Dal cuore di Roma arriva un giudizio misurato ma fiducioso sul Accordo UE-Mercosur: per il presidente degli agricoltori italiani l’intesa apre nuove opportunità, purché sia sorretta da controlli rigorosi e tutele concrete per i comparti più sensibili.
Prospettive economiche per l’export europeo
Le previsioni presentate dalla Commissione europea descrivono un balzo in avanti difficilmente trascurabile: si parla di un potenziale incremento delle esportazioni comunitarie fino al 39 per cento, tradotto in un valore stimato di 49 miliardi di euro. Numeri che, se confermati, offrirebbero ossigeno a diversi segmenti produttivi e industriali del continente, ridimensionando al tempo stesso l’impatto del recente irrigidimento dei dazi su scala mondiale. La novità principale, evidenziano gli analisti, risiede nella rapidità con cui i vantaggi tariffari potrebbero riflettersi nelle catene del valore, grazie a procedure di smantellamento graduale ma puntuale.
La riduzione progressiva dei dazi, che arriverà al 35 per cento sulle bevande alcoliche come vino, amari e altre specialità spiritose, al 20 per cento per il cioccolato e al 10 per cento per l’olio d’oliva, ha un peso simbolico e pratico per il Made in Italy. I prodotti di eccellenza, da sempre esposti al fenomeno dell’italian sounding nei mercati sudamericani, verranno tutelati dall’inclusione di 344 indicazioni geografiche nella lista delle denominazioni protette. È un riconoscimento atteso da tempo, particolarmente sentito nelle regioni con una forte vocazione agroalimentare e nelle numerose comunità di oriundi italiani sparse tra Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.
Le precauzioni per i comparti più esposti e il paracadute finanziario
In un contesto dominato da un progressivo ritorno al protezionismo, l’intesa inserisce precauzioni mirate per quei segmenti produttivi ritenuti più esposti alla concorrenza extra-europea. Sono previsti contingenti tariffari dilazionati, pensati per accompagnare agricoltori e trasformatori lungo un percorso di adattamento graduale alle nuove dinamiche di mercato. Giuseppino Santoianni, a capo dell’Associazione Italiana Coltivatori, riconosce che il meccanismo potrà evitare scossoni repentini nelle filiere sensibili, offrendo il tempo necessario per pianificare investimenti e innovazioni. L’obiettivo, sottolinea, è impedire che la liberalizzazione sia percepita come una minaccia, trasformandola invece in un’occasione di crescita condivisa.
Accanto ai contingenti, l’accordo introduce un paracadute finanziario di 6,3 miliardi di euro destinato ad assorbire eventuali shock sui redditi agricoli, affiancato da un fondo annuale vicino al miliardo per compensare le perturbazioni di mercato. Secondo Santoianni, questi strumenti rappresentano un cambio di passo nelle politiche di salvaguardia, pur restando perfettibile la destinazione delle risorse. Il presidente suggerisce di convogliare il miliardo annuo verso iniziative che facilitino l’apertura di nuovi sbocchi commerciali alle piccole e medie imprese rurali, così da rafforzarne la presenza in scenari globali dove la concorrenza si muove con ritmi serrati e strategie aggressive.
Il nodo dei controlli doganali
Se da un lato le risorse economiche forniscono la necessaria rete di protezione, dall’altro la riuscita dell’intesa dipende in larga misura dalla solidità dei controlli doganali. Il presidente di AIC insiste sulla necessità di un’uniformità operativa in tutti gli Stati membri, da raggiungere attraverso la riforma del Codice Doganale dell’Unione. Senza procedure condivise, avverte, il rischio è che gli sforzi si disperdano in un mosaico di applicazioni difformi, con varchi che potrebbero favorire pratiche sleali o l’ingresso di merci non conformi agli standard comunitari.
Altrettanto cruciale sarà l’intensificazione degli audit nei Paesi del Mercato Comune del Sud, un passaggio che Santoianni considera fondamentale per preservare la credibilità dell’intero impianto. Senza verifiche serrate sul rispetto dei requisiti europei in materia di agrofarmaci, benessere animale e tracciabilità, l’accordo rischierebbe di restare un esercizio teorico, incapace di garantire leale concorrenza e fiducia dei consumatori. È su questo terreno, avverte il leader degli agricoltori, che l’Europa si giocherà la sua reputazione di protettrice della qualità: trasformare il testo negoziato in pratica quotidiana sarà la vera prova di maturità per istituzioni e operatori.
