Il rientro pieno nei cantieri, negli impianti e negli uffici coincide con nuove croci nere sui registri degli infortuni: quattro morti in un solo giorno ricordano quanto resti fragile la vita di chi lavora, come ricorda Mons. Luigi Renna, guida della Commissione Cei per le questioni occupazionali.
L’allarme dopo il rientro al lavoro
La ripartenza autunnale delle attività, tradizionalmente salutata come spinta alla produttività, assume colori cupi quando viene accompagnata da una serie di tragedie che lasciano famiglie distrutte e colleghi attoniti. Mons. Renna osserva che la ripresa “più massiccia” dei cicli produttivi coincide in modo quasi meccanico con l’impennata delle cosiddette morti bianche: ieri, ricorda, se ne sono contate addirittura quattro nell’arco di ventiquattr’ore. Un numero che, purtroppo, non rappresenta un’eccezione ma l’ennesimo capitolo di una lista inaccettabile e ancora aperta oggi.
Il presule, incaricato dalla Conferenza Episcopale Italiana di seguire da vicino le tematiche legate all’occupazione, non usa mezzi termini nel descrivere la situazione: “Siamo di fronte a una catena di lutti che appare imparabile se non cambiamo passo”. E l’allarme non riguarda soltanto le istituzioni competenti: secondo Renna, il dramma interpella il sistema produttivo nel suo insieme, dai vertici aziendali agli operai, dai responsabili della sicurezza ai sindacati. Ogni componente, sottolinea, porta una quota di responsabilità che non può più essere delegata né rimandata.
Domande inevase su prevenzione e diritti dei lavoratori
Ciò che più inquieta, nelle parole di Mons. Renna, è la sensazione di trovarsi davanti a uno spartito tragicamente già scritto, che si ripete identico a ogni stagione industriale. «Quale prevenzione, quale formazione dei lavoratori, quali accortezze impariamo davvero a mettere in atto?», domanda il presidente della Commissione. Interrogativi tanto puntuali quanto scomodi, che scoperchiano lacune ormai croniche: protocolli di sicurezza applicati in modo intermittente, corsi di aggiornamento relegati a formalità burocratiche, investimenti ridotti al minimo indispensabile. Il risultato è un terreno di lavoro che può trasformarsi, senza preavviso, in un campo di rischio mortale. In questo contesto, ogni errore, anche il più piccolo, diventa letale, perché il margine di sicurezza è stato eroso da anni di incuria.
Il presule rivolge quindi un appello che va oltre l’aula parlamentare o i tavoli di contrattazione: chiede ai lavoratori di pretendere il rispetto di quel diritto inviolabile alla vita che la Costituzione già tutela. Non basta invocare responsabilità altrui, occorre rivendicare tutele concrete e immediate. Significa, per esempio, rifiutare turni senza adeguata messa in sicurezza, pretendere dispositivi funzionanti, pretendere che la voce di chi segnala un guasto sia ascoltata e non archiviata. Solo così, insiste Renna, potremo spezzare una catena di lutti che non deve diventare il prezzo occulto della produttività.
