Quattro giorni di musica, parole e ricordi trasformeranno Milano in un omaggio vivo e pulsante a Lucio Battisti. Dal 26 al 29 settembre la terza edizione di “Quel Gran Genio” unirà concerti, incontri e viaggi sonori, preceduta, il 14 settembre, da una suggestiva anteprima che riporterà gli appassionati nelle stanze della storia.
Un festival che racconta un’eredità immortale
La terza volta, il capoluogo lombardo diventa una casa allargata per chiunque senta vibrare dentro di sé le melodie di Lucio Battisti. “Quel Gran Genio” non si limita a proporre un calendario fitto di appuntamenti: disegna un percorso emotivo che attraversa decenni di storia musicale, portando alla luce aneddoti, registrazioni, amicizie e scelte artistiche di un autore che ha ridefinito la canzone d’autore italiana. Ogni iniziativa è pensata per restituire al pubblico la sensazione di trovarsi accanto all’artista mentre compone o prova in studio.
Quest’anno il progetto ideato e guidato da Francesco Paracchini, in sinergia con la squadra editoriale de L’Isola che non c’era, amplia ancor di più il raggio d’azione. La nuova edizione coinvolge teatri, spazi urbani inconsueti e persino vetture storiche, offrendo un mosaico di linguaggi che va dal convegno specialistico alla jam session, dalla rivisitazione teatrale alla lezione aperta. L’obiettivo, solo in apparenza semplice, è far dialogare generazioni differenti attorno all’opera di Battisti, intrecciando i ricordi di chi c’era con le scoperte di chi lo ascolta oggi per la prima volta.
Una regia nata dall’amore per la canzone italiana
Il percorso verso la rassegna milanese prende forma il 9 settembre con la conferenza stampa nel “Sotto” della Trattoria Arlati, luogo che Battisti volle come rifugio creativo negli anni Settanta. Qui, tra foto in bianco e nero e il profumo dei celebri risotti, organizzatori e musicisti anticiperanno atmosfere e dettagli. La scelta di riunirsi in questa cantina carica di storie restituisce alla città quel clima di convivialità che vedeva radunarsi, un tempo, personalità come Alberto Radius e Mario Lavezzi per improvvisate jam session.
Sin da quel momento l’organizzazione testimonia il desiderio di fondere racconto orale e ascolto attivo, formula rodata nelle prime due edizioni e perfezionata quest’anno con l’introduzione di sedi ancor più evocative. Paracchini ricorda che la manifestazione nacque per far rivivere l’esperienza del Mulino di Anzano del Parco, lo studio che tra il 1973 e il 1976 fu fucina dell’etichetta Numero Uno. Ritrovarsi non significa solo celebrare un artista, ma riaccendere la memoria collettiva di una stagione irripetibile per la musica italiana.
Il battito iniziale: l’anteprima del 14 settembre
Prima che Milano alzi il sipario, la manifestazione si sposta sulle rive brianzole per un prologo denso di significati. Domenica 14 settembre, alle 16.30, l’area antistante il Mulino di Anzano del Parco accoglie l’evento “Emozioni”, grazie al patrocinio del Comune locale e di BBC Brianza e Laghi. Sarà un ritorno fisico e ideale nel luogo in cui Battisti e Mogol misero radici, scrissero, si confrontarono e trasformarono un vecchio impianto in uno dei laboratori sonori più avanzati dell’epoca.
La cornice bucolica si popolerà delle note di Gianmarco Carroccia, interprete sensibile del repertorio battistiano, e della voce narrante di Mogol, pronto a condividere ricordi inediti. In una giornata pensata per fondere musica e memoria, al celebre paroliere verrà conferita la cittadinanza onoraria di Anzano del Parco, suggellando un legame rimasto intatto e profondamente sentito.
Mogol, Carroccia e il ritorno al Mulino
Accanto al palco prenderà posto una tela di due metri per due firmata dall’artista Riccardo Gaffuri, il cui soggetto resterà segreto sino all’apertura dell’evento. La scelta di un’opera pittorica evidenzia la volontà del festival di contaminare linguaggi: le pennellate dialogheranno con le parole di Mogol e le chitarre di Carroccia, intrecciando memoria e presente. Chi varcherà il cancello del Mulino avvertirà la sensazione di partecipare a un’esperienza irripetibile, sospesa fra passato e presente.
