La strada che separa il mulino di Collecchio dal giovane “Bosco del Molino” non è lunga, ma racconta il cammino di Agugiaro & Figna, che trasforma la farina in un progetto di responsabilità ambientale. Un impegno quotidiano fatto di azioni concrete, convinto che la sostenibilità nasca da gesti misurabili più che da proclami.
Il valore dei piccoli gesti quotidiani
«Se ognuno mette il proprio tassello, l’immagine finale prende forma», ripete spesso il presidente Giorgio Agugiaro, ricordando che agire conta più di predicare. Il concetto dei “piccoli gesti” guida ogni decisione del gruppo: dalle riduzioni dei consumi alle scelte di forniture, ogni elemento viene analizzato con l’idea di ridurre l’impronta di carbonio. L’obiettivo è semplice quanto ambizioso: portare sul mercato una farina ottenuta con processi quasi privi di emissioni, senza snaturare la qualità che fa di Agugiaro & Figna uno dei principali player italiani nel frumento tenero.
La presa di coscienza nasce dal campo. Negli ultimi anni siccità record in Canada e piogge torrenziali in Francia hanno falcidiato i raccolti, azzerando fino a un 35% la produzione di grano. Per chi macina frumento da oltre cinquant’anni, vedere spighe senza chicchi o carri di cereale destinati all’alimentazione animale è stato un segnale impossibile da ignorare. L’emergenza climatica non è più teoria ma pratica quotidiana, e proprio per questo il gruppo ha deciso di definire obiettivi misurabili, fondati su scelte tecnologiche e forestali che possano incidere davvero.
Un viaggio industriale che parte da due famiglie di mugnai
La storia di Agugiaro & Figna inizia ufficialmente il 1º maggio 2003, quando le attività di Molini Agugiaro di Padova si fondono con quelle di Molini Figna di Collecchio. In realtà il racconto scorre su un filo molto più antico: due dinastie di mugnai che, attraversando secoli, hanno continuato a trasformare il grano in farina seguendo il passo dell’innovazione. La fusione ha rappresentato la risposta alla nuova economia globale, consapevole che il comparto molitorio, legato a una materia prima dal basso valore aggiunto, necessita di sinergie per competere e crescere.
Da quell’unione è nato un gruppo che oggi macina circa 300.000 tonnellate di frumento tenero l’anno in tre stabilimenti – Veneto, Emilia e Umbria – grazie al lavoro di 180 dipendenti impegnati 24 ore su 24. Il fatturato, che nei picchi del 2021 e del 2022 ha sfiorato i 170 milioni di euro complice l’impennata dei listini del grano, si attesta ora oltre quota 150 milioni. Quasi un terzo della produzione viaggia all’estero, raggiungendo sessanta Paesi e generando ricavi superiori a 30 milioni, testimonianza di come la farina italiana possa parlare svariate lingue senza perdere identità.
Energia pulita: il motore silenzioso dei tre stabilimenti
Dal 2019 l’azienda alimenta i mulini esclusivamente con energia proveniente da fonti rinnovabili. Un impianto fotovoltaico interno copre una frazione del fabbisogno, mentre il resto arriva da un accordo a lungo termine con Edison, che costruirà un parco green in provincia di Pordenone. La peculiarità di un ciclo produttivo che non si ferma mai – ventiquattr’ore al giorno, sette giorni su sette – consente a Agugiaro & Figna di assorbire interamente la produzione del nuovo impianto, garantendo così continuità operativa senza ricorrere a fonti fossili.
La scelta dell’elettricità verde si accompagna a un profondo rinnovamento tecnologico. Ogni volta che un macchinario raggiunge fine vita, viene sostituito da modelli di ultima generazione progettati per contenere i consumi, ottimizzare la macinazione e ridurre al minimo le perdite di materia prima. Il risparmio energetico non è considerato un plus, ma parte integrante del processo, così come il monitoraggio costante dei dati: un sistema di sensori segue in tempo reale i flussi di potenza, consentendo interventi tempestivi e prevenendo sprechi nascosti.
Il Bosco del Molino: 18.000 radici per il futuro
Accanto allo stabilimento di Collecchio, in provincia di Parma, si sta sviluppando un polmone verde di 13 ettari. Il “Bosco del Molino”, composto da 18.000 alberi selezionati da un consorzio universitario, cresce seguendo un piano scientifico che ne misura l’assorbimento di anidride carbonica. Le specie arboree sono diversificate per garantire biodiversità e resilienza, mentre un sistema di irrigazione di soccorso assicura la sopravvivenza nei periodi di siccità. Entro il 2030 la foresta permetterà all’azienda di neutralizzare le proprie emissioni residue, completando il percorso verso una farina praticamente CO2 free.
Il progetto forestale richiede investimenti consistenti in termini di messa a dimora, manutenzione e monitoraggio, eppure – ammette il vertice dell’azienda – il mercato non remunera ancora in modo tangibile tale impegno. I consumatori apprezzano il valore ambientale, ma spesso non dispongono di margini economici per pagare un sovrapprezzo sulla farina. Ciò non scoraggia la direzione: la convinzione è che l’investimento vada giudicato sul lungo periodo, quando la reputazione di sostenibilità diventerà un differenziale competitivo e, soprattutto, un lascito per le generazioni future.
Tecnologia, packaging e abitudini: l’innovazione che non si vede
La ricerca della coerenza ambientale si estende oltre i grandi progetti. Nelle linee di confezionamento sono scomparsi gli elementi in plastica laddove non indispensabili: sacchi, etichette e accessori vengono realizzati con materiali a più rapida degradazione, mantenendo comunque la resistenza necessaria a proteggere il prodotto durante il trasporto internazionale. La revisione non è avvenuta per addizione, ma per sottrazione: ogni componente superfluo è stato eliminato, perseguendo la filosofia del “meno e meglio” che caratterizza l’intero percorso di Agugiaro & Figna.
L’attenzione si riflette anche nei gesti più semplici all’interno degli uffici e dei reparti produttivi. Le bottiglie di acqua minerale in PET sono state sostituite da erogatori collegati alla rete idrica, utilizzati con caraffe riutilizzabili; i bicchieri sono passati alla carta biodegradabile. Il presidente riconosce che, in termini matematici, l’impatto di queste misure è minuscolo, ma insiste sul loro valore educativo: se la sostenibilità non abita nel quotidiano, resta un’idea vaga. Ogni singolo dipendente diventa così ambasciatore di un nuovo modo di vivere l’impresa.
Responsabilità condivisa e futuro sostenibile
Guardando oltre i confini aziendali, Giorgio Agugiaro invita istituzioni, imprese e cittadini a riconoscere il proprio ruolo nel contrasto al cambiamento climatico. L’obiettivo non è cercare eroi solitari, ma mettere in rete azioni ordinarie che, sommate, possano rallentare la crisi ambientale. Il messaggio è privo di estremismi: fare la propria parte, tutti i giorni, con realismo e costanza. L’esperienza del gruppo dimostra che esistono margini di intervento in ogni segmento della filiera, dalla scelta dell’energia fino al bicchiere alla macchinetta del caffè.
Con la consapevolezza di aver compiuto passi importanti ma non definitivi, l’azienda prosegue il proprio tragitto verso una molitura a impatto zero. Il traguardo è fissato, ma il percorso resta aperto e dinamico, pronto ad accogliere tecnologie e pratiche che ancora non esistono. È l’idea di sostenibilità come processo, non come medaglia, che spinge Agugiaro & Figna a rinnovarsi ogni giorno, nella certezza che coltivare la terra e rispettare il clima possano – anzi debbano – essere due facce della stessa farina.
