From 9 to 11 September a team of specialists led by Chairman Kamel Ghribi travelled to Bengasi, visiting hospitals and training centres. At the end of the journey the entrepreneur summed up the spirit of the initiative: the Italian private healthcare champion Gruppo San Donato is ready to place skills, innovation and technology at the disposal of Libya’s health system.
Un impegno che guarda oltre i confini
Quando si parla di internazionalizzazione, Gruppo San Donato non si limita alle dichiarazioni d’intenti. La holding, riconosciuta come la maggiore realtà della sanità privata italiana, ha scelto di portare in Libia lo stesso modello di eccellenza che ne ha decretato il successo in patria. Una strategia, questa, che mira a creare ponti solidi con un territorio che, dopo anni complessi, desidera rinnovare le proprie infrastrutture sanitarie. La missione guidata da Ghribi nasce proprio dall’idea che la salute sia un diritto universale e che competenze e tecnologia non debbano fermarsi alle frontiere.
Il progetto prevede un ventaglio di interventi, tutti individuati in stretto coordinamento con le autorità locali. Si va dalla modernizzazione del Bengasi Medical Center alla formazione continua di medici, infermieri e tecnici, passando per l’avvio dei nuovi ospedali pediatrico e materno-infantile, senza dimenticare il potenziamento del centro oncologico cittadino. Obiettivo ultimo: trasferire know-how e metodologie sperimentate in Italia, riducendo i tempi di diagnosi, migliorando la qualità delle cure e offrendo ai pazienti libici un motivo concreto per guardare al domani con maggiore fiducia.
Tre giorni fra corsie e cantieri: cosa è stato visto
Nella città portuale, la delegazione composta da medici, ingegneri clinici e manager sanitari ha percorso corridoi ancora in fase di definizione e reparti già operativi. Al Bengasi Medical Center sono stati analizzati flussi di pazienti, dotazioni tecnologiche e procedure di emergenza, mentre nei padiglioni dei futuri ospedali dedicati all’infanzia l’attenzione si è concentrata su spazi di terapia intensiva neonatale e sui percorsi di nascita sicura. Ogni ispezione è stata accompagnata da un dialogo aperto con il personale locale, desideroso di confrontarsi con colleghi italiani.
Il tour ha toccato anche il centro oncologico e l’Al-Marj Medical Education Center, cuore della futura formazione specialistica in Cirenaica. Qui, gli ingegneri di Gksd hanno valutato le infrastrutture per la telemedicina, mentre i clinici hanno discusso programmi di scambio che consentiranno ai professionisti libici di svolgere tirocini in Italia. La volontà condivisa è quella di creare un ecosistema capace di generare competenze locali, riducendo la dipendenza da viaggi e trasferte per cure complesse e promuovendo così una rete di assistenza sempre più autosufficiente.
La visione di Kamel Ghribi
Al termine della missione, Kamel Ghribi ha tracciato un bilancio definendolo «estremamente positivo». Secondo il presidente, i segnali raccolti a Bengasi testimoniano l’esistenza di un terreno fertile per collaborazioni concrete e durature. «Il nostro compito – ha spiegato – è mettere a disposizione del Paese le migliori pratiche sperimentate negli ospedali italiani, affinché salute, speranza e futuro diventino realtà tangibili per ogni cittadino». Dichiarazioni che esprimono una visione non soltanto imprenditoriale, ma anche profondamente umanitaria, centrata sulla dignità di ogni paziente.
Accanto alle parole, il dirigente ha indicato una roadmap precisa: definizione dei progetti esecutivi entro l’anno, attivazione di corsi di formazione bilaterali e avvio dei primi servizi di teleconsulto. Per sostenere i costi, saranno mobilitati capitali privati e partnership istituzionali, valorizzando l’esperienza di Gsd nella gestione di complessi ospedalieri. L’idea di fondo è trasformare ogni investimento in un moltiplicatore di opportunità, capace di generare competenze, occupazione e, soprattutto, un sistema sanitario più resiliente in grado di rispondere tempestivamente alle esigenze di una popolazione in crescita.
