Da Strasburgo, l’eurodeputato Gaetano Pedullà boccia senza appello il discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato da Ursula von der Leyen, giudicandolo privo di risposte reali ai nodi sociali ed economici che stringono l’Europa.
Critiche alla leadership europea
Per il parlamentare calabrese del gruppo The Left-M, la relazione di Ursula von der Leyen ha ignorato i sintomi di un’Unione Europea da lui definita “in stato comatoso”. In pochi secondi, ha rimarcato, la presidente avrebbe liquidato temi come povertà diffusa, emergenza abitativa e perdita di posti di lavoro nel comparto dell’automotive, senza indicare una sola misura all’altezza della gravità. Pedullà descrive quella omissione come il segnale più evidente di una distanza ormai siderale tra le istituzioni e i cittadini, un divario che, a suo giudizio, rischia di minare la stessa legittimità del progetto europeo.
Ancora più duro è stato il passaggio in cui l’esponente del Movimento 5 Stelle ha accusato la maggioranza che sostiene la presidente di mostrarsi già frammentata di fronte alle prossime scadenze politiche. A suo dire, le parole di von der Leyen avrebbero messo in chiaro la mancanza di un piano condiviso per ridare slancio alla crescita continentale. Pedullà ha parlato di un «vuoto di visione» che condanna l’Europa a inseguire i problemi anziché prevenirli, sottolineando come la retorica dell’unità venga smentita dalle tensioni interne registrate in aula.
Allarme sugli accordi con gli Stati Uniti
Il capitolo che più ha fatto scattare l’allarme, spiega Pedullà, riguarda gli accordi commerciali e strategici siglati con Washington. A giudizio dell’eurodeputato, si tratta di intese «pericolosissime» che potrebbero trascinare l’economia europea lungo una corsia senza ritorno. Egli contesta l’autocompiacimento con cui la presidente ha difeso tali patti definendoli «i migliori possibili», ricordando invece i danni già visibili su produzione, occupazione e concorrenza. Nella sua analisi, l’Europa avrebbe rinunciato a proteggere i settori manifatturieri, accettando condizioni che favoriscono in modo sbilanciato gli interessi statunitensi.
Questa visione critica si accompagna alla denuncia di una crescente frattura all’interno delle stesse fila europeiste. Pedullà osserva che diversi gruppi parlamentari, pur alleati della presidente, avrebbero ormai compreso la portata degli effetti negativi di quei trattati ma, per ragioni di equilibrio politico, continuano a sostenerli in pubblico. La contraddizione, ammonisce, rischia di esplodere quando i numeri sui posti di lavoro persi e sulla riduzione della competitività saranno impossibili da celare. Secondo l’eurodeputato, soltanto un cambio di rotta immediato potrebbe evitare conseguenze più gravi sull’intero tessuto produttivo del continente.
Politiche industriali ed energetiche nel mirino
Un altro bersaglio delle critiche è stato il capitolo energia e industria, che secondo Pedullà viene gestito con una «direzione folle». L’eurodeputato contesta la maniera affrettata con cui la Commissione ha promosso un’auto ecologica europea priva di ricerche strutturate e, soprattutto, di sostegni concreti a imprese e lavoratori del comparto. Il risultato, a suo avviso, è un progetto di transizione che rischia di sostituire una dipendenza con un’altra, senza risolvere gli squilibri strutturali del mercato energetico né garantire ricadute occupazionali positive.
Pedullà ricorda inoltre che i nodi degli hub energetici e dei collegamenti interni al mercato dell’elettricità vengono riconosciuti soltanto ora, quando le lacune infrastrutturali sono già evidenti e costose. Per il rappresentante del M5S, servivano piani di investimento chiari fin dall’avvio del Green Deal, capaci di integrare i diversi sistemi nazionali. Mancando quella programmazione, sottolinea, si rischia di perdere la partita della transizione e di aggravare ulteriormente la fragilità sociale ed economica di molte regioni europee. In conclusione, il deputato invita a una revisione profonda delle scelte compiute, prima che gli errori diventino irreversibili.
