Il silenzio raccolto della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri è stato spezzato da un gesto improvviso e violento, quando una donna ha scagliato sacchetti di feci contro alcuni affreschi protetti.
Un gesto che ha scioccato fedeli e visitatori
Erano le prime ore di una mattinata ancora fresca quando, all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri in piazza della Repubblica, la routine delle preghiere e dei passi dei turisti è stata bruscamente interrotta. Tra il brusio dei pellegrini radunati per il Giubileo e il ritmo regolare delle funzioni, una figura femminile si è fatta largo sino alle vicinanze dell’altare. In un attimo, dallo zaino ha estratto un involucro e, con gesto repentino, lo ha lanciato verso le superfici dipinte. Il suo contenuto, feci umane, ha colpito gli affreschi collocati a livello dell’occhio, trasformando la quiete del luogo di culto in sconcerto e allarme.
Solo dopo alcuni istanti di confusione i presenti hanno realizzato la natura dell’accaduto: l’autrice era una sessantenne austriaca, priva di domicilio stabile, che da qualche tempo gravitava nel centro della capitale. A differenza di un semplice atto di vandalismo, il bersaglio scelto – le opere pittoriche poste ai lati dell’altare – ha assunto un peso simbolico particolare, dal momento che la Basilica, progettata da Michelangelo, è sede delle principali celebrazioni istituzionali del Paese. La donna non ha proferito parola né motivato il suo gesto, limitandosi a osservare il risultato dell’insulto prima di essere fermata.
La risposta immediata delle forze dell’ordine
Allertato dal personale addetto alla sicurezza, un pattuglia della Polizia di Stato è intervenuta in pochi minuti. Gli agenti hanno isolato l’area interessata, impedendo che la sostanza organica potesse diffondersi e mettendo in sicurezza i visitatori sotto choc. L’identificazione della responsabile è avvenuta senza difficoltà: il passaporto austriaco ancora nel suo zaino ha confermato la nazionalità, mentre precedenti tentativi di fare ingresso in altre chiese capitoline risultavano già segnalati. Il provvedimento immediato è stato la denuncia a piede libero per danneggiamento di luoghi sacri, reato previsto dal codice penale per chi colpisce o imbratta spazi di culto.
Concluso il sopralluogo, gli specialisti della polizia scientifica hanno raccolto campioni e documentato lo stato degli affreschi. Nessun danno strutturale irreversibile, ha rassicurato poco dopo la direzione della Basilica, evidenziando che la pellicola di plexiglass installata anni fa ha costituito un argine decisivo. L’area resterà comunque transennata per consentire un intervento di sanificazione profonda e la verifica del microclima interno. La Procura valuterà ora se chiedere una perizia psichiatrica, dato il comportamento ritenuto irrazionale e la condizione di senzatetto dell’indagata.
Un patrimonio secolare difeso dal plexiglass
La Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri rappresenta molto più di un semplice luogo di culto: sorge tra le vestigia delle antiche Terme di Diocleziano e porta la firma di Michelangelo Buonarroti, che ne reinterpretò gli spazi nel XVI secolo. Negli anni, il complesso è diventato teatro di cerimonie di Stato, liturgie solenni e iniziative internazionali. All’interno, accanto a capolavori cinquecenteschi, convivono affreschi più recenti installati a metà Novecento, oggetto dell’atto vandalico. La scelta di proteggerli con barriere trasparenti non nasce da un capriccio, ma da protocolli di tutela ormai consolidati in tutto il mondo.
Proprio questa protezione ha evitato conseguenze ben più gravi. Secondo quanto riferito dal personale artistico, le pitture colpite si trovano sulle pareti laterali ad altezza uomo, dunque esposte a eventuali contatti accidentali. L’urto del sacchetto non ne ha intaccato direttamente i pigmenti, e la sostanza organica si è fermata sullo schermo di plexiglass. Un team di restauratori ha già predisposto prodotti neutri per la pulizia, così da scongiurare reazioni chimiche. Pur essendo opere giudicate “relativamente più moderne”, la loro perdita avrebbe rappresentato un colpo al percorso artistico che racconta l’evoluzione della Basilica attraverso i secoli.
Una ferita simbolica durante il Giubileo
Il valore simbolico dell’episodio è amplificato dal contesto: la capitale sta vivendo le giornate intense del Giubileo, con flussi costanti di pellegrini provenienti da ogni continente. Le autorità ecclesiastiche avevano raddoppiato le misure di sicurezza, consapevoli dei potenziali rischi connessi alle grandi adunanze. Ciononostante, l’azione solitaria di una persona apparentemente isolata è riuscita a violare per qualche minuto la percezione di inviolabilità che avvolge il luogo. I testimoni hanno raccontato un silenzio raggelato, seguito da preghiere sussurrate, quasi che l’offesa materiale pretendesse una risposta spirituale immediata.
Ora che il clamore iniziale si è affievolito, resta la domanda su come proteggere in maniera ancora più efficace i tesori artistici che impreziosiscono il nostro Paese, senza trasformare le chiese in fortezze inaccessibili. La direzione della Basilica, pur annunciando nuovi controlli mirati agli ingressi, insiste sul fatto che l’accoglienza resta missione primaria. Benché le opere non abbiano subito danni irreparabili, l’episodio richiama tutti – cittadini, istituzioni, visitatori – a un senso di responsabilità collettiva verso il patrimonio culturale. Solo così, la bellezza potrà continuare a parlare a ciascuno, senza timore di essere zittita da gesti insensati.
