Le indiscrezioni su Sigfrido Ranucci e un possibile passaggio a La7 ruotano attorno al suo nuovo progetto editoriale con Solferino, la casa editrice del gruppo di Urbano Cairo. Il dialogo per il libro, atteso come seguito de «La scelta», riaccende così il dibattito sul destino dell’informazione investigativa in Rai.
Un addio che preoccupa il servizio pubblico
La presidente della commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia, ha commentato con toni accorati le voci di un possibile abbandono di Sigfrido Ranucci dalla televisione pubblica, definendolo un potenziale segnale «devastante». A suo avviso, l’uscita del conduttore di Report rappresenterebbe il tassello più evidente di un progressivo smantellamento del servizio pubblico e di un pericoloso appiattimento delle notizie alle esigenze dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. La Floridia, nel rilevare la centralità di un’informazione indipendente per la salute democratica del Paese, ha insistito sul fatto che professionalità e autonomia non possono essere sacrificate in nome di alcun equilibrio politico. Ha quindi rivolto un appello diretto ai vertici di Viale Mazzini, invitandoli a esercitare ogni sforzo per trattenere il giornalista e salvaguardare quello spazio di inchiesta che negli anni ha contribuito a consolidare la credibilità dell’emittente di Stato.
Secondo la parlamentare del Movimento 5 Stelle, il clima in cui la redazione di Report ha lavorato negli ultimi due anni sarebbe diventato sempre più soffocante. I continui attacchi provenienti da ministri e esponenti di governo, accompagnati dal silenzio dei vertici aziendali, avrebbero finito per logorare il rapporto fra il programma e l’azienda. A rendere la situazione ancora più inedita è stata la decisione di Fratelli d’Italia di querelare l’intera trasmissione, un gesto che in ambito internazionale non trova molti precedenti. La Floridia ha ricordato inoltre lo stillicidio di provvedimenti considerati penalizzanti: la riduzione delle puntate, il taglio delle repliche, i ritardi di programmazione, fino ai richiami disciplinari rivolti allo stesso Ranucci. Malgrado ciò, l’appuntamento serale ha continuato a registrare ascolti di prim’ordine, segnale di una fiducia del pubblico che non accenna a diminuire.
Le origini dei rumors e l’incontro d’autunno
L’innesco delle attuali indiscrezioni risale ai rapporti avviati tra Ranucci e il gruppo editoriale guidato da Urbano Cairo. Fonti riservate confermano che il giornalista si è rivolto a Solferino Libri, sigla del gruppo Rcs, per pubblicare un nuovo volume pensato come ideale prosecuzione di «La scelta», best seller uscito lo scorso anno con Bompiani. Il progetto, basato su spunti autobiografici, intende approfondire il tema della libertà di stampa in un contesto segnato da tensioni politiche e aziendali. Proprio la gestazione di questo libro ha portato Ranucci e Cairo a stabilire un appuntamento nel prossimo autunno, incontro che entrambi definiscono esclusivamente «a titolo personale», fondato su una reciproca stima maturata nel tempo. Da quel momento in poi, il tam tam mediatico ha iniziato a immaginare scenari ben più ampi rispetto alla pur importante operazione editoriale.
Secondo persone informate sui fatti, la conversazione fra i due potrebbe estendersi oltre la dimensione prettamente letteraria, anche se, allo stato attuale, nessuna trattativa formale risulta aperta sul fronte televisivo. È però noto che Cairo abbia più volte espresso apprezzamento per lo stile diretto e la cifra investigativa del conduttore di Report, giudicati perfettamente in linea con il palinsesto di La7. Già durante l’estate scorsa, indiscrezioni insistenti suggerivano un possibile passaggio del giornalista all’emittente di proprietà del patron di Rcs, ipotesi rinfocolate ora dall’imminente incontro. La prospettiva di ampliare la collaborazione, magari trasformando un semplice accordo editoriale in un progetto multimediale, resta quindi sullo sfondo, sospesa fra volontà inespressa e realismo politico. Per il momento, assicurano le stesse fonti, la priorità di Ranucci resta la pubblicazione del volume e la tutela della sua squadra di lavoro, ancora formalmente legata alla Rai.
Il deterioramento dei rapporti con Viale Mazzini
La distanza fra Ranucci e la struttura editoriale di Viale Mazzini si è ampliata negli ultimi mesi, complice una gestione del palinsesto ritenuta penalizzante. Prima la riduzione delle puntate di Report, poi l’eliminazione delle repliche estive hanno alimentato il malessere del conduttore, convinto che una simile scelta sottragga al pubblico un servizio di informazione essenziale. La percezione, nella redazione, è di essere stati gradualmente marginalizzati nonostante un’audience costantemente competitiva. A questo si aggiunge la sensazione di un progressivo indebolimento del carattere investigativo della trasmissione, condizione che da sempre ne costituisce il marchio di fabbrica e la ragione del suo successo presso un pubblico trasversale.
A pesare ulteriormente è l’accordo raggiunto tra la Rai e i sindacati per la stabilizzazione di circa duecento giornalisti, destinati a rinforzare le sedi regionali delle Tgr. All’interno di quell’elenco figurano numerosi professionisti che negli ultimi anni hanno lavorato come precari nella redazione di Report, contribuendo fattivamente alle inchieste più delicate. L’eventuale trasferimento, spiega chi segue da vicino il dossier, rischia di svuotare la squadra guidata da Ranucci, privandola di competenze maturate sul campo. Il conduttore avrebbe confidato di sentirsi impossibilitato a difendere i propri collaboratori, situazione che aumenta il senso di isolamento e alimenta la tentazione di cercare altrove garanzie di libertà editoriale. In questo contesto, la prospettiva di approdare in un gruppo privato viene guardata con rinnovato interesse: non soltanto una via di fuga, ma anche l’occasione di ricostruire un patrimonio di professionalità minacciato da decisioni amministrative che paiono ignorare gli ascolti record del programma.
Scenari futuri fra editoria e palinsesti
Dal punto di vista degli osservatori, il faccia a faccia previsto per il prossimo autunno assomiglia a un passaggio obbligato ma non ancora conclusivo. Le fonti più vicine ai protagonisti definiscono l’appuntamento «importante ma non decisivo», proprio a sottolineare che, oltre alla firma sul libro, esiste lo spazio per una riflessione più ampia. Cairo, infatti, non ha mai nascosto l’ambizione di rafforzare la componente investigativa del palinsesto di La7, mentre Ranucci cerca un contesto che garantisca stabilità al suo metodo di lavoro. La coincidenza di esigenze potrebbe quindi trasformarsi in un’alleanza capace di spostare gli equilibri dell’informazione televisiva italiana, senza che ciò implichi necessariamente una rottura immediata con la Rai.
Qualora la convergenza maturasse, il cambiamento investirebbe non soltanto una trasmissione o un editore, bensì l’intero ecosistema dell’informazione d’inchiesta in Italia. Nel caso in cui la Rai perdesse un volto così identitario, osservano analisti e addetti ai lavori, la televisione pubblica correrebbe il rischio di apparire meno plurale, mentre La7 consoliderebbe il proprio ruolo di rete attenta ai contenuti di approfondimento. Per questo ogni passo viene valutato con estrema prudenza: la posta in gioco riguarda la qualità del dibattito pubblico, la vitalità della democrazia e la possibilità, per chi fa giornalismo, di esercitare un controllo efficace sul potere. Da qui l’appello della presidente Floridia, che invita i vertici Rai a muoversi con decisione per evitare di consegnare a un concorrente esterno uno dei brand più credibili e seguiti dell’inchiesta televisiva italiana.
