Quando ti dicono che restano soltanto due anni, ogni minuto cambia colore. Simone Bilardo lo ha capito nel 2023, quando ha scoperto di convivere con due tumori incurabili. Da allora racconta con voce limpida una storia di coraggio, di viaggi e di amore senza riserve.
L’amore che sostiene ogni passo
Nonostante il mondo esterno veda in lui un combattente, Simone preferisce spostare i riflettori su chi gli sta accanto. La moglie, i genitori, il fratello, la sorella e gli amici sono la colonna portante di una quotidianità diventata improvvisamente fragile. Lui stesso confessa di sentirsi sereno di fronte all’eventualità della fine, perché sente di avere vissuto una vita piena, densa di esperienze e di sorrisi. Il vero pensiero che lo tormenta è il vuoto che lascerà nel cuore di chi ama, quando la casa risuonerà di ricordi e di oggetti appartenuti alla loro storia.
Nel racconto della sua vicenda personale, l’uomo sottolinea come l’energia della compagna si traduca in gesti concreti: un sorriso mentre si assume una compressa, una tazza di caffè preparata all’alba prima di un controllo medico, una mano tesa durante gli attacchi di nausea. Ogni piccolo atto si trasforma in una dichiarazione d’affetto. Anche i parenti più stretti si sono riorganizzati, rinunciando a vacanze o cambiando turni di lavoro per essere presenti. Simone osserva tutto ciò con gratitudine e, a volte, con un velo di stupore, perché si sente già appagato mentre il tempo corre.
La scoperta improvvisa della malattia
Il punto di svolta, paradossalmente, arriva dopo un incidente apparentemente banale. Una caduta, un risveglio con violenti mal di testa e una nausea che non dà tregua lo convincono a farsi controllare in ospedale. La tac, eseguita quasi per scrupolo, restituisce un responso che nessuno vorrebbe ascoltare: due neoformazioni cerebrali. I medici chiariscono subito la gravità della situazione: una delle masse è particolarmente aggressiva e, a causa della posizione, non è tecnicamente asportabile. In quel momento ogni certezza si sgretola, e davanti a lui si apre un orizzonte completamente diverso.
Era il 2023 quando arrivò la frase che nessuno vorrebbe sentire: «Le restano circa due anni». Parole che pesano come macigni e che costringono a fare i conti con il tempo in un modo nuovo, quasi matematico. Per un istante la stanza dell’ospedale sembrò minuscola, stipata di pensieri che correvano alla velocità della luce. Che cosa resta da fare? Chi contattare per primo? Simone racconta di essersi aggrappato all’unica ancora disponibile: la decisione di vivere ogni giorno con intensità, senza lasciare spazio a rimpianti.
Scelte di cura e voglia di vivere
Quando si discute del trattamento, i medici prospettano due opzioni: chemioterapia endovena o farmaci orali. Simone opta per le pastiglie, desideroso di una libertà di movimento che la stanza dell’ospedale non concede. Questa scelta diventa il lascia-passare per un progetto inusuale: otto mesi in Sardegna e altrettanti su un camper. Spostandosi tra spiagge, paesi e silenzi stellati, trova un ritmo che assomiglia più alla vita che alla malattia, alternando controlli clinici a giornate di mare e tramonti dai colori intensi.
La terapia, assunta giorno dopo giorno, accompagna questo itinerario quasi come un rito privato. Gli effetti collaterali non mancano, ma vengono affrontati con la stessa determinazione con cui si stappa una bottiglia di vino davanti all’orizzonte. Ogni tappa diventa un tassello del mosaico di ricordi che la coppia costruisce consapevole della scadenza fissata dal medico. «Se il tempo non si può allungare, lo si può riempire», ripete spesso Simone, convinto che la sua eredità più grande sarà l’esempio di una vita vissuta fino in fondo.
