Oggi, nelle stanze riservate della questura di Milano, esperti e consulenti tornano a maneggiare reperti chiave del delitto di Chiara Poggi. Contemporaneamente, dalla Svizzera arriva la notizia dell’arresto di Flavius Savu, elemento che aggiunge tensione a un’indagine riaperta dopo diciotto anni.
Un lavoro di laboratorio cruciale
Nelle prime ore della mattinata, sotto lo sguardo composto del gip e delle parti, i periti hanno avviato l’incidente probatorio voluto dalla Procura di Pavia. L’attenzione è tutta concentrata su quattro reperti: il sacchetto dell’immondizia, l’involucro dei biscotti, quello dei cereali e l’etichetta in carta arancione dell’Estathè. Su questi oggetti, performante e delicatissima, si applica oggi la tecnica di esaltazione delle impronte latenti, passaggio considerato irripetibile e dunque decisivo. Ogni gesto viene filmato, ogni strumentazione calibrata alla perfezione, perché l’intero fascicolo si gioca in millimetri invisibili.
Le difese di Alberto Stasi e di Andrea Sempio, l’uno condannato in via definitiva, l’altro oggi ancora indagato, hanno preparato per settimane memorie e quesiti. Il timore è che un’impronta, seppure parziale, possa alterare la lettura dell’intero scenario raccolto in via Pascoli il 13 agosto 2007. Per questo i consulenti di parte non si limitano a osservare: chiedono, misurano, pretendono trasparenza su quantità e qualità dei reagenti, su tempi di esposizione, su protocolli di conservazione. Ogni possibile contestazione viene verbalizzata per evitare che il dato tecnico si trasformi in trincea processuale.
Le impronte latenti e la memoria degli oggetti domestici
Quando l’omicidio avvenne, la casa di Garlasco era colma di oggetti quotidiani: confezioni di yogurt, cucchiaini, scarti di merenda, piccoli residui del vivere di una ragazza di ventisei anni. L’analisi, completata alla fine di giugno, ha restituito sul sacchetto dei cereali avanzati e sulla busta della pattumiera esclusivamente il Dna di Chiara; sulle due confezioni di Fruttolo la presenza della giovane si affianca alla naturale manipolazione domestica. Sulla cannuccia del tè freddo, invece, compare la traccia genetica dell’allora fidanzato, Alberto. Quel singolo particolare continua a polarizzare lo scontro dialettico.
Gli specialisti non cercano soltanto un nome da associare a quei residui, ma una ricostruzione temporale affidabile. Un’impronta, per sua natura, racconta l’istante in cui la pelle ha sfiorato la superficie; il Dna, invece, sopravvive al trascorrere di ore, talvolta di giorni, e non sempre parla la stessa lingua dei fatti. Ecco perché l’esaltazione delle impronte è ritenuta un passaggio determinante: l’assenza di segni compatibili con Sempio potrebbe chiudere una pista, ma la loro eventuale presenza rimetterebbe in discussione ciò che, processualmente, sembrava già sigillato da tempo.
La traccia genetica al centro del dibattito
Sullo sfondo delle analisi sui reperti domestici resta la questione più spinosa: i due profili maschili individuati ai margini delle unghie di Chiara Poggi. Uno dei due, secondo la Procura e secondo gli esperti che assistono la difesa di Stasi, combacerebbe con il profilo di Andrea Sempio. Eppure, la corposa perizia depositata in passato da altri specialisti – nonché la tesi sostenuta dagli avvocati che rappresentano Sempio e la famiglia Poggi – mette in discussione la validità di quel match, definendolo statisticamente non affidabile.
Il prossimo passaggio, ancora da fissare in calendario, dovrebbe riguardare lo studio comparativo di quei profili attraverso la cosiddetta analisi «sulla carta», vale a dire senza ulteriore prelievo biologico ma con il raffronto delle sequenze già note. L’esito potrebbe avvicinare o allontanare definitivamente l’ipotesi di una partecipazione di Sempio ai fatti, un bivio che pesa come un macigno sulla serenità dei protagonisti ancora in attesa di verità. Intanto la comunità di Garlasco, pur assuefatta a ciclici colpi di scena, continua a interrogarsi, spesso in silenzio, sulle ferite mai rimarginate.
Questioni aperte sui due profili maschili rilevati sotto le unghie
Secondo i consulenti che contestano l’attribuzione, il rischio è quello di confondere tracce rinvenute in modo marginale con veri residui da contatto violento. A distanza di diciotto anni, gli strati di keratina potrebbero aver inglobato materiale ambientale successivo alla morte, rendendo ogni comparazione genetica altamente delicata. I laboratori incaricati hanno pertanto evidenziato la necessità di applicare filtri statistici stringenti, capaci di distinguere tra un’apparentemente compatibilità e una corrispondenza probatoria. Solo un report condiviso potrà dissipare i dubbi e fermare la ridda di supposizioni.
Sul piano giuridico, qualsiasi oscillazione interpretativa intorno a quei profili potrebbe aprire la via a nuove istanze di revisione, eventualità che gli avvocati di Stasi osservano con prudenza ma senza nascondere l’interesse. Non si tratta solo di stabilire se un determinato soggetto fosse presente o meno nella villetta: in gioco c’è l’affidabilità complessiva delle metodiche genetiche utilizzate nel 2007 e ricalibrate più volte in questi anni. Una breccia in quel muro metodologico, e l’intero castello accusatorio potrebbe trovarsi a corto di fondamenta.
L’arresto svizzero che riaccende i riflettori
Mentre le attenzioni convergono sui laboratori milanesi, la cronaca fa un’improvvisa deviazione verso Zurigo. Qui i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, in cooperazione con la polizia elvetica, hanno fermato Flavius Savu, cittadino romeno già condannato in via definitiva a cinque anni per estorsione ai danni dell’ex rettore del santuario della Bozzola e per una truffa a un’anziana. L’uomo era latitante e nelle scorse settimane aveva concesso interviste tanto clamorose quanto controverse, sostenendo – senza portare riscontri – un collegamento tra presunti festini nel santuario e l’omicidio Poggi.
Le procure di Pavia e Milano valutano ora la possibilità di sentirlo formalmente: la sua versione dei fatti, filtrata finora da apparizioni televisive, dovrà passare al vaglio di verbali e riscontri documentali. Gli inquirenti, tuttavia, definiscono “suggestive” le sue affermazioni e temono che possano soltanto distogliere l’attenzione dal fulcro scientifico dell’inchiesta. Ciononostante, l’arresto rilancia l’interesse pubblico e costringe tutti i protagonisti a rimodulare la propria strategia comunicativa, in un intreccio di giustizia, media e opinione che da anni accompagna ogni svolta del caso.
