Il palcoscenico di Bisceglie, in questi giorni animato da startup, istituzioni e grandi aziende, fa da cornice a un messaggio chiaro: la Puglia deve trasformare la sua vitalità digitale in solidità manifatturiera, puntando su un’agenzia capace di convogliare capitali e competenze internazionali nel cuore del tessuto produttivo.
Un mosaico di talenti e imprese
La voce di Mario Aprile, oggi alla guida di Confindustria Bari-Bat, risuona tra i corridoi della decima edizione di Digithon, la maratona delle idee digitali. Il manager ricorda i suoi ventisette anni e le prime discussioni con Francesco Boccia sul ruolo delle tecnologie: era l’alba di un percorso che avrebbe messo in contatto imprese radicate nel territorio, centri di ricerca e giovani realtà innovative. Fin dall’inizio, la sfida è stata costruire un linguaggio condiviso fra generazioni diverse, superando diffidenze reciproche e pregiudizi stratificati.
Oggi, quella rete si è fatta sistema: politecnici, università, laboratori pubblico-privati e oltre cento startup dialogano con le fabbriche storiche del barese. Aprile sottolinea che l’aver intrecciato così tanti soggetti ha generato un ecosistema in cui la ricerca trova sbocchi industriali immediati e dove le imprese rispondono bussando, a loro volta, alla porta degli innovatori. L’interdipendenza, secondo il presidente, è l’unica maniera per affrontare i mercati globali senza rinunciare alle radici locali, diventando attrattivi per chi guarda al Mezzogiorno con interesse crescente.
Dieci anni di Digithon e oltre
La manifestazione nata a Bisceglie ha accompagnato, anno dopo anno, la trasformazione della regione in uno dei principali hub digitali d’Europa. Dal 2019 al 2024, il tasso di occupazione nell’information technology è salito del 30%, confermando la capacità di Puglia e Digithon di attirare capitali, competenze e progetti internazionali. Aprile parla di un vero «miracolo economico» che ha modificato la percezione del territorio: non più periferia in cerca di aiuto, bensì laboratorio avanzato dove testare soluzioni scalabili e replicabili.
Tuttavia, per il presidente di Confindustria Bari-Bat, la crescita nel digitale non basta. Se le applicazioni software possono nascere ovunque, sostiene, l’industria pesante richiede macchinari, logistica e lunga programmazione. Avere dimostrato che il Mezzogiorno sa produrre talenti è solo il primo passo; occorre ora garantire posti stabili, catene di fornitura affidabili e un contesto normativo che non allontani l’imprenditore. È in questo quadro che prende forma la proposta di una nuova struttura dedicata all’attrattività industriale, pensata per dialogare con investitori.
Una regia per la manifattura pugliese
Il cuore della proposta ruota attorno alla creazione di un’agenzia regionale per l’attrattività, un organismo che riunisca stakeholder pubblici, associazioni di categoria e capitali privati con un obiettivo preciso: convogliare investimenti nel comparto manifatturiero. L’idea nasce dalla consapevolezza che fabbricare componentistica, meccatronica e prodotti chimici richiede una pianificazione di lungo periodo, condizioni fiscali chiare, collegamenti logistici rapidi e un front-office capace di parlare la lingua degli investitori esteri. Senza questo coordinamento, avverte Aprile, si rischia di disperdere opportunità decisive per la crescita territoriale.
La nuova struttura, immaginata come sportello unico, andrebbe oltre la mera promozione. Dovrebbe, secondo Confindustria, assistere le aziende nel reperimento di aree industriali, affiancarle nell’interlocuzione con la pubblica amministrazione e agevolare i percorsi di formazione professionale. L’obiettivo è garantire che ogni euro investito generi ricadute occupazionali misurabili, con particolare attenzione ai giovani laureati che oggi faticano a trovare impieghi coerenti con i propri studi. Solo così, insiste Aprile, la Puglia potrà consolidare l’equilibrio tra turismo, digitale e industria sul medio e lungo termine.
Nuove frontiere d’investimento
Il richiamo non è rivolto soltanto all’imprenditoria locale. Aprile punta a coinvolgere grandi gruppi nazionali e multinazionali, convinto che la Puglia offra condizioni di mercato competitive: costo del lavoro equilibrato, presenza di talenti formati nelle università regionali e infrastrutture digitali di prim’ordine. Accogliere player di dimensioni globali significa innestare nuove filiere, diffondere know-how, moltiplicare le opportunità per l’indotto e consolidare la reputazione di un territorio che, già oggi, è osservato con curiosità dalle capitali finanziarie europee e oltreoceano in modo crescente.
Per rendere concreto questo passaggio di scala, il presidente rilancia un invito ai giovani innovatori presenti a Digithon: «non temete di bussare alla porta delle nostre aziende, la vostra ricerca è la loro prossima competitività». Il messaggio è al tempo stesso incoraggiante e pragmatico: senza contaminazione, l’impresa rischia l’obsolescenza; senza l’industria, la ricerca fatica a trovare applicazioni di massa. L’auspicio è che l’agenzia per l’attrattività diventi il catalizzatore di questo dialogo permanente, accorciando le distanze tra idea e produzione industriale.
