La quotidianità di un padre ancora giovane che scivola nell’oblio e il coraggio del figlio undicenne che gli tende la mano approdano al cinema il 17 ottobre con «Per te», lungometraggio che promette di far vibrare corde profonde e di ricordarci quanto l’amore sappia resistere anche al tempo che cancella.
Una vicenda vera che diventa racconto universale
Alla base del film si staglia la storia autentica di Mattia Piccoli, bambino di undici anni che, pochi anni fa, ha visto il padre Paolo iniziare a smarrire ricordi, nomi e volti a causa di un’Alzheimer insolitamente precoce. L’opera, prodotta da PiperFilm e distribuita in sala, evita ogni retorica assistenzialista e sceglie invece di raccontare, con toni sobri ma intensi, il quotidiano fatto di piccoli gesti: dal preparare insieme la colazione al ritrovare una fotografia capace di riaccendere, seppur per un istante, la memoria. È proprio in quelle pause di silenzio e in quelle risate inattese che la sceneggiatura trova la sua forza narrativa.
La dimensione temporale, che la malattia erode scena dopo scena, diventa così un personaggio invisibile: è il tempo che scappa via a definire i contorni del racconto e a dare valore alle sequenze più intime. Edoardo Leo, nei panni di Paolo, regala sfumature di vulnerabilità raramente viste sul grande schermo, mentre Javier Francesco Leoni incarna la tenerezza testarda di un ragazzino che non accetta l’idea di perdere suo padre due volte, prima dalla vita e poi dalla memoria. L’equilibrio tra dolore e ironia evita il patetismo e trasforma la vicenda in un abbraccio collettivo rivolto al pubblico.
Il coraggio di un bambino e il cambio di ruolo
Nel 2021 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha nominato Mattia Alfiere della Repubblica, riconoscendogli «l’amore e la cura» con cui segue quotidianamente il padre. Quell’onorificenza ha fissato su carta ciò che la realtà stava già raccontando: la clessidra della famiglia si è capovolta e, d’un tratto, il più piccolo si è ritrovato a proteggere il più grande. Mattia compila post-it colorati per ricordare a Paolo dove sono le chiavi, lo accompagna nelle passeggiate per riattivare la memoria muscolare e riempie la casa di musica, perché un ritornello noto spesso funziona meglio di qualunque medicina.
Questa inversione di ruoli costituisce il cuore emotivo del film: non solo perché mette a fuoco il dramma di chi perde i ricordi ancora prima della vecchiaia, ma soprattutto perché mostra la maturità precoce di un ragazzo «normalissimo», come lo ha definito Leo durante l’incontro con i giovani a Giffoni. L’attore ha sottolineato come la pellicola insegni che il tempo, per quanto possa sembrare inesauribile, è in realtà un bene finito e prezioso. Nei momenti in cui Mattia abbottona la camicia al padre o gli chiede di raccontargli com’era da ragazzo, il pubblico vede riflessa la propria paura di non avere abbastanza giorni da spendere con le persone amate.
Le parole di Edoardo Leo
Dietro la recitazione intensa, Leo porta in scena anche uno spaccato della propria paternità. In conferenza stampa ha ammesso che, appartenendo a una generazione educata a celare le fragilità davanti ai figli, temeva che mostrarsi vulnerabile avrebbe potuto incrinare l’autorevolezza. Il progetto, invece, gli ha fatto scoprire la dignità nascosta nella fragilità: «non si perde statura confessando di avere paura», ha detto. Il set è così diventato laboratorio emotivo, una palestra in cui allenare la sincerità nei rapporti familiari, e quella lezione, confessa l’attore, lo accompagnerà ben oltre i titoli di coda.
Leo non perde occasione per rimarcare la portata pedagogica della vicenda: pochi film, sostiene, riescono a insegnare davvero qualcosa e «Per te» è tra questi. L’invito sottotraccia che la pellicola rivolge agli spettatori è semplice e spiazzante: utilizzare il tempo, apparentemente sterminato, in modo consapevole. Il cinema, in questo caso, funziona come specchio ma anche come sveglia, ricordando che ogni minuto trascorso con chi amiamo è un investimento emotivo che nessuna malattia, neppure la più crudele, potrà mai depredare del tutto.
Dietro la macchina da presa
La regia di Alessandro Aronadio opta per un linguaggio visivo essenziale, quasi documentaristico, che evita virtuosismi per rispettare la delicatezza dell’argomento. Lunghe inquadrature fisse permettono allo spettatore di abitare lo spazio domestico di Paolo e Mattia, di percepire lo scorrere di un tempo che pare dilatarsi mentre la memoria si assottiglia. Accanto ai protagonisti, il cast composto da Teresa Saponangelo, Giorgio Montanini, Eleonora Giovanardi, Guia Jelo e dalla partecipazione di Daniele Parisi aggiunge sfumature corali, restituendo l’immagine di una comunità che prova a sostenere la famiglia senza invadere la loro intimità.
Il progetto nasce da una sinergia produttiva fra PiperFilm, Lungta Film e Alea Film, con la collaborazione di Netflix, realtà che ne garantirà in futuro la diffusione in streaming dopo il passaggio nelle sale. Il titolo «Per te», scelto con cura, distilla in due parole l’essenza di un amore che non arretra di fronte alla malattia: tutto viene fatto per l’altro, per non lasciare che la persona si perda. Se la memoria crea la continuità delle nostre vite, il film ricorda che la cura costruisce ciò che viene dopo.
