Un annuncio diffuso a Bruxelles cambia il ritmo della sicurezza europea: la Nato attiva la nuova operazione Sentinella Orientale, risposta immediata alla recente intrusione di droni russi nello spazio aereo della Polonia. L’Alleanza promette di difendere ogni centimetro di territorio e di dispiegare forze aggiuntive lungo tutto il fronte orientale.
L’alleanza si muove con rapidità
Al termine di una conferenza stampa tenuta a Bruxelles, il segretario generale Mark Rutte e il comandante supremo alleato per l’Europa, il generale Alexus G. Grynkewich, hanno illustrato i dettagli dell’iniziativa. Rutte ha sottolineato che l’ordine operativo è stato trasmesso «questa sera», mentre Grynkewich ha spiegato di averlo firmato «all’inizio della conferenza», circostanza che rende il dispiegamento ufficialmente iniziato. La piena operatività richiederà ancora alcuni giorni, ha precisato il militare, ma la scelta di avviare subito le attività riflette la volontà di proiettare deterrenza e rassicurare i Paesi membri più esposti lungo il confine orientale.
Secondo i due vertici dell’Alleanza, la decisione di procedere con Eastern Sentry, denominazione inglese della missione, è stata presa poche ore dopo la più consistente violazione dello spazio aereo della Polonia registrata fino a oggi. Il messaggio che si intende inviare a Mosca è inequivocabile: qualsiasi intrusione, volontaria o accidentale, troverà una risposta coordinata e multilivello. La rapidità con cui viene attivato il dispositivo – osservano gli staff militari – risponde anche alla necessità di non lasciare finestre di vulnerabilità fra l’ordine di schieramento e la disponibilità effettiva dei sistemi di difesa antiaerea.
La genesi della Sentinella Orientale e i precedenti nel Baltico
La nuova missione si colloca nella scia di Baltic Sentry, operazione avviata nei primi mesi dell’anno per tutelare le infrastrutture strategiche dislocate nel Mar Baltico. Allora l’allarme riguardava possibili atti di sabotaggio subacqueo e il traffico anomalo di velivoli senza pilota intorno ai cavi sottomarini. Ora, l’allargamento dello scenario di rischio ha imposto un salto di scala: non più un’unica area marittima, bensì l’intero fianco dell’Alleanza che va dal Circolo Polare al Mar Nero. La continuità tra le due operazioni garantisce però procedure già collaudate e catene di comando rodate.
Fu proprio il successo della sorveglianza baltica, ricordano le fonti militari, a convincere i policymaker che un assetto analogo andava replicato altrove, soprattutto dopo l’intensificarsi degli episodi di sconfinamento dei droni russi su Romania, Estonia, Lettonia e Lituania. L’evoluzione del quadro di minaccia, descritta da Rutte come «sempre più spericolata», impone ora maglie più strette di difesa. Eastern Sentry, pertanto, non è soltanto un rafforzamento numerico: la struttura prevede cellule dedicate alla guerra elettronica, team di data-fusion e collegamenti costanti con le centrali di comando nazionali per ridurre i tempi di ingaggio.
Risorse schierate e partecipazione dei Paesi alleati
Nel piano di dispiegamento spiccano i contributi di Danimarca, Francia, Regno Unito e Germania, ai quali si aggiungeranno altri alleati in base alle necessità. L’impianto complessivo comprende batterie antiaeree, radar a lungo raggio, velivoli da ricognizione e squadre specializzate nella neutralizzazione dei sistemi senza pilota. Secondo i documenti circolati tra i rappresentanti militari, Eastern Sentry punta a creare un ombrello di protezione a strati, capace di identificare, tracciare e, se necessario, abbattere qualsiasi velivolo non autorizzato prima che possa raggiungere spazi sensibili.
Un ulteriore tassello è rappresentato dai moduli di contrasto ai droni, tecnologia che sarà distribuita in prossimità di aeroporti civili, oleodotti, linee elettriche e altri elementi cruciali dell’infrastruttura europea. L’obiettivo è impedire che episodi apparentemente minori si trasformino in crisi di vasta portata. Rutte ha chiarito che l’Alleanza rimane «difensiva per natura», ma l’attuale congiuntura costringe a mantenere un livello di prontezza tale da scoraggiare qualunque azione russa che possa mettere in pericolo la sicurezza collettiva o avvicinare tensioni al territorio dei Paesi membri.
Una risposta a una sequenza di violazioni sempre più pericolose
La scintilla che ha spinto la Nato ad accelerare è stata la concentrazione di velivoli senza pilota russi comparsa due giorni fa sopra la Polonia, la più ampia mai registrata dagli osservatori alleati. Sebbene non sia ancora chiaro se si sia trattato di un atto deliberato, il senso di insicurezza diffuso tra le popolazioni locali ha richiesto un segnale immediato. Per Rutte, l’episodio polacco «non è stato un incidente isolato» e si inserisce in una catena di incursioni che compromette la stabilità di tutto il fianco orientale.
Nei mesi precedenti, droni provenienti da Mosca avevano oltrepassato i cieli di Romania, Estonia, Lettonia e Lituania, spesso costringendo le autorità locali a evacuare aree rurali o a interrompere temporaneamente traffici aerei civili. Gli analisti della difesa ritengono che tali azioni, oltre a provocare timori immediati, possano fungere da test per valutare tempi di reazione e punti deboli degli alleati occidentali. Definire questa condotta «inaccettabile» non è, dunque, mera retorica; significa affermare che la soglia di tolleranza si è ridotta notevolmente e che la prossima violazione potrebbe generare una replica ancor più robusta.
Copertura geografica e prospettive operative
Il generale Grynkewich ha spiegato che la proiezione di Eastern Sentry abbraccerà l’intero arco orientale, «dall’estremo nord fino al Mar Nero e al Mediterraneo». Ciò significa coordinare radar costieri in Scandinavia, pattuglie aeree sopra i Balcani e postazioni navali nel Mar Egeo, tutte integrate in tempo reale attraverso reti di comunicazione sicure. L’intenzione è costruire un’unica «bolla» di consapevolezza situazionale, così da ridurre al minimo i margini di errore e garantire che ogni area possa contare su rinforzi rapidi provenienti da più direzioni.
I comandi resteranno comunque flessibili: l’assetto potrà essere rimodulato in base all’evolversi delle minacce o ai contributi che i vari alleati saranno disposti a fornire. Grynkewich si è detto convinto che servirà «un certo tempo» per sincronizzare armamenti, regole d’ingaggio e protocolli di identificazione, ma ha altresì ribadito che ogni tassello aggiunto rafforzerà la postura complessiva. In sostanza, la Nato vuole far capire che non esistono margini per un “calcolo errato” da parte di Mosca e che, qualunque sia il prossimo passo del Cremlino, la risposta è già in atto.
