Dal salone dei Corazzieri al Quirinale è arrivata una lezione di convivenza. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha accolto le rappresentative azzurre Under 20 e femminile di basket, celebrando le loro medaglie europee e insieme stigmatizzando i vili insulti razzisti esplosi sui social prima del torneo.
Reazione istituzionale
In un passaggio denso di indignazione, Sergio Mattarella ha definito «misere manifestazioni di inciviltà» gli attacchi che, alla vigilia degli Europei, avevano bersagliato la foto di squadra diffusa in rete. Con toni misurati ma intransigenti, il Capo dello Stato ha rimarcato che simili offese non scalfiscono lo spirito degli atleti; al contrario, alimentano la determinazione a consolidare una comunità costruita su rispetto reciproco e inclusione. Quando la maleducazione sfiora l’odio, ha suggerito il Presidente, l’unica risposta degna è trasformare il parquet in un luogo di responsabilità collettiva.
La scelta di ricorrere a un linguaggio severo, ma non sopra le righe, è stata spiegata dallo stesso Presidente che, rivolgendosi al giovane Francesco Ferrari, ha riconosciuto l’eleganza con la quale il capitano della selezione maschile Under 20 aveva richiamato il tema. Mattarella ha confessato di averlo persino incoraggiato a usare termini più duri, rivelando quanto gli insulti avessero colpito la sua sensibilità istituzionale. Dietro quell’invito c’è l’idea che lo sport, per quanto competitivo, non possa tollerare barriere odiose che ne tradiscano la vocazione più autentica.
La cornice del Quirinale e l’orgoglio azzurro
La cerimonia si è svolta nel più ampio salone d’onore del Quirinale, dove le maglie azzurre riecheggiavano i successi raccolti pochi giorni prima. Le cestiste della Nazionale femminile stringevano al petto il loro Bronzo europeo, mentre i ragazzi dell’Under 20 portavano in alto la medaglia d’Oro conquistata sul parquet continentale. Il protocollo, pur impeccabile, ha lasciato spazio a sorrisi complici e pacche sulle spalle: segni eloquenti di quanto quel podio, doppio e inedito, rappresenti un patrimonio collettivo. Ogni applauso risuonava come promessa di futuro.
Accanto alle due selezioni sedevano i vertici di movimento e istituzioni: Luciano Buonfiglio in rappresentanza del Comitato Olimpico, Giovanni Petrucci per la Federazione, e il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. La presenza congiunta ha restituito l’immagine di una filiera compatta, intenzionata a proteggere gli atleti non solo dentro l’area pitturata. La cornice repubblicana ha ricordato che il linguaggio del canestro può superare curve demografiche, provenienze e dialetti, incidendo su quel tessuto civile che gli insulti avevano tentato di sfilacciare.
I protagonisti e il loro messaggio
Quando il microfono è passato nelle mani dei capitani, il palazzo presidenziale ha ascoltato parole che andavano oltre il risultato tecnico. Laura Spreafico, voce della formazione femminile, ha ricordato le ore spese in palestra per trasformare un gruppo in una squadra e una squadra in un esempio. Dall’altra parte Francesco Ferrari ha sottolineato come, dopo gli insulti, il collettivo abbia avvertito una spinta ulteriore: «Siamo diversi e proprio per questo più forti». L’autenticità di questi passaggi ha reso tangibile l’impatto educativo dello sport.
Nel messaggio conclusivo, Mattarella ha invitato l’intero movimento cestistico a proseguire su un percorso basato su collaborazione, conoscenza reciproca e valorizzazione delle differenze. Un invito accolto con un lungo applauso che ha idealmente chiuso la cerimonia. L’eco di quelle parole, più della fanfara d’apertura, è destinata a rimanere nella memoria dei presenti: non basta vincere un campionato, occorre vincere contro ogni microbo di odio che affiori nelle pieghe della rete e degli spalti. Un messaggio chiaro, che sarà cartina di tornasole per le future sfide, dentro e fuori dal parquet, e che ogni tesserato dovrà tradurre in gesti concreti.
