Nei primi sei mesi del 2025 il traffico merci e passeggeri dello scalo laziale mostra un profilo di crescita incoraggiante, pur inserito in un contesto complesso che coinvolge l’intero network regionale. Le cifre premiano soprattutto Civitavecchia, confermando il ruolo di traino del porto nel panorama tirrenico.
Segnali positivi in un quadro complesso
Il semestre si chiude con 3.869.909 tonnellate di merce movimentata, valore che equivale a un incremento del 4,2% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il dato, sostenuto da 155.512 tonnellate addizionali rispetto all’anno precedente, fotografa una fase di slancio per lo scalo principale del sistema. La performance di Civitavecchia risalta ancor di più se si considera che l’intero network laziale – comprendente anche Gaeta e Fiumicino – totalizza 6.065.875 tonnellate, registrando tuttavia un lieve arretramento del 3,2%. Emergono quindi due dinamiche opposte: da un lato la solidità dello scalo capitolino, dall’altro le flessioni accusate dagli altri porti che ne attenuano l’effetto complessivo sul territorio.
Il calo generalizzato dipende soprattutto dai volumi in discesa a Fiumicino, dove l’arrivo dei prodotti raffinati, in larga parte jet fuel destinato all’aeroporto “Leonardo da Vinci”, si ferma a 1.368.489 tonnellate, segnando un pesante -14,9%. Anche Gaeta chiude in territorio negativo con 827.477 tonnellate (-12,3%), penalizzata dalla contrazione delle rinfuse liquide (-21,3%). A controbilanciare parzialmente la diminuzione interviene l’aumento del 14,7% degli accosti, indice di un porto che, pur gestendo quantitativi inferiori, mantiene un’elevata frequenza di traffico navale.
Crociere e mobilità passeggeri: numeri e prospettive
Il comparto crocieristico continua a regalare soddisfazioni: i 1.462.212 crocieristi transitati tra gennaio e giugno rappresentano un incremento del 6,3% e corrispondono a 345 accosti. Se la tendenza dovesse consolidarsi nella seconda metà dell’anno, il porto potrebbe superare la soglia simbolica dei 3,5 milioni di passeggeri, stabilendo un nuovo primato assoluto. Il dato assume ulteriore valore in un mercato globale che, tra incertezze geopolitiche e cambiamenti di itinerari, richiede flessibilità gestionale e servizi di alto livello.
In lieve contrazione, invece, il traffico di linea: 488.933 passeggeri, pari a un -1,9%. Il movimento di automezzi compensa però la flessione, crescendo del 7,3% e toccando quota 382.693 unità. Balza all’occhio la sottocategoria “autovetture in polizza”, che con 105.884 mezzi mette a segno un +14,7%, mentre le “autopasseggeri” imbarcate o sbarcate salgono del 4,9% raggiungendo 128.520 unità. L’insieme di questi dati conferma come lo scalo sappia adattarsi alle esigenze di un’utenza eterogenea, capace di combinare turismo, logistica e mobilità privata.
Contenitori e general cargo in ripresa
Sul fronte dei contenitori, il semestre porta in dote 56.586 TEU, con una crescita del 14,4%. Spicca il balzo dei contenitori vuoti, 22.555 unità (+17,3%), segnale di un ciclo di movimentazioni che preannuncia nuovi carichi in arrivo. Il continuo afflusso di box vuoti suggerisce che gli operatori considerino Civitavecchia un hub affidabile per future operazioni di export, consolidando un trend che potrebbe alimentare ulteriormente il volume di merce containerizzata nel secondo semestre.
Tra le rinfuse solide, la categoria dei prodotti metallurgici domina la scena: 174.776 tonnellate, in impennata del 58,3%. Seguono le “altre rinfuse solide”, 32.928 tonnellate, che avanzano del 49,7%. Diametralmente opposto il destino del carbone destinato alla centrale di Torrevaldaliga Nord: appena 1.997 tonnellate, un crollo del 97,1% che testimonia il progressivo disimpegno da questa fonte di approvvigionamento. La diversificazione delle merci appare dunque imprescindibile per limitare l’impatto di comparti in ritirata.
Rinfuse liquide e solide: dinamiche a confronto
Le rinfuse liquide totalizzano 541.081 tonnellate, crescendo del 2,9%. Un risultato rilevante se si pensa alla volatilità del mercato energetico, mitigata da strategie di approvvigionamento più flessibili e dalla ricerca di rotte alternative. Sul versante delle rinfuse solide, l’avanzata del 14,8% porta il totale a 456.743 tonnellate: gran parte del merito va all’aumento di ferroleghe e cippato, protagonisti di una domanda industriale vivace e più attenta a soluzioni sostenibili. L’evoluzione dei consumi e delle produzioni industriali pesa dunque in modo diretto sull’assetto dei traffici portuali.
Allargando lo sguardo all’intero sistema laziale, spiccano gli effetti della riduzione di prodotto raffinato a Fiumicino, mentre a Gaeta la flessione delle merci liquide è parzialmente compensata dall’incremento degli accosti. La fotografia complessiva mostra realtà portuali che si muovono a velocità differenti: una sfida che richiede coordinamento strategico, investimenti mirati e capacità di intercettare filiere emergenti prima della concorrenza.
La visione dell’Autorità portuale
Commentando i risultati, il Commissario Straordinario dell’AdSP del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Raffaele Latrofa, sottolinea come la crescita di Civitavecchia e il progresso dei segmenti merceologici strategici confermino la bontà delle scelte fatte finora. L’avanzamento delle opere infrastrutturali in corso rappresenta, a suo giudizio, una leva decisiva per rafforzare la competitività del sistema: banchine più efficienti, retroporto potenziato e servizi digitali integrati sono gli assi portanti della strategia di medio periodo.
Latrofa confida che, a infrastrutture completate, il porto potrà consolidare i segnali positivi emersi nel semestre e migliorare ulteriormente le proprie prestazioni. La partita si giocherà sulla capacità di attrarre nuovi traffici, diversificare le merci e rendere sempre più fluido l’accesso ai servizi per armatori, operatori logistici e passeggeri. Nel frattempo, i numeri di questi primi sei mesi forniscono un indicatore affidabile del potenziale di crescita che Civitavecchia è pronta a sprigionare nel prossimo futuro.
