Il rientro lampo di Harry a Londra alimenta l’idea di un incontro con re Carlo; eppure, dietro le quinte, il clima resta segnato da scetticismo e cautela.
Fiducia in frantumi
Le parole dell’esperto di vicende reali Hugo Vickers hanno scandito l’arrivo del secondo figlio del sovrano nel Regno Unito. Secondo lo storico biografo, la famiglia non considera più affidabile Harry, convinta che il principe abbia infranto un patto di riservatezza dopo la pubblicazione di “Spare”. Nel suo ragionamento, Vickers sottolinea come quel volume, ricco di confessioni intime, abbia provocato “molti danni” all’istituzione monarchica, aggiungendo che la sfiducia interna si traduce in una sorveglianza serrata su ogni mossa di chi un tempo era considerato il più schietto dei Windsor.
“Sarebbe nell’interesse di tutti”, ribadisce lo studioso, se il duca riuscisse a ricucire i rapporti con il padre. Tuttavia, la strada indicata appare in salita: occorrerebbero scuse pubbliche e rassicurazioni personali, non soltanto a Carlo ma anche al primogenito William. Senza un gesto concreto, ammonisce Vickers, il rapporto dei Sussex con la monarchia rischia di sfilacciarsi definitivamente, con ricadute sull’immagine complessiva della Corona in una fase già complicata dalla malattia del sovrano.
Un incontro tutto da decifrare tra padre e figlio
Mentre il principe attende un eventuale invito, Carlo III si appresta a lasciare la residenza scozzese per rientrare nella capitale, come ogni settimana, per sottoporsi alle cure oncologiche e per la tradizionale udienza con il primo ministro. Questa finestra temporale rappresenta l’unica occasione possibile perché i due si stringano la mano prima che Harry riparta per la California. A palazzo, molti ricordano la supplica che il re rivolse tempo fa al figlio – “Non rendere infelici i miei ultimi anni” – e si chiedono se ora sia giunto il momento di mettere davvero fine alle tensioni.
L’agenda ufficiale del sovrano, priva di eventi pubblici in questi giorni, sembra lasciare spazio a un colloquio privato, ma nessuno conferma. C’è chi teme che ogni conversazione possa finire di nuovo sulle pagine di un futuro capitolo autobiografico, acuendo la riluttanza di chi dovrebbe organizzare l’incontro. L’urgenza, dunque, non è solo emotiva ma anche logistica: il tempo stringe, i rispettivi voli incombono e la comunicazione tra le due parti resta affidata a canali ristretti e prudenti.
Agenda fitta prima del rientro
Nell’attesa di una convocazione che potrebbe non arrivare mai, il principe ha onorato il programma stabilito. Nel pomeriggio di oggi ha raggiunto l’Imperial College, dove ha visitato il Centro per gli studi sulle ferite da esplosivi, struttura d’avanguardia che da anni incontra la sua sensibilità verso i reduci di guerra. L’appuntamento ha offerto alla stampa poche immagini formali, nessuna dichiarazione clamorosa, ma ha testimoniato la volontà di Harry di mantenere fede agli impegni pubblici nonostante l’incertezza familiare.
Domani mattina, prima di salire sull’aereo che lo riporterà negli Stati Uniti, parteciperà a un incontro ristretto organizzato dal Diana Award. Sarà l’ultimo tassello di un soggiorno durato quattro giorni, scandito da un susseguirsi di eventi carichi di significato simbolico ma orfani, finora, della scena più attesa: l’abbraccio con il padre malato. Se quella stretta di mano avverrà, non è dato saperlo; di certo, la sua assenza peserebbe come un macigno sulle cronache reali e sulle speranze di riconciliazione.
