Quest’estate la costa capitolina, da Ostia a Castelporziano, ha vissuto un crollo di visitatori di circa un quinto rispetto al già sofferto 2024. A far naufragare la stagione, una lunga sequenza di stabilimenti sbarrati, servizi partiti in ritardo e serate senza eventi, con ripercussioni economiche e sociali che ora preoccupano l’intero territorio.
Spiagge chiuse e servizi ridotti: l’inizio di un effetto domino
Le prime avvisaglie si sono manifestate già a primavera, quando undici concessioni balneari sono state poste sotto sequestro, sottraendo al litorale circa 1,5 chilometri di arenile attrezzato. L’incertezza su quali cancelli sarebbero rimasti aperti, racconta Valeria Strappini, ha spinto molti romani a scegliere mete alternative, convinti di dover «girare a vuoto per trovare un lettino». Quell’incognita logistica, sommata all’assenza di una programmazione credibile, si è trasformata in un deterrente potentissimo, tanto da svuotare le spiagge nelle giornate feriali e a ridurre al lumicino le prenotazioni di ombrelloni.
Se a Ostia gli ombrelloni restavano chiusi, a Castelporziano le difficoltà hanno assunto toni paradossali. I chioschi che servono la spiaggia libera più amata dai romani hanno ottenuto l’autorizzazione soltanto il 20 agosto, quando ormai la stagione era ai titoli di coda. Quasi tre mesi persi, senza acqua né servizi igienici né un punto ristoro, hanno fiaccato sia i bagnanti sia l’intero indotto: fornitori gastronomici in stallo, trasportatori fermi, centinaia di studenti in cerca di un lavoro estivo rimasti a casa. Strappini calcola in 300 posti di lavoro stagionali sfumati, un colpo che peserà sull’economia locale soprattutto con l’arrivo dell’inverno.
Un lungomare spento dopo il tramonto
Al calare del sole il lungomare, un tempo costellato di locali e musica dal vivo, si trasformava in un silenzioso viale semivuoto. Edoardo Moscara, che guida il Sib-Confcommercio Lido di Roma, ricorda come in passato la sola zona di Ostia Levante potesse contare su una trentina di discoteche e cocktail bar. Quest’anno le saracinesche abbassate hanno lasciato in eredità un panorama buio e poco rassicurante, in cui la microcriminalità ha trovato terreno fertile. Persino lo storico chiosco dei krapfen, celebre per servire dolci fino all’alba, ha anticipato la chiusura alle 19, segno di una clientela ormai evaporata.
Il clima di insicurezza non ha influito solo sulla percezione: alcuni bagnanti che avevano sottoscritto l’abbonamento stagionale si sono visti apporre i sigilli alla propria cabina da un giorno all’altro, situazione che li ha indotti ad abbandonare definitivamente la destinazione. A fronte di questo disagio, l’amministrazione ha risposto con qualche bagno chimico e con una pista ciclabile rimasta incompleta dopo l’eliminazione di numerosi parcheggi. Per chi arrivava dalla città, trovare un posto libero per l’auto equivaleva a una caccia al tesoro senza vincitore, ulteriore incentivo a spostarsi verso Sabaudia, Torvaianica o Fiumicino.
Il peso delle decisioni amministrative
La crisi, però, affonda le radici in scelte amministrative giudicate incomplete o tardive. I bandi di concessione sono stati pubblicati a ridosso dell’estate, lasciando operatori e utenti sospesi tra documentazione, ricorsi e proroghe. Andrea Bozzi di Azione parla di una «stagione disgraziata», mentre la stessa Strappini evidenzia una partenza che ogni anno sembra improvvisata, pur sapendo che il primo maggio rappresenta l’apertura ufficiale. L’assenza di una regia complessiva ha finito per scoraggiare gli investimenti, congelando qualsiasi progetto di innovazione o riqualificazione.
Sul fronte politico l’atmosfera è rovente. Il Campidoglio ha istituito un «ufficio di scopo» per affiancare il presidente del Municipio X, Mario Falconi, una decisione che le opposizioni leggono come una commissariamento di fatto. Dalla ruota panoramica mai installata in piazzale Magellano – concessione teorica di 120 giorni, rimasta sulla carta – alla mancata attuazione del progetto «Mare Sicuro», Fratelli d’Italia e Lega parlano apertamente di fallimento. La percezione di abbandono, denunciano i consiglieri Picca, Aguzzetti e Conforzi, ha spinto perfino i turisti mordi-e-fuggi verso altri lidi, aggravando il declino serale del quartiere.
Ricadute economiche e sociali
Dietro la statistica del venti per cento di presenze in meno si nascondono storie concrete: i giovani addetti ai lidi che quest’anno non hanno firmato nemmeno un contratto, le famiglie che contavano sugli extra di luglio e agosto e invece dovranno affrontare l’inverno con entrate ridotte. Strappini calcola che il mancato impiego di 300 ragazzi equivalga a trecento nuclei familiari più fragili. La sabbia vuota non è solo un problema turistico, ma una frattura sociale che rischia di allargarsi nei mesi freddi.
Eppure gli operatori non rinunciano alla speranza. Moscara ricorda che, per chi ha potuto lavorare grazie agli abbonamenti, i fine settimana non sono andati male; perciò chiede che l’anno prossimo le autorizzazioni arrivino in tempo utile e che la «più bella spiaggia libera d’Europa» torni a funzionare fin da maggio. Allo stesso modo le categorie economiche sollecitano un calendario di eventi degno della capitale, interventi strutturali contro l’erosione e un piano sicurezza che consenta di restituire al litorale quell’attrattiva serale andata perduta. Diversamente, il rischio è trovarsi di nuovo di fronte a saracinesche abbassate e a un tessuto commerciale incapace di rialzarsi.
