Parole di pace, gesti che ricordano il fragore delle armi. Da Strasburgo l’europarlamentare Ignazio Marino scuote l’emiciclo commentando l’intervento sullo Stato dell’Unione 2025 pronunciato da Ursula von der Leyen, riaccendendo il dibattito sul cuore stesso del progetto europeo.
Un messaggio di pace che suona di guerra
La Presidente della Commissione, durante il suo atteso discorso sullo Stato dell’Unione 2025, ha ripetuto più volte l’impegno dell’Unione per la pace. Tuttavia, nelle pieghe del suo intervento, secondo Marino, si è annidata una contraddizione bruciante: l’Europa che lui sogna non è quella che concentra energie sul sostegno militare proveniente oltreoceano per alimentare la difesa di Kiev. L’eurodeputato ricorda che il disegno originario dell’integrazione comunitaria nasceva per impedire nuovi conflitti sul continente, non per favorire un ulteriore accumulo indiscriminato di armamenti.
La distanza fra le parole solenni e l’azione concreta è, per il rappresentante dei Verdi/Ale-Avs, la vera faglia che rischia di minare la credibilità dell’esecutivo europeo. Parlare di pace senza accennare a un tavolo di confronto che coinvolga “i potenti della terra” – puntualizza – equivale a voltare le spalle al sangue che scorre ogni giorno in Ucraina. Secondo lui, ogni euro dedicato all’acquisto di armamenti sottrae forza alla diplomazia, relegando i 450 milioni di cittadini europei a spettatori di decisioni prese altrove.
La richiesta di un ruolo europeo guida
In collegamento da Strasburgo, l’ex sindaco di Roma ha insistito sull’urgenza di un’inversione di rotta: l’Unione, a suo giudizio, deve impugnare la bandiera del dialogo e convocare i protagonisti del conflitto per fermare il “massacro quotidiano”. L’Europa possiede storia, peso demografico e strumenti politici per assumere l’iniziativa, eppure – denuncia – preferisce affidarsi alla catena di forniture belliche statunitensi. La mancata esplicitazione di una strategia diplomatica, nel discorso di von der Leyen, è stata per Marino la prova di un disallineamento doloroso.
Per il parlamentare dei Verdi, la situazione attuale rischia di trascinare l’Unione in una spirale che contraddice il suo stesso atto costitutivo. Se davvero Bruxelles vuole incarnare un progetto di pace, osserva, deve mostrare coerenza tra retorica e decisioni, abbandonando la tentazione di comportarsi come una potenza militare fra le altre. Solo spostando il baricentro dalle forniture d’armi all’arte faticosa della mediazione l’Europa potrà, secondo Marino, restituire senso alle proprie aspirazioni e offrire una via d’uscita al conflitto che minaccia l’intero continente.
