Spesso ci dimentichiamo che la città è, prima di tutto, un luogo di incontro e non un grande parcheggio a cielo aperto: su questo principio Fiab innesta la propria azione durante la Settimana Europea della Mobilità, decisa a ricordare che muoversi liberamente è un diritto costituzionale, non un privilegio riservato ai veicoli a motore.
Park(ing) Days: parcheggi che si trasformano in luoghi di vita
Il 20 e 21 settembre, nell’arco dei Park(ing) Days, un tratto d’asfalto destinato da sempre alle lamiere diventerà spazio condiviso per sedersi, conversare, ascoltare musica, respirare un filo di verde. L’iniziativa, coordinata da Alessandra Repetto all’interno del progetto Strade Aperte, prende di petto l’anomalia denunciata da Massimo Gaspardo Moro: in Europa l’auto occupa in media l’80% della sede stradale, tra marcia e sosta. Sottrarre pochi metri quadrati all’uso privato per restituirli alla collettività è un gesto semplice, ma capace di far riflettere sul valore di ogni singolo frammento di città.
Mutando aspetto per quarantott’ore, quei posteggi sveleranno un modello di convivenza alternativo, più silenzioso e più creativo. Tavoli da picnic, installazioni artistiche, mini biblioteche e aiuole effimere domineranno lo spazio prima occupato dalle carrozzerie, offrendo un assaggio di futuro urbano basato su relazioni umane e non sul possesso dell’auto. L’obiettivo non è demonizzare i veicoli, ma mostrare che un equilibrio diverso è possibile quando le politiche pubbliche affiancano la fantasia dei cittadini.
Dati e divari: l’Italia delle quattro ruote letta attraverso le percentuali
L’analisi condotta dal Centro Studi Fiab sui dati Istat fotografa un Paese spaccato in due. Se a Bolzano l’uso di vetture e motocicli si ferma al 35% degli spostamenti, a Ragusa la stessa quota sfiora l’84,7%, e a L’Aquila il 84,2%. Milano si difende con un 37,1%, dimostrando che la densità non condanna per forza alla dipendenza dall’auto. L’esperienza insegna che, quando la quota motorizzata scende sotto il 50%, la qualità della vita cresce in modo percepibile: meno traffico, più salute, più tempo libero.
Ridurre quella soglia richiede un pacchetto di misure sinergiche: diffusione capillare di biciclette e mezzi di micromobilità, miglioramento del trasporto pubblico locale, parcheggi multipiano che evitino la sosta in superficie e, a tendere, veicoli autonomi condivisi. Gaspardo Moro insiste: l’introduzione di queste soluzioni non può essere lasciata al caso o all’estro di qualche amministratore illuminato; serve un percorso uniforme, capace di colmare i vuoti infrastrutturali che ancora penalizzano ampie aree del Sud e delle zone interne.
Infrastrutture e mobilità attiva: dove la rete ciclabile fa la differenza
Costruire piste ben disegnate e intrecciarle con la viabilità ordinaria è la chiave per rendere la bicicletta una scelta quotidiana. In questo senso, Bergamo, Padova e Torino spiccano per densità di corsie dedicate, mentre Mantova e Reggio nell’Emilia vantano un rapporto virtuoso tra chilometri ciclabili e rete stradale principale. Quando il percorso è continuo e sicuro, la bici smette di essere un gesto di coraggio e diventa un’abitudine, con benefici immediati su traffico e rumore.
I risultati parlano chiaro anche in termini di utilizzo: a Bolzano il 26% dei cittadini sceglie il pedale, a Ferrara il 19,3% e a Mantova il 18,7%. Numeri che dimostrano l’esistenza di un potenziale diffuso, pronto a esplodere ovunque le amministrazioni decidano di investire con decisione. La presenza di un’infrastruttura amica non è un capriccio urbanistico, ma un fattore di giustizia sociale, perché garantisce l’accesso a lavoro, istruzione e servizi essenziali anche a chi non può o non vuole mantenere un’auto.
Città 30, l’esperimento che convince amministrazioni e cittadini
Dal 2021 Olbia ha inaugurato il modello Città 30, portato poi all’apice a Bologna: riduzione della velocità massima, progettazione di vie scolastiche, attraversamenti pedonali rialzati e maggiore presenza di ciclabili protette. Abbassare i limiti abbassa pure il volume dei clacson, migliora la percezione di sicurezza e rende le strade luoghi dove sostare senza fretta. Il bilancio è eloquente: nel capoluogo emiliano, il 2024 registra il 50% di decessi in meno sulle strade urbane rispetto all’anno precedente e un calo dell’8,8% delle collisioni con feriti.
Questi dati non sono il frutto del caso, ma l’esito di una strategia che rimette le persone al centro dell’agenda politica. Per Luca Polverini, vicepresidente Fiab, la Città 30 esprime in concreto l’idea di giustizia spaziale: riduce disuguaglianze, favorisce interazioni di quartiere e rende più facile raggiungere scuole, uffici e negozi senza ricorrere al motore. La Settimana Europea della Mobilità diventa così la vetrina in cui mostrare risultati tangibili e convincere altre amministrazioni a compiere il medesimo passo.
Pedalare verso il lavoro: la sfida del Bike to Work Day
Il 19 settembre il Bike to Work Day invita a recarsi in ufficio pedalando: un segnale simbolico che in Italia sta attecchendo a macchia di leopardo. Polverini sottolinea come la crescita dipenda oggi dalla buona volontà di cittadini, enti locali e aziende, ancora in assenza di un quadro legislativo nazionale organico. Laddove arrivano incentivi mirati – dall’acquisto di cargo bike finanziato dalla Regione Emilia-Romagna ai rimborsi chilometrici introdotti da diversi comuni – l’effetto è immediato e visibile.
Fiab lavora a stretto contatto con i Mobility Manager grazie alla certificazione Azienda Bike Friendly e al Ciab, il Club delle Imprese Amiche della Bicicletta. L’obiettivo è trasformare il tragitto casa-lavoro in un momento di benessere collettivo, riducendo traffico e assenteismo, migliorando salute e produttività. Passo dopo passo, pedalata dopo pedalata, la federazione costruisce quella rete di buone pratiche che, una volta scalata a livello nazionale, potrà finalmente riequilibrare lo spazio pubblico, restituendolo a chi lo vive e non solo a chi lo guida.