Con l’appuntamento di Anzano, la rassegna consegna al pubblico la chiave emotiva con cui affrontare i giorni milanesi: si parte da un luogo sorgente di idee per arrivare, due settimane dopo, in una metropoli che di quelle idee raccolse l’eco. Il ponte ideale tra le due tappe affida alle canzoni il compito di fare da bussola a storie personali, ricordi di famiglia e passioni giovanili. Ogni canzone nasce in un tempo e in un luogo precisissimi, ma viaggia oltre confini geografici e generazionali, proprio come quelle di Battisti.
Venerdì 26: Milano vista da un tram che canta
La prima giornata nel capoluogo inizia con un rito urbano irresistibile: salire sul Tram Storico ATMosfera, trasformato in club itinerante con partenza e rientro dal Castello Sforzesco. Tre corse, alle 15, 16 e 17, offriranno un’ora di viaggio lungo le rotaie centrali, accompagnate da set acustici dal vivo. Il biglietto da quindici euro diventa passaporto per un’esperienza in cui il panorama urbano dialoga con un repertorio capace di spalancare finestre interiori.
Per chi conosce Milano soltanto dai percorsi canonici, questo viaggio su rotaie rappresenta l’occasione di guardare la città attraverso le lenti di una chitarra folk e di un’atmosfera anni Settanta. Battisti non visse da turista nei luoghi che raccontava; il tram restituisce l’idea di movimento continuo che per lui era parte integrante del processo creativo. Mettersi in viaggio, anche solo per un’ora, diventa un modo per sintonizzarsi sul canale emotivo di tutta la manifestazione.
Dalla rotaia al palcoscenico serale
Quando le luci del centro si accendono, il pubblico converge al Teatro del Buratto, dove alle 21 andrà in scena “Battisti e i suoi amici”. Al timone il polistrumentista Carlo Poddighe, che rilegge i classici battistiani affiancandoli ai brani di Ivan Graziani, dei Formula 3, di Enzo Carella e ad inattesi omaggi internazionali. È un concerto che mette in dialogo l’intero ecosistema di artisti che hanno condiviso un’epoca e una visione.
Le orchestrazioni asciutte e la scelta di strumenti acustici consentono alle parole di emergere con nitidezza: un dettaglio tutt’altro che secondario, dato che la cura lessicale fu la chiave del sodalizio Lucio–Mogol. Il pubblico percepisce ogni inflessione, respiro di chitarra e modulazione vocale. Poddighe non si limita a eseguire; racconta, contestualizza, stimola l’ascolto attivo, trasformando il concerto in una conversazione collettiva in cui ognuno può riconoscersi.
Sabato 27: giorno di memoria e di storie incise
La seconda giornata apre al confronto fra addetti ai lavori e pubblico, ribadendo l’importanza di dare voce a chi visse la rivoluzione discografica dall’interno. Dalle 10.30 alle 13 lo Spazio Washington (via Washington 83) ospita il convegno gratuito “Il Mulino di Anzano del Parco: solo uno studio di registrazione?”. Produttori, giornalisti e musicisti tornano ai giorni in cui l’etichetta Numero Uno portò tecnologia e libertà creativa, regalando alla musica italiana una nuova identità sonora.
Tra ricostruzioni tecniche e aneddoti più leggeri, emergono dettagli sulla nascita di album che ancora oggi girano sui piatti degli appassionati. Si parla di microfoni sperimentali, di registrazioni serali finite all’alba, di un approccio produttivo che privilegiava l’intuizione rispetto alla fretta commerciale. L’incontro mette a fuoco come il “metodo Battisti”, fatto di cura artigianale e ricerca tecnologica, abbia aperto varchi a intere generazioni di musicisti indipendenti.
Dibattiti mattutini e novità pomeridiane
La maratona prosegue alle 18 nella sede dell’Associazione Vinile Italiana (via Washington 48), dove scaffali colmi di dischi fanno da scenografia alla presentazione delle più recenti novità editoriali e discografiche dedicate a Battisti. Autori, grafici e curatori di ristampe raccontano come si restaurano master analogici e si ricostruiscono booklet. È un momento pensato per chi desidera toccare con mano la materia viva del collezionismo, scoprendo quanta cura serve per trasformare un ricordo in un oggetto d’arte contemporanea.
