La collina ha parlato con la voce del vino e il risultato è stato un pienone senza precedenti: Ziano ha accolto la seconda tappa del Valtidone Wine Fest 2025 in un tripudio di calici alzati, sapori e sorrisi.
Profumo di collina e bicchieri colmi
Fin dalle prime ore del mattino, le strade e i cortili interni del centro storico sono stati letteralmente invasi da enoturisti provenienti non soltanto dalla provincia ma da buona parte del Nord Italia. Più di venti eleganti postazioni allestite dalle cantine associate a Sette Colli hanno trasformato gli antichi portici, i giardini e i corti di pietra in altrettanti salotti del gusto, dove il profumo dell’uva appena pigiata si mescolava alle note di frutta matura e fiori bianchi sprigionate dal Malvasia di Candia Aromatica. Il borgo ha respirato un’atmosfera sospesa tra rito contadino e appuntamento glamour, capace di sedurre anche i visitatori più esigenti.
Se la regina indiscussa della giornata è stata la Malvasia, declinata nelle versioni secca, dolce, ferma, frizzante e persino spumantizzata, ogni calice ha raccontato un pezzo di collina. Ai tavoli, i vignaioli hanno spiegato la cura del vigneto, la scelta dei lieviti, l’importanza di un suolo che alterna argille e limo. Intorno, taglieri di salumi piacentini – con la pancetta in prima linea – hanno dato il ritmo agli assaggi, mentre i sommelier modulavano l’intensità dei racconti in base alla curiosità di un pubblico attento. Ogni brindisi è sembrato un piccolo ringraziamento alla terra, sospeso tra l’istinto di festa e la consapevolezza di una lunga storia agricola.
Tradizione popolare e nuova energia
La cornice enologica non ha rubato la scena alle radici popolari di Ziano. In parallelo con il festival, il paese ha celebrato la settantatreesima edizione della Festa dell’Uva, la più antica della provincia, recuperando fotografie in bianco e nero, testimonianze e aneddoti custoditi dalla Pro Loco. L’inaugurazione di una mostra storica ha permesso a residenti e turisti di percorrere oltre sette decenni di vendemmie attraverso scatti candidi, carretti carichi di botti e balli in piazza. Rivivere quelle immagini ha avuto il sapore dell’intimità familiare, come quando si riapre un vecchio album in soffitta e ogni pagina restituisce volti, gesti, attrezzi trasformati in simboli.
Nel pomeriggio, l’aria di ottobre si è scaldata con il Palio, gara goliardica che ha visto schierate sei squadre di ragazze e ragazzi dalle diverse frazioni. Tra corse con i sacchi, tinozze da spingere e grappoli da custodire come un tesoro, la competizione ha scatenato risate e tifo da stadio. A seguire è partita la sfilata dei carri allegorici: trattori d’epoca lucidi come gioielli hanno trainato scene di vita rurale, mentre la Banda Don Orione scandiva gli intervalli con marce allegre. Il confine fra spettatori e protagonisti si è fatto labile; ad ogni curva l’applauso si trasformava in invito a salire sul carro, in un abbraccio collettivo.
Voci istituzionali e orgoglio condiviso
La cerimonia di apertura ha visto il Sindaco Manuel Ghilardelli fare gli onori di casa davanti a un parterre di amministratori provenienti da tutta la Val Tidone e da territori limitrofi. Accanto ai primi cittadini di Borgonovo, Alta Val Tidone e Pianello, si sono uniti anche rappresentanti lombardi, fra cui l’Assessore regionale Guido Guidesi, e delegazioni dell’Oltrepò e di Borgo Val di Taro. Il sindaco ha parlato di «giornata di orgoglio collettivo», sottolineando come sinergia istituzionale e identità rurale possano generare un volano turistico capace di superare i confini provinciali.
Sul palco allestito tra gli stand, il consigliere provinciale al turismo Jonathan Papamarenghi ha rimarcato la capacità del festival di fare rete, lodando l’impegno di cantine, associazioni e sponsor che, anno dopo anno, sostengono la manifestazione. Ha parlato di una rassegna che «ha varcato i nostri confini» e che oggi si presenta come una vera piattaforma di promozione per l’economia agroalimentare locale. Le sue parole hanno trovato eco negli applausi di produttori e volontari, testimoni di un evento che, pur crescendo di dimensione, conserva un’anima genuina e comunitaria.
La giornata nel segno delle eccellenze vitivinicole
Quando il sole ha cominciato a calare alle spalle dei filari, l’Associazione Sette Colli ha rilanciato la proposta gastronomica con un inedito momento mixology: cocktail elaborati a partire dall’Ortrugo e, naturalmente, dalla Malvasia hanno stupito i palati in cerca di novità. I bartender hanno dimostrato come un vino tradizionale possa diventare base elegante per preparazioni contemporanee, combinato con erbe officinali e agrumi locali. Un ponte ideale tra memoria e innovazione, pensato per catturare l’interesse di un pubblico giovane senza snaturare l’essenza del territorio.
L’entusiasmo con cui i visitatori hanno accolto questa proposta ha confermato la riuscita di una giornata considerata dagli stessi produttori come una delle migliori edizioni mai organizzate a Ziano. Le cantine hanno venduto piccole produzioni, stretto contatti commerciali e, soprattutto, rafforzato quel legame emotivo con chi sceglie di degustare i loro vini là dove nascono. Più volte, i vigneron hanno ricordato il lavoro silenzioso sotto il sole d’estate, le potature d’inverno e la cura maniacale dell’uva in cantina. Dietro ogni sorso c’è una storia di impegno quotidiano che il pubblico ha percepito con gratitudine.
Verso la prossima tappa
A fine serata, tra gli ultimi brindisi e le note di una fisarmonica, gli organizzatori hanno già puntato lo sguardo all’appuntamento successivo, in calendario per domenica 21 settembre a Nibbiano, nel comune di Alta Val Tidone. Il format resterà fedele alla sua missione: raccontare il vino piacentino, promuoverne le sfumature e creare, attorno ad esso, un’occasione di incontro trasversale. La promessa è quella di replicare l’atmosfera conviviale vissuta a Ziano, con nuove declinazioni di gusto e ulteriori sorprese per chi vorrà seguire l’intero circuito.
Il sostegno degli storici sponsor, tra cui realtà bancarie e cooperative di zona, continua a garantire solidità economica al progetto, mentre il contributo previsto dalla normativa regionale in materia di promozione turistica fornisce ulteriore slancio. Volontari, associazioni di categoria e amministrazioni locali stanno già lavorando alacremente perché ogni dettaglio sia curato. La strada che porta dalla vigna al calice è fatta di tanti piccoli gesti condivisi, e il Valtidone Wine Fest sembra aver trovato la formula giusta per trasmettere questa verità a un pubblico sempre più vasto.
