Scintille tra Il Tempo e il Global Movement to Gaza Italia: la flottiglia annuncia una querela, il direttore Tommaso Cerno replica con fermezza, pronto a esporre in aula le prove dei presunti legami con Hamas e a difendere il lavoro della redazione.
La replica di Cerno all’annuncio di querela
Il direttore de Il Tempo, Tommaso Cerno, ha accolto la notizia dell’imminente azione giudiziaria intrapresa dal Global Movement to Gaza Italia con un atteggiamento che definire battagliero è poco. In un’intervista rilasciata a un’agenzia di stampa, il giornalista osserva che il Tribunale rappresenterà l’arena ideale per chiarire «chi sono» i promotori della Global Sumud Flotilla e per smontare, punto per punto, l’accusa di diffamazione avanzata contro la testata. Secondo Cerno, l’aula di giustizia offrirà la possibilità di esibire documenti, testimonianze e fatti che, a suo dire, finora sarebbero rimasti sottotraccia nel dibattito pubblico.
La richiesta di risarcimento, che contesta al quotidiano la diffusione di «notizie false e tendenziose» sulla missione navale pro-Gaza, viene letta dal direttore come un tentativo di mettere il silenziatore a chi indaga sui presunti collegamenti fra alcuni membri della flottiglia e l’organizzazione Hamas. Cerno sostiene che la cronaca non debba arretrare di fronte a minacce legali e rivendica il diritto–dovere di raccontare ciò che, a suo avviso, molti preferiscono ignorare. «Non vediamo l’ora di essere in Tribunale», insiste, convinto che la verità potrà emergere solo sotto giuramento.
La cacciata della reporter e il «nuovo fascismo rosso»
A rendere ancora più tesa l’atmosfera, nelle stesse ore è trapelata la testimonianza di una reporter di un noto quotidiano nazionale, espulsa dalla Global Sumud Flotilla mentre si trovava a bordo per realizzare un reportage. L’allontanamento, motivato dai responsabili con la presunta “pericolosità” della giornalista, ha immediatamente sollevato un polverone: per Cerno è la prova di quanto siano fragili le dichiarazioni di trasparenza diffuse dal movimento. Il direttore sottolinea che, quando un progetto si proclama pacifista ma respinge l’occhio indipendente della stampa, qualcosa di significativo merita di essere approfondito con ancora maggiore rigore.
Nella sua intemerata, Cerno collega l’episodio all’esultanza, registrata su alcuni profili pro-Palestina, per la morte di Kirk e alle accuse rivolte a Donald Trump di fomentare violenza, un paradosso, dice, se provengono dagli stessi ambienti che preparano manifestazioni di piazza tutt’altro che pacifiche. Il direttore parla di un «nuovo fascismo rosso» che, a suo parere, caratterizza il primo ventennio del millennio, e invoca solidarietà non soltanto per la collega espulsa, ma per la libertà d’informazione in generale. «Ha reso un grande servizio – conclude – mostrando il volto autentico dei sedicenti eroi della flottiglia».
