La scuola italiana ascolta la protesta silenziosa di migliaia di studenti: chiedono di imparare a riconoscere e vivere le emozioni per prevenire violenza e discriminazione. A questa esigenza risponde ActionAid con il programma Youth4Love, un percorso di educazione affettiva e sessuale che punta a restituire sicurezza ai giovani.
Il grido degli adolescenti: più spazio all’educazione dei sentimenti
Le cifre raccolte da ActionAid insieme a Webboh mettono nero su bianco un’urgenza ormai impossibile da ignorare: oltre 14 mila ragazze e ragazzi, dai 14 ai 18 anni, hanno dichiarato in larga maggioranza di desiderare che la scuola diventi un luogo sicuro dove discutere di affettività, sesso e relazione. Solo il 10,2 per cento si sente davvero rappresentato dalle istituzioni su questi temi, mentre la restante parte invoca spazi di confronto strutturati con docenti e professionisti qualificati. La mancanza di un dialogo aperto, denunciano i giovanissimi, alimenta paure, fraintendimenti e silenzi potenzialmente pericolosi.
La testimonianza di una studentessa dell’Istituto Cine Tv Rossellini di Roma dà voce a quel sentimento collettivo: definisce «deludente e deprimente» l’assenza di programmi specifici nelle classi, ricordando quanto un consultorio interno con figure esterne, competenti e laiche potrebbe cambiare la quotidianità di chi entra in aula ogni mattina. Sottolinea la prevenzione di gravidanze indesiderate e di malattie sessualmente trasmissibili come risultati concreti di una formazione appropriata. Le sue parole restituiscono l’immagine di giovani desiderosi di essere ascoltati prima che giudicati.
Una generazione iperconnessa alle prese con nuove insidie
Chi è nato con lo smartphone già in tasca sperimenta sfide che pochi adulti riescono davvero a immaginare. I nativi delle generazioni z e alfa si misurano quotidianamente con un panorama digitale popolato da influencer con vite patinate, vacanze ai tropici e guardaroba di lusso. La comparazione continua, spesso involontaria, genera un senso di inadeguatezza che si insinua fra i banchi di scuola e perfino a casa, davanti allo schermo. A questo si somma un bullismo che non termina con la campanella: il cyberbullismo corre nei gruppi chat, amplifica lo scherno e si traveste da anonimato.
L’equilibrio tra adolescenti e figure adulte di riferimento diventa quindi più fragile. Genitori e insegnanti, cresciuti in un’epoca analogica, faticano a trovare il lessico giusto per affrontare temi come consenso, identità di genere o condivisione di immagini intime. ActionAid ha rilevato che questa distanza comunicativa è il terreno fertile in cui si radicano incomprensioni, isolamento e violenza di genere. Quando la parola manca, a colmare i vuoti intervengono fonti poco affidabili, algoritmi e stereotipi che distorcono la percezione del corpo e della relazione.
Youth4Love, il progetto che porta ascolto nei corridoi
A questa complessità risponde Youth4Love, iniziativa pluriennale di ActionAid che, nel corrente anno scolastico 2024-2025, coinvolge istituti di Roma, Milano e L’Aquila. Finanziato grazie ai fondi Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, il progetto varca le soglie di medie e superiori con laboratori dove studenti, corpo docente e personale ATA si confrontano sul significato di rispetto e autodeterminazione. Lo scopo non è impartire lezioni frontali, ma costruire insieme linguaggi condivisi che permettano di riconoscere e prevenire la violenza in tutte le sue forme.
Durante gli incontri, educatori e psicologi propongono esercizi di ruolo, analisi di casi reali e momenti di ascolto attivo. In questo contesto gli adolescenti trasformano fragilità individuali in forza collettiva, scoprendo quanto la consapevolezza del proprio vissuto possa generare solidarietà fra pari. Il percorso, racconta l’educatore Alessandro Personè, dimostra che «le richieste degli alunni non si limitano alla biologia: domandano discussioni su consenso, stereotipi e rispetto reciproco». Quando le aule si aprono a queste conversazioni, l’atmosfera cambia: si abbassa la conflittualità e cresce il senso di appartenenza.
Dal laboratorio alle proposte concrete di politica scolastica
Le riflessioni scaturite nei laboratori non restano appese alle pareti, ma si traducono in richieste precise indirizzate a chi governa il sistema educativo. ActionAid sintetizza le istanze degli studenti in due proposte chiave: introdurre una formazione obbligatoria, co-progettata e continuativa per docenti e alunni di ogni ciclo, affidata a équipe esterne e laiche; garantire spazi di ascolto in cui gli stessi ragazzi partecipino alla definizione di programmi, strategie e politiche dal livello scolastico a quello nazionale. L’obiettivo è fare della scuola un presidio di diritti, non un semplice luogo di valutazioni.
Spetta ora alle istituzioni riconoscere il valore di un intervento che nasce dal basso e nega l’idea che l’educazione affettiva sia un argomento accessorio. Le esperienze raccolte a Roma, Milano e L’Aquila dimostrano che, quando gli studenti diventano protagonisti, l’intera comunità scolastica beneficia di un clima più inclusivo. Rispondere a queste istanze non significa aggiungere un’altra materia a orario, ma investire nel benessere emotivo dei cittadini di domani, fornendo loro gli strumenti per relazioni sane e responsabili e durature nel tempo.
