Profumi di lievito e ricordi d’infanzia pervadono Sala Mandelli, dove nel prossimo fine settimana il tradizionale Batarò tornerà a riempire piazza e vicoli con la sua 41ª edizione, confermando il legame fra comunità, storia contadina e gusto autentico.
Una ricetta che unisce le generazioni
La semplicità della ricetta originale – un impasto di farina, acqua, sale e lievito che cuoce rapidamente e gonfia di vapore – ha attraversato le stagioni della vita della comunità di Sala Mandelli. Un tempo, quando le case erano fredde e le dispense povere, quel disco di pane ancora fumante veniva spaccato e imbottito di zucchero e uvetta, trasformandosi nella merenda più ambita dai bambini che ritornavano dai campi o dalla scuola. Il gesto, più che nutrire, raccontava appartenenza, perché affondava le radici in abitudini tramandate in cucina, accanto al focolare, dove le nonne misuravano gli ingredienti a occhio e le madri insegnavano pazienza e attesa.
Ancora oggi, durante la festa, quel rito si ripete quasi immutato: mani esperte stendono la pasta, antiche teglie arroventate la sigillano in pochi istanti e il profumo che ne scaturisce fa da richiamo a residenti, turisti, giovani curiosi. Volontari di ogni età si alternano attorno ai banchi di lavoro, e il volto di chi impasta, rigira e farcisce è spesso lo stesso di chi quarant’anni fa ha ridato vita alla ricetta. L’atmosfera che si respira è più di un mercato gastronomico; è un grande album di famiglia che si apre davanti al visitatore, permettendogli di sfogliare pagine fatte di ricordi condivisi, dialetto, risate e un’identità che nessuna modernità riesce a sciogliere.
Dall’idea di Luisa Dallanoce alla consacrazione come prodotto de.co
Il percorso che ha riportato il Batarò al centro della scena prende avvio nel 1986, quando Luisa Dallanoce, spronata dal desiderio di custodire una tradizione che rischiava di sbiadire, propose di servirlo nuovamente in occasione di una festa parrocchiale. Alla sua intuizione si affiancò la collaborazione della famiglia Groppi, titolare di una pizzeria di Trevozzo, che mise a disposizione forno e competenza, suggerendo tempi di cottura e temperature idonee per la produzione in serie. In poche settimane, l’idea superò le aspettative, trasformandosi in un appuntamento estivo capace di convocare intere famiglie, giochi di piazza, raduni equestri e una lotteria che, allora, animava la tarda sera con premi impacchettati in carta oleata.
Lo slancio non si è fermato. Nel 2012, grazie all’impegno costante del comitato guidato da Carlo Fontana, l’allora comune di Nibbiano conferì al prodotto la denominazione comunale di origine, sancendo ufficialmente il valore culturale di un impasto rimasto fedele a se stesso. La certificazione non ha ingessato la festa, anzi l’ha resa motore di nuove energie: la manifestazione è cresciuta in organizzazione, in visibilità e nella capacità di coinvolgere associazioni locali. Oggi, a distanza di quarantuno anni dalla prima edizione, quel passo formale è ricordato come il momento in cui la memoria collettiva ha trovato tutela istituzionale, assicurando alle generazioni future la possibilità di riconoscersi in un sapore e in una storia condivisa.
La tre-giorni di festa
Il calendario predisposto per il prossimo fine settimana alterna musica dal vivo, gastronomia e servizi pensati per accogliere pubblico di ogni età. Sabato 13 settembre, la piazza si trasformerà in una pista da ballo grazie all’orchestra Giorgio Villani, che proporrà brani della tradizione liscio ma anche rivisitazioni pop in grado di coinvolgere i più giovani. Domenica 14 settembre, con apertura degli stand già dalle 18, la chiusura è affidata all’Orchestra Monti, vera garanzia di melodie travolgenti e cori spontanei sotto le stelle. Il cuore logistico della festa resta la grande area cucina, dove volontari in camicia bianca e fazzoletti colorati sfornano centinaia di batarò ininterrottamente.
L’avvio ufficiale spetta però alla serata di venerdì 12 settembre, dedicata in modo esplicito ai ragazzi: dalle 19.30 si susseguiranno sul palco il duo Silvia&Nick, il ritmo di Vitaliano Dj alle 20.30 e, a notte inoltrata, l’esplosione reggae-dance di Koppamusic prevista per le 00.30. Gli stand del comitato apriranno alle 19, affiancati da una friggitoria mobile e da un corner cocktail curato da barman della valle. Per chi arriva da Pianello è previsto un servizio navetta gratuito, ideale per lasciare l’auto a casa e godersi l’evento in tutta sicurezza, senza pensieri legati al parcheggio.
Più di un evento gastronomico: marketing e identità territoriale
Al di là dell’aspetto conviviale, la manifestazione riveste un ruolo strategico nella promozione dell’Alta Val Tidone. Il sindaco Franco Albertini lo ribadisce con convinzione, ricordando che il Batarò rappresenta una delle tre denominazioni comunali d’origine riconosciute dal Comune, insieme al Nero di Pecorara e alla patata di Busseto. Secondo l’amministrazione, puntare su questi prodotti significa costruire una narrazione coerente che, da un lato, aumenti l’attrattività turistica e, dall’altro, rafforzi il tessuto economico di piccole aziende agricole, artigiani e realtà commerciali che trovano in simili occasioni una ribalta essenziale.
Il risultato di questo approccio va oltre i numeri delle presenze. L’enogastronomia diventa veicolo identitario, capace di trasferire in un assaggio la storia di colline coltivate, di pascoli e di cantine. Gli ospiti che raggiungono Sala Mandelli per gustare il batarò spesso decidono di tornare per percorrere sentieri, visitare borghi vicini e acquistare prodotti tipici, innescando un circolo virtuoso che la comunità coltiva da quattro decenni. La festa, dunque, non è un semplice appuntamento di fine estate, bensì una piattaforma relazionale dove chi produce, chi amministra e chi partecipa condivide un obiettivo comune: proteggere le tradizioni trasformandole in opportunità di futuro.
