Nelle parole del professor Michele Ruta, ciò che oggi accade in Puglia nel campo digitale assomiglia a una fioritura improvvisa ma solidissima: grandi idee, investitori attenti e un tessuto collaborativo che spinge a restare. Da Bisceglie arriva un invito chiaro: non andate via, qui si costruisce futuro.
Un ecosistema digitale che corre veloce
Se si osserva la mappa dell’innovazione nazionale è impossibile non notare quanto intensamente brilli la Puglia. Le reti tra università, imprese e istituzioni territoriali hanno raggiunto una maturità rara, frutto di anni di dialogo costante e di scelte operative precise. Ruta sottolinea che proprio questa trama ha permesso di trasformare idee in prodotti, prototipi in servizi, speranze in investimenti concreti. Non parliamo di promesse, insiste il docente, bensì di risultati tangibili che ormai appartengono alla vita quotidiana di chi vive e lavora tra il Gargano e il Salento.
Questo fermento è alimentato da un capitale umano che decide di crescere senza allontanarsi. Le aule del Politecnico di Bari si svuotano al termine delle lezioni e si riempiono, quasi senza soluzione di continuità, di imprese in cerca di talento: sviluppatori, data scientist, progettisti di sistemi intelligenti. È un circuito virtuoso nel quale l’università forma, le aziende accolgono e il territorio trattiene, generando una densità di competenze che non teme paragoni con altri poli italiani. Chi si laurea qui, nella maggior parte dei casi, trova lavoro entro pochi mesi e lo trova, soprattutto, restando nella regione che l’ha visto formarsi.
La maratona Digithon, dieci anni di visione e concretezza
Fra i protagonisti di questo scenario c’è Digithon, la maratona nata dieci anni fa a Bisceglie e diventata punto di riferimento per chi desidera misurare la propria idea di impresa con il mercato. Fin dall’esordio, ricorda Ruta, il Politecnico ha creduto nella forza propulsiva delle start-up e ha scelto di sedersi al tavolo con investitori, mentor e istituzioni, convinto che solo la collaborazione stretta potesse trasformare presentazioni in fatturato. Oggi l’evento è maturo, strutturato, capace di selezionare e accompagnare progetti che poi si insediano nelle zone industriali e nei centri storici della regione, creando occupazione di qualità.
L’orgoglio con cui il professore racconta questo percorso non è retorico: deriva dalla consapevolezza di aver costruito, passo dopo passo, un ambiente dove la ricerca accademica dialoga senza filtri con l’impresa. Ogni pitch presentato durante la kermesse ha alle spalle ore di tutoraggio tecnico, contatti con potenziali partner, simulazioni di business model. Il traguardo non coincide con l’applauso finale; l’obiettivo vero è veder nascere contratti, assunzioni, brevetti che restano sul territorio. È così che la manifestazione si è trasformata da semplice vetrina a infrastruttura permanente dell’innovazione regionale.
Talento locale e opportunità globali
I dati forniti dal Politecnico di Bari parlano chiaro: il suo tasso di occupazione è oggi il più elevato fra tutti gli atenei italiani, complice la richiesta crescente di figure legate al software, alla cyber-security, all’intelligenza artificiale. Molti studenti ricevono proposte prima ancora della laurea e, fatto sorprendente, scelgono di firmare contratti con aziende situate a pochi chilometri da casa. La fuga di cervelli, per una volta, non è la fotografia di questa storia; semmai ne è il contrario, paradosso.
Le ragioni di questa inversione di rotta si ritrovano nella parola fiducia: fiducia nell’accademia che forma competenze immediatamente spendibili, fiducia nelle imprese che investono in ricerca e sviluppo, fiducia nelle istituzioni che, dopo anni di sperimentazioni, hanno semplificato bandi e procedure. Tutto questo si traduce in un ambiente che non teme la concorrenza internazionale ma, al contrario, la cerca. Le start-up nate a Bari o Lecce partecipano a call europee, stringono accordi con multinazionali e, non di rado, attraggono team stranieri che scelgono la Puglia come loro base operativa.
L’appello finale del professore: restiamo dove il futuro accade
Nel corso dell’incontro a Digithon, Ruta ha pronunciato parole che suonano come un invito e, al tempo stesso, come una sfida: restare in Puglia. Non si tratta solo di orgoglio identitario; è la presa d’atto che, qui e ora, esistono le condizioni per costruire imprese di successo e carriere internazionali senza dover fare le valigie. L’opportunità non è un miraggio, è già concreta nelle partnership siglate, negli spin-off universitari, nei finanziamenti che arrivano da fondi pubblici e privati pronti a scommettere sul territorio.
La sua conclusione, scandita con fermezza, richiama il ruolo che l’università ha giocato in questi dieci anni di evoluzione digitale. Il Politecnico di Bari non si è limitato a osservare: ha partecipato, guidato, sostenuto. Essere presenti in ogni edizione della maratona significa assumersi la responsabilità di accompagnare gli innovatori lungo il percorso che dall’idea porta al mercato. A giudicare dai numeri di occupati e investimenti, la strategia funziona. Il messaggio, dunque, è semplice: chi vuole innovare non ha bisogno di cercare altrove, può farlo qui, dove il futuro accade ogni giorno.
