La scena musicale di settembre accende i riflettori su Massimiliano Biondi, che irrompe con Maria & Girls on Film, un album pop/rock new wave pronto a riscrivere le coordinate del cantautorato italiano. Un lavoro che unisce istinto melodico, visione internazionale e audacia estetica, spalancando scorci inediti sul futuro del suono urbano.
Una dichiarazione di intenti sonora
Fin dalle prime note, l’album in uscita a settembre 2025 rivela la volontà di Biondi di travalicare i confini del pop tradizionale e di abbracciare la vibrazione elettrica della new wave. Le trame melodiche, figlie della scuola cantautorale italiana, si intrecciano con atmosfere internazionali che richiamano club metropolitani, neon tremolanti e notti percorse da synth iridescenti. L’autore gioca con il contrasto fra tenerezza e tensione urbana, cucendo insieme chitarre riverberate, bassi gommosi e tastiere sospese in uno spazio sonoro che si muove con passo felpato ma deciso, come una passeggiata notturna lungo un boulevard illuminato di pioggia.
Il titolo Maria & Girls on Film – The Pop/Rock New Wave Album funziona come manifesto programmatico e come bussola emotiva. Non è una semplice etichetta commerciale; racconta, anzi, la doppia anima del progetto, stretto tra la ricerca dell’intimo e l’irrequietezza dei grandi scenari globali. In queste undici parole si avvertono l’eco di sogni adolescenziali consumati davanti al televisore, la consapevolezza dell’oggi digitale e il desiderio, quasi fisico, di riconnettere quelle due dimensioni in un unico flusso narrativo. Chi ascolta è invitato a leggere il disco come una storia in capitoli, dove ogni tassello rivela una nuova sfaccettatura di un’identità sonora cangiante.
Dallo studio di Lucca al mondo digitale
Nelle sale ovattate del FP Recording Studio di Lucca il produttore e polistrumentista Federico “Freddy Delirio” Pedichini ha affiancato Biondi in un lavoro minuzioso di cesello sonoro. Al loro fianco, le corde pulsanti di Christian Pedichini hanno aggiunto un’energia chitarristica che alterna carezze eteree a fendenti rock. Ogni timbro, dai sintetizzatori granulosi che ammiccano agli anni Ottanta alle batterie elettroniche incise con chirurgica precisione, è stato scelto con l’intenzione di mantenere un equilibrio rigoroso: la tecnica non doveva mai soffocare l’emozione, ma piuttosto amplificarla, facendo vibrare le tracce tra malinconia e calore, tra buio vellutato e bagliori di città.
Completato il lavoro in studio, il progetto ha subito indossato abiti globali grazie alla pubblicazione con Label Music Universe aps e alla distribuzione planetaria curata da Believe Digital. In poco tempo le canzoni hanno attraversato oceani invisibili, approdando in 240 Paesi e sulle piattaforme di oltre 130 digital store, mentre le radio più attente di Italia ed estero ne scandivano i primi passaggi. Dietro la regia promozionale si muove il lavoro di Luigi Mosello per Music Universe aps, garante di una strategia che mescola radicamento territoriale e visione internazionale. Così, dall’intimità di una sala di registrazione toscana il disco si è propagato in una costellazione digitale ampia come il globo.
Due brani cardine che raccontano un’epoca
Tra le tracce si staglia Maria, ballata sospesa fra dolcezza ferita e speranza luminosa. L’autore vi dipinge la figura di una donna famosa della televisione italiana, trasformandola in creatura quasi mitologica, simbolo di aspirazioni irraggiungibili e di un amore che resta sempre un passo oltre la linea d’orizzonte. Le chitarre, avvolte da un riverbero sognante, dialogano con tastiere rarefatte che sgorgano come nebbia al mattino, mentre la voce di Biondi si fa via via più intensa, fino a rompere la superficie con un dolore viscerale ma impercettibilmente ironico. Il risultato è un abbraccio dark che non rinuncia a essere accogliente, quasi a ricordare che nella malinconia può ancora germogliare una promessa.
Se Maria parla di un altrove sentimentale, Girls on Film guarda dritto negli occhi il presente iperconnesso. Il titolo, che rimanda alla celebre hit dei Duran Duran, diventa il grimaldello con cui Biondi smonta la retorica della nostalgia, scegliendo invece di interrogare l’identità femminile al tempo della sovraesposizione digitale. Il ritmo è incalzante, le chitarre emergono come flash fotografici, mentre i synth disegnano scenari di luci al neon e ombre metropolitane. La seduzione è contemporaneamente esercitata e messa in discussione, in un equilibrio dove la potenza rock si appoggia a una malinconia elettronica pronta a colpire sul finale.
Cinque tasselli, un unico affresco emotivo
Il percorso continua con Svegliami e New York, che, pur diverse, condividono la volontà di trasformare l’esperienza personale in narrazione universale. La prima nasce da un dolore intimo che si converte in risveglio, assumendo i contorni di una scena cinematografica lenta, quasi sospesa, dove le note si muovono come fotogrammi su pellicola. La seconda sprigiona l’energia di un vortice urbano, ispirato ai viaggi dell’autore nella metropoli americana, in cui riff taglienti e pulsazioni new wave si rincorrono tra grattacieli di suono. Entrambi i brani parlano di ricerca: di sé, della propria posizione nel mondo, di un punto da cui ripartire quando tutto sembra confuso.
A completare il mosaico troviamo Uomo di oggi, Profumano l’aria le spine di sangue e Del tutto perso. Il primo è un ritratto ironico e pungente delle contraddizioni maschili contemporanee, accompagnato da una sezione ritmica che spinge a muovere il corpo pur invitando la mente a riflettere. Il secondo brano si apre con un’introduzione rock e si dilata verso territori poetici e criptici, regalando uno dei ritornelli più intensi dell’album e lasciando intravedere squarci visionari degni di una pellicola d’autore. Il terzo, infine, è la scintilla da cui tutto è partito: un pop nostalgico, ingenuo quanto basta, impregnato di quella patina anni Ottanta che attraversa l’intera opera come una corrente sotterranea.
Un’artigianalità che parla al presente
In un’epoca in cui la velocità rischia di appiattire qualsiasi forma d’espressione, Biondi dimostra che la cura artigianale può ancora dettare legge. La sua penna, lucidissima, affonda nelle radici del cantautorato italiano per risalire verso orizzonti internazionali, cucendo frasi che respirano al ritmo di bassi sintetici e chitarre dai toni iridescenti. Ogni scelta, dalla struttura dei brani alla tavolozza dei suoni, è guidata da una coerenza che rinnega il mero esercizio di stile per puntare a un racconto emotivo capace di attraversare epoche e generazioni. La sostanza, qui, non è mai sacrificata sull’altare della forma.
Maria & Girls on Film si rivela così più di un capitolo discografico: è uno specchio in cui riflettersi, un luogo dove fragilità e slancio convivono senza fughe. Ogni ascolto fa emergere dettagli segreti, come se il disco mutasse pelle a seconda dell’ora del giorno in cui scorre nelle cuffie. Parla di desiderio, di contraddizioni urbane, di speranze coltivate in silenzio, e lo fa con una voce che, pur restando fedele al proprio cuore melodico, si rinnova costantemente. Per questo Massimiliano Biondi appare oggi come una delle voci più autentiche e imprescindibili del panorama italiano, capace di connettere memoria e futuro in un unico, vibrante abbraccio.
