Nel fermento della Mostra del Cinema di Venezia, insegnanti, dirigenti e operatori culturali si sono ritrovati per discutere di come il cortometraggio possa diventare, a tutti gli effetti, uno strumento didattico curricolare capace di emozionare, ridurre la dispersione scolastica e stimolare competenze trasversali.
L’educazione all’immagine entra in aula
La tavola rotonda intitolata “Media Education: il potere didattico del cinema breve”, ospitata nella cornice veneziana, ha messo in luce una sfida che scuole di ogni ordine affrontano quotidianamente: introdurre strumenti capaci di combinare contenuto formativo e impatto emotivo durante le ore di lezione. Dirigenti e docenti hanno sottolineato come il cortometraggio, grazie alla sua durata contenuta e alla densità narrativa, possa favorire l’attenzione degli studenti, stimolare riflessioni rapide e, soprattutto, contrastare la dispersione scolastica. Il dibattito ha evidenziato l’urgenza di spostare l’uso del cinema breve da attività parascolastiche a prassi curricolare strutturata, riconoscendone il potenziale nello sviluppo di competenze trasversali.
Simbolo concreto di questa prospettiva è stato il cortometraggio Next One, firmato da Guglielmo Poggi e Marta Pozzan. L’opera, che affronta con delicatezza e rigore il tema della violenza di genere, ha ricevuto a Venezia il Premio ClasseViva Extra per l’impegno civile e l’efficacia educativa. Grazie alla sinergia fra Gruppo Spaggiari Parma e WeShort, il film è ora disponibile per tutti gli istituti attraverso la piattaforma ClasseViva Extra. Rendere accessibili contenuti di qualità al più vasto numero di studenti costituisce, secondo i promotori, il primo passo per trasformare la media education in un’esperienza quotidiana e inclusiva all’interno delle classi.
La forza dei racconti brevi e l’alleanza scuola–impresa
In occasione dell’incontro, Nicola de Cesare, amministratore delegato del Gruppo Spaggiari Parma, ha ricordato che la missione dell’azienda non si esaurisce nell’erogazione di servizi gestionali. Secondo il manager, accanto alla routine, esiste un territorio “extra-ordinario” di esperienze capaci di ispirare la comunità educante. Proprio questa consapevolezza ha dato vita a ClasseViva Extra, uno spazio digitale dove gli istituti possono raccontare le loro buone pratiche e allo stesso tempo attingere a materiali didattici innovativi. De Cesare ha sottolineato come il linguaggio audiovisivo parli il lessico quotidiano delle nuove generazioni, risultando un alleato formidabile per rafforzare motivazione e senso di appartenenza.
Parole affini sono giunte da Alex Loprieno, ideatore di WeShort, piattaforma dedicata alla distribuzione di cinema breve. Il fondatore ha evidenziato che, grazie alla durata contenuta, un corto può raggiungere il cuore dello spettatore prima che l’attenzione si disperda. La collaborazione con Gruppo Spaggiari Parma, ha affermato, consente di offrire ai docenti un catalogo strutturato di opere selezionate, pronte per l’uso didattico dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado. L’obiettivo comune è democratizzare l’accesso al linguaggio audiovisivo affinché diventi parte organica del percorso formativo e non semplice intrattenimento pomeridiano.
Voci dai dirigenti scolastici
La dimensione emozionale è stata ribadita con forza anche dai dirigenti scolastici chiamati a intervenire. Amanda Ferrario, alla guida dell’Istituto “Tosi” di Busto Arsizio, ha ricordato che una scuola incapace di far battere il cuore agli studenti rischia di diventare soltanto un luogo di passaggio, privo di radici e prospettive. Secondo la dirigente, immagini e narrazione cinematografica restituiscono ai ragazzi la libertà di sognare e di costruire visioni personali del futuro, ingredienti indispensabili per un apprendimento solido e duraturo. Quando si accende lo schermo – ha spiegato – gli occhi si alzano dal banco e l’ascolto diventa autentico.
Su questa stessa lunghezza d’onda si è mosso Daniele Barca, dirigente dell’Istituto Comprensivo 3 di Modena, che ha raccontato di aver trasferito nel curricolo attività nate come laboratori pomeridiani, così da “tenere tutti dentro al cerchio”, soprattutto gli studenti maggiormente a rischio di esclusione. Una linea condivisa da Salvatore Giuliano, alla guida dell’IISS “Majorana” di Brindisi, convinto che la scuola debba proteggere creatività e pensiero divergente come beni comuni. Entrambi sostengono che il cinema breve, integrato con metodo, riesca a offrire ai ragazzi strumenti per interpretare la realtà coltivando, al contempo, spirito critico e immaginazione.
Il contributo della cultura collettiva
Alle testimonianze della scuola si sono affiancate quelle del mondo culturale. Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ha messo in guardia sull’urgenza di un’educazione all’immagine in un’epoca dove il linguaggio prevalente è visivo e iper-veloce. Dal canto suo, il Giffoni Film Festival ha ricordato l’esperienza pluridecennale che chiama migliaia di studenti a essere giurati attivi, trasformando la visione dei film in esercizio di cittadinanza. Non meno significativo l’esempio del Lago Film Fest, che nel suo contesto territoriale ha saputo usare il cortometraggio come collante di comunità, generatore di benessere sociale e occasione di dialogo intergenerazionale.
In questo orizzonte si colloca anche il contributo de La Fabbrica, Società Benefit parte del Gruppo Spaggiari Parma, che ha invitato a rafforzare l’alleanza fra scuola, imprese e istituzioni culturali. L’obiettivo, è stato sottolineato, consiste nel trasformare i giovani da semplici consumatori di contenuti in creatori consapevoli e responsabili, capaci di esercitare uno sguardo critico sul mondo digitale che li circonda. Attraverso percorsi di media education centrati sul cinema breve, la società intravede la possibilità di fornire competenze creative spendibili tanto nell’ambito accademico quanto in quello professionale, valorizzando curiosità, resilienza e capacità di narrare la complessità.
Uno sguardo al futuro
Il confronto veneziano ha quindi tracciato una rotta chiara: integrare il cortometraggio nei piani di studio non è un lusso ma una necessità didattica che parla la lingua delle nuove generazioni. Se la scuola saprà aprirsi a pratiche di media education sistematiche, valorizzando piattaforme come ClasseViva Extra e la rete di festival e musei del territorio, potrà ridurre l’abbandono scolastico e alimentare competenze cruciali quali creatività, pensiero critico e collaborazione. Portare in classe storie brevi ma potenti significa investire sul futuro, restituendo allo spazio educativo la sua capacità di emozionare e di creare cittadini consapevoli.
Le realtà che operano già sul campo hanno evidenziato che i costi di licenza per i cortometraggi, normalmente contenuti rispetto ai lungometraggi, consentono agli istituti di programmare cicli di visione sostenibili dal punto di vista economico. In parallelo, la disponibilità di schede didattiche, guide alla discussione e percorsi di valutazione integrati rende più agevole per gli insegnanti collocare ogni film nel contesto disciplinare desiderato, che si tratti di italiano, di educazione civica o di lingue straniere. Il cinema breve, in altre parole, può diventare per la scuola l’equivalente di un laboratorio sempre a portata di click.
