Il commento dell’eurodeputato Carlo Fidanza alla relazione sullo Stato dell’Unione scuote lo scenario politico di Strasburgo: la sintesi severa di un’aula divisa, le accuse a strategie industriali che avrebbero accantonato la competitività europea, ma anche il riconoscimento di passi avanti sull’immigrazione. Un intervento che traccia il perimetro del dibattito futuro.
Politiche industriali e competitività smarrita
Quando è arrivato il passaggio sulle politiche industriali, Carlo Fidanza ha scelto toni netti, prendendo di mira l’orientamento “ultra green” che, a suo giudizio, ha guidato la precedente Commissione. Secondo l’europarlamentare, quell’impostazione avrebbe sottratto ossigeno al cuore manifatturiero del continente, in particolare al comparto automotive, trascinato fuori pista da regolamenti pensati più per la teoria che per i bilanci delle fabbriche. L’idea di rimediare con micro utilitarie elettriche targate Europa è stata liquidata come un cerotto su una ferita profonda, un rimedio che non risponde alla dimensione del problema.
Il parlamentare di Fratelli d’Italia ha tracciato un parallelo tra le ambizioni climatiche annunciate nei corridoi di Bruxelles e la realtà dei capannoni che stanno spegnendo i macchinari. L’Europa, ha ribadito, non può permettersi di essere soltanto compratrice di tecnologie disegnate altrove; occorre piuttosto recuperare catene di fornitura e investimenti domestici, altrimenti il Vecchio Continente resterà spettatore del rilancio industriale nordamericano e asiatico. Reimpostare il dossier energetico e abbattere la burocrazia sui brevetti sono, a suo dire, passaggi imprescindibili per ridare respiro ai lavoratori e alle imprese che ancora credono nell’innovazione europea.
Un’alleanza europeista che non regge
Nelle prime battute del dibattito seguito al discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato da Ursula von der Leyen, l’esponente del gruppo Ecr ha colto, a suo avviso, il sintomo di una crepa profonda. Ha osservato come socialisti, liberali e verdi, presentati alla vigilia come colonna portante della cosiddetta «maggioranza europeista», abbiano respinto quasi ogni proposta chiave licenziata dall’esecutivo comunitario nell’ultimo anno. Un comportamento che, secondo Fidanza, certifica il fallimento del tentativo di ricomporre una coalizione parlamentare stabile attorno alla presidente uscente.
In aula, ha ricordato il deputato italiano, la matematica conta più dei proclami: se si vuole approvare la legislazione che serve a rilanciare la competitività e a varare bilanci credibili, occorrerà allargare il perimetro delle intese a forze politiche che oggi non siedono nel perimetro della maggioranza di palazzo Berlaymont. “Servono voti concreti, non etichette”, ha sintetizzato. Una sfida che riguarda tutti i gruppi, perché l’alternativa è trascinare l’Unione in una paralisi decisionale mentre Stati Uniti e Cina corrono velocemente.
Immigrazione: la svolta delle frontiere
La parte dell’intervento di von der Leyen dedicata all’immigrazione ha incassato, da parte di Fidanza, un riconoscimento misurato ma significativo. Il presidente della Commissione ha infatti riproposto, quasi testualmente, i tre cardini invocati da Roma negli ultimi mesi: protezione delle frontiere esterne, rimpatri effettivi e accordi operativi con paesi terzi per colpire direttamente le reti criminali che traghettano i migranti. L’eurodeputato ha definito questo passaggio un segnale di ascolto nei confronti delle istanze italiane e una correzione di rotta attesa a lungo.
In passato, ha ricordato l’esponente dei conservatori, le soluzioni avanzate ruotavano quasi esclusivamente intorno alla ridistribuzione interna, un meccanismo che si è rivelato lento, controverso e talvolta del tutto inefficace. La nuova impostazione, pur ancora da tradurre in normativa vincolante, sposta invece la bussola verso un controllo diretto dei confini marittimi e terrestri dell’Unione, collegando i canali legali di ingresso ai piani di sviluppo nei paesi di origine. Un cambio di paradigma che, sottolinea Fidanza, potrà funzionare solo se accompagnato da fondi adeguati e dalla volontà politica di far rispettare gli accordi.
