La sala del Rettorato ha trattenuto il respiro quando Paola Cortellesi ha ricevuto il dottorato honoris causa in Scienze infermieristiche e sanità pubblica dell’Università di Roma Tor Vergata, segno tangibile di un legame profondo tra creatività artistica e impegno sociale.
Il riconoscimento
La cerimonia, introdotta dal rettore Nathan Levialdi Ghiron, ha assunto il tono di un tributo corale, più che di un semplice atto accademico: non si è trattato soltanto di consegnare un titolo ad una straordinaria interprete dello spettacolo, ma di celebrare una donna che ha intrecciato talento e responsabilità, mettendo la propria immagine al servizio di cause essenziali. Il Magnifico Rettore ha pronunciato parole di profonda emozione e «sincera gratitudine», sottolineando come l’artista abbia scelto, fin dall’inizio della sua carriera, di affiancare alla comicità incisiva e alla forza drammatica un impegno costante nella tutela dei diritti delle persone più vulnerabili.
La platea ha ascoltato in silenzio mentre il rettore ricordava le battaglie civili abbracciate da Cortellesi: la difesa dei diritti delle donne, dell’infanzia e degli adolescenti, fino alla promozione del diritto universale alla salute. Non si tratta di impegni di facciata; con continuità, l’attrice ha sostenuto la ricerca scientifica, la prevenzione e la raccolta fondi per gli ospedali pubblici, dimostrando una vicinanza autentica a chi vive fragilità e sofferenza. Le sue parole, spesso penetranti e dirette, hanno costantemente richiamato l’attenzione sul valore delle persone, dei pazienti e degli operatori che quotidianamente tengono in piedi il Servizio sanitario nazionale, evidenziandone la centralità in un momento storico segnato da incertezze e tagli.
Un percorso di responsabilità civile
Dal palco universitario il rettore ha ripercorso, quasi come in una narrazione cinematografica, le numerose campagne che hanno visto protagonista l’artista. Dalla partecipazione a Telethon per finanziare lo studio sulle malattie genetiche alla campagna «Niente panico», dedicata alla prevenzione del tumore al seno, Paola Cortellesi si è messa in gioco senza riserve, prestando volto e voce a iniziative che mirano a cambiare mentalità prima ancora che comportamenti. La continuità di questo impegno testimonia un senso di responsabilità che trascende il palcoscenico.
All’elenco si aggiungono «Io non rischio», focalizzata sui pericoli cardiovascolari, e «Vacciniamoli», pensata per promuovere la vaccinazione dei più piccoli. In piena emergenza pandemica, quando molti professionisti sanitari vivevano momenti di grande difficoltà, l’attrice ha prestato il proprio sostegno all’iniziativa «Noi con gli infermieri» della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche. Ogni campagna ha inciso nella coscienza collettiva, dimostrando che la comunicazione può trasformarsi in azione concreta quando è guidata da credibilità e sensibilità genuina verso la salute pubblica.
Dedizione alla sanità pubblica
Durante il proprio intervento, Levialdi Ghiron ha ricordato che Cortellesi non ha mai esitato a esprimere preoccupazione per il destino della sanità pubblica italiana, sollecitando un dibattito che tenga al centro i diritti di chi cura e di chi viene curato. Le sue dichiarazioni, spesso diffuse su palcoscenici mediatici di grande visibilità, hanno messo in luce la necessità di garantire risorse adeguate, tutele e riconoscimento agli operatori che assicurano l’accesso alle cure: una chiamata collettiva alla responsabilità che l’ateneo ha voluto riconoscere pubblicamente.
Particolarmente significativo, ha sottolineato il rettore, è il sostegno che l’attrice ha riservato alla professione infermieristica, restituendole dignità e visibilità attraverso parole, gesti e interpretazioni artistiche. In un periodo storico in cui l’assistenza è spesso data per scontata, Cortellesi ha contribuito a far emergere la dimensione umana di un lavoro considerato la spina dorsale del sistema di cura. Con la sua partecipazione pubblica, ha offerto un tributo simbolico ma potentissimo a migliaia di professionisti che, dietro le quinte, garantiscono quotidianamente sicurezza e benessere ai cittadini.
L’arte che illumina le disuguaglianze
Il recente film «C’è ancora domani» è stato portato come esempio concreto di questo intreccio fra arte e responsabilità. La pellicola, acclamata da pubblico e critica, racconta con delicatezza e forza la condizione femminile, denunciando la persistenza di disuguaglianze e mostrando il coraggio di chi difende la propria libertà. Attraverso immagini e dialoghi potenti, l’opera invita a riflettere sul lavoro silenzioso che le donne svolgono ogni giorno in nome della cura, spesso senza il riconoscimento che meritano, e ribadendo la necessità di un cambiamento culturale che coinvolga l’intera società.
Non è un caso che il rettore abbia parlato di «strumento di consapevolezza collettiva»: la narrazione cinematografica si è trasformata in un veicolo di dialogo nuovo e necessario per il Paese. La platea, toccata dalle immagini del film, ha colto l’invito a non voltarsi dall’altra parte di fronte alle ingiustizie. Il cinema, in questo contesto, diventa un luogo d’incontro, capace di unire generazioni diverse in una riflessione condivisa sul valore della cura, della libertà e della dignità umana più profonda.
