si intreccia con le biografie di ragazze e ragazzi che spesso vivono sul confine tra culture. L’intento dichiarato è innescare un circolo virtuoso: l’università ascolta i bisogni del quartiere, elabora risposte basate sull’evidenza scientifica e, al tempo stesso, apre ai propri studenti esperienze formative dentro contesti reali. Così la Bicocca estende letteralmente le proprie mura, trasformando il Parco Trotter in una finestra sul mondo, capace di attrarre collaborazioni e finanziamenti esteri proprio perché radicata in un terreno a misura di comunità.
Un’eredità di eccellenza e inclusione
Alla base di questa programmazione c’è la consapevolezza di raccogliere una testimonianza robusta. Nei sei anni di guida di Giovanna Iannantuoni, l’ateneo è cresciuto in reputazione, strutture, programmi e, soprattutto, in capacità di accogliere studenti da percorsi diversi. Premi, riconoscimenti e network scientifici hanno certificato lo status di eccellenza, ma ciò che Orlandi sottolinea è il valore umano di quel risultato. L’università pubblica ha mostrato di saper coniugare rigore accademico e attenzione alle fragilità sociali, costruendo un modello che oggi diventa il punto di partenza, non di arrivo, per il nuovo rettorato.
L’obiettivo, ha dichiarato il rettore eletto al termine del suo intervento, è proseguire lungo la stessa traiettoria senza disperdere l’energia accumulata. Si traduce in programmi di ricerca interdisciplinari, in borse di studio per studenti meritevoli con limitate risorse, in nuovi servizi per la disabilità e in alleanze accademiche che possano rafforzare la presenza di Bicocca sui tavoli internazionali. Tutto ciò rimanendo fedele alla natura pubblica dell’istituzione, che per Orlandi significa dare priorità all’accesso democratico al sapere. Come testimonianza finale, egli ha ricordato che «l’eccellenza non vale nulla se non è condivisa», un motto che racchiude la continuità tra il passato recente e i prossimi anni.