Il pomeriggio offre anche la possibilità di confrontarsi con chi lavora alla conservazione del patrimonio musicale italiano, dimostrando che l’eredità battistiana non è statica ma continuamente rigenerata. Tra domande tecniche e curiosità di ascoltatori alle prime armi, si crea un clima di bottega dove l’ascolto condiviso si fonde con la discussione. Custodire il passato ha senso solo se si acquista la forza di rimetterlo in circolo nel presente.
Domenica 28: “Ancora Tutti Insieme” risuona
Il terzo giorno sposta i riflettori sul Teatro Menotti, che alle 16 ospita “Ancora Tutti Insieme”, ispirato alla trasmissione RAI del 1971 in cui Battisti presentò la scuderia Numero Uno. L’idea, firmata dal giornalista Luca Cecchelli, coinvolge otto musicisti del CPM Music Institute e sei attori della Scuola del Teatro Musicale. Un cast giovane ma dal profilo accademico riscrive in chiave contemporanea quell’evento dirompente, portandone sul palco gli arrangiamenti originali rivitalizzati da una sezione ritmica di grande energia.
In due ore di spettacolo si alternano brani che hanno scolpito un’epoca: dai successi dei Dik Dik alle ballate dei Formula 3, passando per le interpretazioni di Mia Martini, PFM, Adriano Pappalardo e Bruno Lauzi. Ogni canzone diventa occasione per sottolineare il ruolo di Battisti come catalizzatore di talenti e innovatore della televisione musicale. Nell’intreccio fra musica e parole il pubblico rivive un’Italia che sperimentava, sognava e si specchiava nel proprio fermento creativo, avvertendo la vibrazione di un cambiamento culturale ancora oggi percepibile.
Lunedì 29: un addio che promette futuro
L’ultima tappa, lunedì 29 settembre alle 20, approda nello scrigno liberty del Teatro Gerolamo. Va in scena “Qualcosa che vale”, concerto ad ingresso libero dedicato a “E già”, l’album pubblicato da Battisti nel 1982 insieme a Velezia. Il trio di Patrizia Cirulli rilegge in chiave semi-acustica un disco che spiazzò pubblico e critica per la spinta elettronica e l’assenza dei testi di Mogol. Riascoltarlo oggi significa riconoscere in Battisti un instancabile sperimentatore, pronto a ripartire da zero pur di non ripetersi.
Fra luci soffuse e arrangiamenti che privilegiano pianoforte, chitarra e sottili inserti elettronici, il concerto di chiusura diventa sintesi dello spirito della rassegna: rileggere senza imbalsamare. Il pubblico, ammesso gratuitamente fino a esaurimento posti, avverte di partecipare non solo a un tributo ma a un laboratorio di idee. Quando l’ultimo accordo svanirà nella volta del Gerolamo, ognuno porterà con sé la consapevolezza che l’opera di Lucio Battisti è materia viva, pronta a rigenerarsi ogni volta che qualcuno decide di ascoltarla con orecchie nuove.
Un festival costruito da chi la musica la vive
A margine di questi quattro giorni (o meglio cinque, considerando l’anteprima brianzola) resta l’impressione di una macchina organizzativa compatta, alimentata dalla passione volontaria di decine di professionisti del settore. Francesco Paracchini e la redazione de L’Isola che non c’era hanno affinato logistica, comunicazione e scelte artistiche, alternando appuntamenti a pagamento e gratuiti per non escludere nessuno. Il risultato riflette la capacità italiana di trasformare la memoria in occasione di incontro e crescita condivisa.
Chiudendo il pressbook, gli organizzatori sottolineano che il successo delle prime due edizioni ha creato un pubblico eterogeneo: fan di lunga data, studenti di musica, curiosi del fenomeno culturale e turisti di passaggio. Quest’anno, grazie al mix di location storiche e iniziative itineranti, Milano si consolida come riferimento per gli appassionati di canzone d’autore e per chi desidera riscoprire una stagione creativa ancora attuale. L’augurio è che il festival continui a cambiare forma senza tradire la propria essenza: tenere accesa la scintilla di chi compose, cantò e rivoluzionò la musica italiana del Novecento.
