Un filo di emozione ha attraversato l’Aula Magna della Corte di Cassazione quando, questa mattina, Pasquale D’Ascola ha ufficialmente assunto la guida della Suprema Corte, alla presenza di magistrati, personale amministrativo e rappresentanti delle istituzioni.
Il passaggio di consegne
La cerimonia, svoltasi nell’ampia cornice dell’Aula Magna gremita di toghe e autorità, ha scandito i passaggi formali dell’insediamento: dalla lettura del decreto di nomina firmato dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura lo scorso 4 settembre, alla consegna simbolica del sigillo della Corte di Cassazione. L’applauso prolungato con cui magistrati, personale di cancelleria e ospiti hanno salutato il nuovo vertice ha conferito all’evento una dimensione corale, esaltando al tempo stesso la solennità istituzionale e la partecipazione collettiva che contraddistingue i momenti di svolta del potere giudiziario.
Con l’insediamento odierno, D’Ascola raccoglie il testimone da Margherita Cassano, che da oggi è in quiescenza. La successione, scandita dalle regole dell’ordinamento giudiziario, consegna al magistrato calabrese un incarico che egli conosce dall’interno, avendo trascorso in Piazza Cavour gran parte della propria carriera. È il compimento di un percorso costruito giorno dopo giorno tra sezioni unite, pronunce di rilievo e un dialogo fitto con Avvocatura e università. Da domani, la sua firma accompagnerà le decisioni più incisive della Suprema Corte, tracciando orientamenti destinati a riflettersi sull’intero Paese.
Visione e impegni del nuovo Primo Presidente
Nel suo primo intervento da vertice della Suprema Corte, D’Ascola ha adottato toni concreti e inclusivi. Ha individuato nel “progressivo miglioramento del servizio giustizia” l’obiettivo prioritario da perseguire attraverso l’intensificazione delle competenze professionali, la riduzione dei tempi processuali e un confronto serrato con l’Avvocatura e l’Accademia. Solo un sistema capace di dialogare autenticamente, ha osservato, può riconquistare pienamente la fiducia dei cittadini, condizione imprescindibile perché le decisioni della Corte trovino terreno fertile nella società. Un sentito ringraziamento è quindi andato al personale amministrativo, riconosciuto come motore silenzioso dell’intero apparato.
Elogiando l’impegno quotidiano delle cancellerie e di chi, lontano dai riflettori, garantisce il funzionamento della macchina giudiziaria, il nuovo Primo Presidente ha preannunciato iniziative mirate alla razionalizzazione dei flussi di lavoro, affiancate dall’introduzione di strumenti tecnologici già sperimentati in altri ambiti. L’obiettivo, ha spiegato, non è soltanto abbattere l’arretrato, ma costruire un modello in cui la qualità della decisione proceda di pari passo con la tempestività. Alla comunità togata ha chiesto di mantenere vivo un forte senso di appartenenza, vero serbatoio di energia per affrontare le sfide che attendono la giurisdizione.
L’eredità di Margherita Cassano
La presidente uscente Cassano ha salutato colleghi e personale con parole intrise di gratitudine e consapevolezza. Rivolgendosi direttamente al successore, ha anticipato che l’esperienza alla guida della Corte sarà un percorso ricco di stimoli, talvolta impegnativo, ma sempre capace di far emergere risorse inattese. Ogni giornata, ha confidato, offrirà l’occasione di apprendere, superare i propri limiti e difendere la giurisdizione da interferenze esterne, riaffermandone il ruolo istituzionale. L’augurio, semplice e intenso, ha suscitato un commosso applauso collettivo.
Ripercorrendo gli anni al vertice, Cassano ha ricordato il sostegno di una comunità giudiziaria compatta, pronta a difendere l’autonomia della funzione anche nei momenti in cui il confronto con gli altri poteri dello Stato si è fatto più acceso. Ha ripreso le tappe di un mandato segnato da riforme incisive e da un carico di lavoro in costante crescita, sottolineando che i risultati raggiunti sono frutto di un gioco di squadra consapevole della propria missione. La fiducia riposta in quella squadra, ha concluso, resterà il pilastro su cui edificare i traguardi futuri.
Le parole del Procuratore Generale
A chiudere la cerimonia è intervenuto il Procuratore Generale Piero Gaeta, che ha intrecciato nostalgia e aspettative in un discorso denso di riconoscenza. Ha espresso gratitudine verso Margherita Cassano, lodandone la capacità di infondere slancio a ogni iniziativa. Subito dopo ha rivolto lo sguardo a D’Ascola, magistrato che ha trascorso gran parte della vita professionale tra le mura della Suprema Corte e, proprio per questo, custode di una conoscenza profonda dei suoi meccanismi. La continuità nella discontinuità, ha osservato, offre l’opportunità di innovare senza sacrificare l’identità istituzionale.
Il procuratore ha ricordato come l’esperienza maturata da D’Ascola nelle sezioni civili e penali lo abbia reso un punto di riferimento per la giurisprudenza, grazie a decisioni capaci di orientare interpretazioni complesse. Ha espresso fiducia nella possibilità che questa competenza, unita a una sensibilità istituzionale forgiata negli anni, guidi la Suprema Corte verso scelte audaci e lungimiranti. La sfida ora – ha concluso – consiste nel trasformare competenza e passione in risultati tangibili, restituendo pieno valore alla fiducia che il Paese ripone nella sua Corte più alta.
