«Le zone a 30 chilometri orari sono una scelta necessaria», sostiene l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino, che appoggia l’iniziativa del Campidoglio di imporre limiti più rigidi in cinquantadue arterie urbane e chiede controlli stringenti per garantirne il rispetto, convinto che la sicurezza stradale passi prima di tutto dalla riduzione della velocità.
Un progetto per strade più sicure
La decisione del Campidoglio prevede l’applicazione del limite dei 30 chilometri orari in 52 strade distribuite pressoché in tutti i municipi, a partire tra l’autunno e l’inverno prossimi. L’intento è fermare l’eccesso di velocità nei quartieri residenziali, proteggere pedoni e ciclisti e migliorare la vivibilità dei rioni più densamente abitati. Ridimensionare i tempi di percorrenza di pochi minuti, spiegano i promotori, significa guadagnare in sicurezza per intere comunità, riducendo incidenti e conseguenti vittime nel traffico urbano di tutta la città.
La linea tracciata dall’attuale amministrazione ha trovato il sostegno immediato di Ignazio Marino. L’ex primo cittadino ricorda di avere già proposto, durante il suo mandato dal 2013 al 2015, l’introduzione delle zone 30 in alcune aree strategiche. Oggi ribadisce la necessità di affiancare al provvedimento controlli serrati: «Quando i cittadini sanno di poter essere sanzionati, prestano attenzione; altrimenti i cartelli restano lettera morta». Per Marino, dunque, autovelox ben posizionati e pattuglie dedicate rappresentano la vera leva per trasformare il limite in un cambiamento culturale e non in un semplice annuncio.
Dalla giunta 2013-2015 alle sfide di oggi
Nel ripercorrere quegli anni, l’ex sindaco evidenzia come la proposta di ridurre la velocità urbana scaturisse da un’analisi precisa degli incidenti e delle condizioni di traffico nella capitale. Secondo Marino, l’architettura delle strade romane – fatta di rettilinei ampi alternati a curve improvvise – induce molti conducenti a superare, di slancio, i limiti previsti dal codice. «Senza un quadro normativo chiaro e controlli costanti – sottolinea – le strade si trasformano in corsie autostradali travestite da vie urbane», con conseguenze prevedibili su pedoni e ciclisti.
La tesi trova conferma in diversi tratti cittadini indicati dalla stessa amministrazione capitolina fra quelli più critici. Basti pensare al Lungotevere, dove la carreggiata ampia invita ad accelerare ben oltre i limiti urbani, o alla Cristoforo Colombo, arteria che collega il centro con il litorale e che spesso vede picchi di velocità assimilabili a quelli di una superstrada. Per Marino, la normalizzazione della velocità in queste zone costituirebbe non solo un vantaggio per la sicurezza stradale, ma anche un passo avanti verso una mobilità più equilibrata.
