La stretta sulle morti bianche prende forma nelle stanze del governo: entro fine settembre un decreto promette nuove garanzie, più controlli e fondi aggiuntivi. Dopo ore di confronto fra Marina Calderone, sindacati e associazioni datoriali, il cantiere normativo si allarga e preannuncia prestazioni che ambiscono a ridisegnare la quotidianità dei luoghi di lavoro.
Un tavolo lungo tre ore, obiettivi condivisi
Le poltrone della sala riunioni di via Flavia sono rimaste occupate per quasi tre ore, tempo necessario perché le parti sociali e le associazioni datoriali esaminassero, riga per riga, la bozza di intervento elaborata dal Ministero del Lavoro. Al centro del dibattito, la necessità di trasformare in norme un impegno politico: ridurre il numero di incidenti e rendere la prevenzione un principio aziendale quotidiano e non un’eccezione. Calderone ha ribadito che il nuovo decreto non è pensato come l’ennesimo adempimento burocratico, bensì come una piattaforma di strumenti concreti e immediatamente applicabili che vadano dalle risorse Inail al rafforzamento dei controlli sul territorio.
Non appena il provvedimento su salute e sicurezza avrà completato l’iter, la ministra prevede di inaugurare un secondo percorso, dedicato alle politiche attive del lavoro. Sul tavolo scatteranno, secondo il suo piano, fin da subito, due miliardi di euro per alimentare il Fondo nuove competenze, somme individuate nei programmi finanziati dall’Unione europea. L’idea è quella di intrecciare prevenzione e riqualificazione: un lavoratore ben formato, nella visione di via Flavia, è meno esposto a infortuni e più pronto a ricollocarsi in mercati che si evolvono con rapidità spesso disarmante.
I capisaldi del decreto in gestazione
La bozza di decreto ripartisce gli interventi per settori, individuando cantieri edili, logistica e trasporti come ambiti prioritari in cui indirizzare le nuove disponibilità economiche dell’Inail. Le imprese che introdurranno sistemi strutturati di gestione della salute sul lavoro potranno contare su forme di accompagnamento tecnico e su sostegni finanziari dedicati. Non mancano novità di portata sociale: alle coppie conviventi verranno estese le rendite oggi riconosciute ai coniugi in caso di decesso sul lavoro, nella misura del cinquanta per cento della retribuzione, garantite fino a nuovo matrimonio o per tutta la vita.
Uno dei nodi più complessi, e ancora oggetto di un intenso confronto tecnico, riguarda la definizione di spazi confinati da inserire nel Testo unico. Il significato che sarà attribuito a questa espressione determinerà le responsabilità del preposto, figura la cui centralità è stata riconosciuta ma la cui delineazione operativa resta da limare. Le parti stanno ricercando un equilibrio che salvaguardi la flessibilità organizzativa e, al contempo, assicuri il massimo livello di protezione. Solo una volta superato questo passaggio, potranno essere messe nero su bianco le regole sui presidi, le procedure di accesso e le modalità di addestramento specifico.
Nuove frontiere per la prevenzione
La cultura della prevenzione si spinge oltre i rischi fisici e scende, per la prima volta in maniera esplicita, sul terreno del benessere psicosociale. Saranno adottati criteri aggiornati per la misurazione dello stress correlato al lavoro, validi sia per l’attività in presenza sia per chi opera in smart working. Nel Documento di valutazione dei rischi, il datore dovrà inoltre individuare iniziative mirate a prevenire le molestie e a tutelare la dignità personale, componente che si unisce così alle tutele tradizionali previste dal testo unico sulla sicurezza.
A integrare il quadro arriverà un badge elettronico capace di attestare in tempo reale, tramite semplice lettura, il completamento dei moduli formativi obbligatori da parte di lavoratori e preposti. La stessa traccia confluirà in un fascicolo digitale che accompagnerà ogni cittadino lungo l’intera vita professionale. Per il mondo dell’istruzione nasce, contestualmente, l’estensione della copertura Inail agli studenti impegnati nei percorsi di alternanza, ora protetti anche durante gli spostamenti casa-lavoro. L’intenzione è impedire che esperienze formative diventino terreno di rischi sottovalutati.
Le voci dei protagonisti sindacali
La discussione ha acceso reazioni differenziate tra le sigle sindacali. Ugl ha salutato positivamente l’impianto del decreto, chiedendo però di sbloccare in tempi rapidi i fondi Inail e di irrobustire la formazione sull’uso di macchinari e dispositivi di protezione. Anche Cisl ha definito “rilevanti” le novità, mentre Uil e Cgil hanno trovato convincente l’idea del badge formativo. Rimane comunque aperta la questione delle risorse e della loro immediata disponibilità, terreno su cui gli esperti di Tesoro e Istituto assicurativo stanno ancora riflettendo.
Più dura la posizione di Cgil, per voce di Francesca Re David, che giudica l’intervento “estremamente limitato” di fronte alle emergenze reali. Al centro delle sue perplessità sta l’assenza di una revisione complessiva del sistema degli appalti, considerato un epicentro di rischi inaccettabili. Nei mesi scorsi si era ipotizzato di fissare un tetto al subappalto attraverso protocolli condivisi con i grandi committenti, ma quella prospettiva non ha superato le prime discussioni. Per il sindacato servono regole chiare sulla filiera e controlli serrati, convinzione che torna anche nel capitolo dedicato agli ispettori.
Dossier risorse e nodo ispettori
Il fabbisogno economico del nuovo pacchetto di misure è stimato in ulteriori 650 milioni di euro, cifra che il governo conta di reperire principalmente attraverso la gestione attiva delle disponibilità dell’Inail. Il punto dirimente è capire se serva un passaggio legislativo nel decreto o se basti un provvedimento amministrativo per liberare quelle somme. I tecnici di via Flavia, dell’Istituto e della Ragioneria stanno analizzando le opzioni, consapevoli che ogni ritardo inciderebbe sulla rapidità di avvio delle agevolazioni previste per aziende e lavoratori.
Parallelamente, l’Ispettorato nazionale del lavoro ha segnalato al tavolo difficoltà a coprire tutti i posti messi a concorso: su mille posizioni bandite, i vincitori sicuri si fermano al momento a poco più di trecento, con forti squilibri territoriali a sfavore del Nord. La scarsità di candidati disponibili rischia di comprimere l’efficacia dei controlli proprio nelle aree a più alta densità produttiva. Si valuta, per questo, un eventuale trasferimento volontario degli idonei inseriti nelle graduatorie del Centro Italia, così da non lasciare scoperte le regioni che ne avrebbero maggiore urgenza e garantire un livello uniforme di vigilanza.
