La nuova edizione dell’Atelier Musicale sta per riaprire le porte alla Camera del Lavoro di Milano: dal 20 settembre la rassegna tornerà a far dialogare jazz e classica contemporanea in un calendario che, da trentun anni, propone prime esecuzioni, incontri inediti e un ascolto pomeridiano pensato per un pubblico curioso.
Una tradizione lunga trent’anni che guarda avanti
La rassegna, orchestrata dall’associazione culturale Secondo Maggio, si distingue da oltre tre decenni per un format che combina concerti accuratamente selezionati a strumenti di approfondimento pensati per accompagnare l’ascoltatore. Programmi di sala dettagliati ma agili, brevi guide introduttive e il comodo orario delle 17.30 hanno creato nel tempo una comunità di spettatori consapevoli e partecipi, apprezzata dagli artisti che si sono avvicendati sul palco dell’auditorium Di Vittorio. La musica diventa così esperienza condivisa, non mero intrattenimento, grazie a un contesto capace di stimolare la curiosità e il senso critico del pubblico.
Sin dalla nascita, l’Atelier non ha mai inseguito le consuetudini del cartellone milanese, preferendo proporre prime esecuzioni – in molti casi assolute, in altri milanesi – e progetti che altrove difficilmente troverebbero spazio. La XXXI edizione rinnova tale vocazione con un ventaglio di idee che attraversa stili, generazioni e provenienze geografiche, confermando la convinzione che vera azione culturale significhi colmare ciò che manca, non replicare ciò che è già conosciuto. Il pubblico, di conseguenza, si trova a esplorare repertori inediti, confrontandosi con linguaggi nuovi e interpretazioni fuori schema.
Un mosaico sonoro tra jazz europeo e ricerca colta
Il cartellone 2025–2026 si apre il 20 settembre con il Next Quartet di Claudio Fasoli, emblema di una visione europea del jazz che privilegia la composizione quanto l’improvvisazione. Accanto al leader, i compagni di viaggio Simone Massaron alla chitarra, Tito Mangialajo Rantzer al contrabbasso e Stefano Grasso alla batteria plasmano paesaggi sonori costruiti su spazi calibrati e temi cesellati, molti dei quali tratti da Hasard, l’album pubblicato nel 2024, senza trascurare pagine dei precedenti Ambush e Next, quest’ultimo premiato dalla critica italiana nel 2021.
Il dialogo fra generi e culture trova ulteriori declinazioni nei progetti di Oscar Del Barba con Tino Tracanna, nelle sperimentazioni che Mauro Ottolini e Giovanni Falzone intrecciano con rap e funky, così come nel trio svizzero-anglo-brasiliano del batterista Florian Arbenz. Queste formazioni, ciascuna con un proprio lessico, dimostrano quanto il jazz contemporaneo sappia recepire stimoli globali, rielaborandoli con sensibilità europea. L’Atelier, in tal modo, diventa specchio di una scena in continua evoluzione, capace di superare confini geografici e stilistici senza perdere radici e identità.
Omaggi, debutti e la vetrina per i giovani
Non mancano i tributi, immancabile filo rosso delle stagioni dell’Atelier. Enrico Intra riunirà musicisti che hanno condiviso il palco con il compianto Emilio Soana, scomparso in gennaio, in un sentito omaggio al trombettista. Altrettanto significativo il progetto con cui Marco Mariani anticipa il centenario di Miles Davis, reinterpretandone l’eredità attraverso una prospettiva attuale. Chiude l’ideale percorso celebrativo il trombone summit, ritratto parallelo di J. J. Johnson e del nostro Marcello Rosa, destinato a far emergere affinità e divergenze di due voci che hanno segnato lo strumento.
Lo sguardo verso il futuro è incarnato dal quartetto del sassofonista Lorenzo Simoni, giovane formazione che rilegge l’eredità di Ornette Coleman con un pensiero aperto al jazz odierno. In ambito classico, l’Atelier offre pagine raramente ascoltate: il Progetto Pasolini del compositore Alessandro Solbiati, il recital del pianista Simone Pedroni e l’esplorazione della musica statunitense curata dall’Ensemble Garbarino. A completare la panoramica, la violinista Jingzhi Zhang, il Trio Bedrich e l’incontro fra i clarinettisti Natalia Benedetti e Guido Arbonelli, tasselli che testimoniano la costante attenzione verso i talenti emergenti.
Date, biglietti e protagonisti dietro le quinte
La trentunesima stagione si sviluppa dal 20 settembre 2025 al 7 marzo 2026 nell’auditorium Di Vittorio della Camera del Lavoro, in corso di Porta Vittoria 43 a Milano. L’inizio dei concerti resta fissato alle 17.30, orario che favorisce chi preferisce il pomeriggio alla sera. Il biglietto singolo costa 10 euro, cui si aggiunge la tessera associativa – 5 euro per l’iscrizione ordinaria, 10 euro per chi desidera offrire un sostegno più consistente – mentre l’abbonamento completo è proposto a 80 euro, soluzione ideale per seguire l’intero percorso musicale.
A dirigere e coordinare la rassegna sono Giuseppe Garbarino e Maurizio Franco, quest’ultimo autore anche delle introduzioni che precedono ciascun concerto. L’organizzazione fa capo all’associazione culturale Secondo Maggio, guidata dal presidente Gianni Bombaci con la vicepresidenza di Enrico Intra. L’apertura affidata a Claudio Fasoli conferma il legame della manifestazione con figure che ne hanno accompagnato la crescita: il sassofonista, coadiuvato dal fedele quartetto, porterà sul palco una selezione di brani in cui ritmica, interplay ed elettronica si fondono in un racconto personale, capace di restituire al pubblico il senso di un cammino artistico sempre in movimento.
