Il grido d’allarme di Massimo Andreoni arriva forte e chiaro: nessuno dovrebbe perdere la vita per una malattia che un semplice vaccino può scongiurare. Le sue parole riecheggiano mentre dati preoccupanti su meningite e influenza mostrano un calo delle coperture immunitarie proprio quando servirebbero di più.
Un allarme che non possiamo ignorare
L’infettivologo e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali, intervenendo a Roma all’incontro “Fare prevenzione fra strategia e consapevolezza: la coscienza della vaccinazione. Il futuro è nelle nostre mani”, ha ricordato che la meningite da meningococco resta una delle infezioni batteriche più temibili. Con una letalità oscillante fra il 10% e il 20%, la malattia non fa sconti e colpisce con particolare violenza i minori. «Disporre di un vaccino efficace e sicuro e veder morire ancora persone è inaccettabile», ha sottolineato Andreoni, invitando le istituzioni a sostenere campagne più incisive e continuative.
Il sierotipo B, il più diffuso in Italia, attacca soprattutto bambini piccoli e adolescenti. La sua pericolosità non dipende soltanto dalla gravità delle sequele, ma anche dal fatto che molti portatori rimangono asintomatici e quindi inconsapevoli di trasmettere il batterio. L’esperto ricorda il recente decesso di un bimbo di 3 anni di Taranto, avvenuto a Bari, come prova devastante di quanto la patologia possa correre laddove la vaccinazione manca. Ogni morte evitabile pesa più di qualsiasi statistica, ammonisce Andreoni, perché dietro i numeri ci sono famiglie spezzate e un dolore che il sistema sanitario ha il dovere morale di prevenire.
Coperture vaccinali in discesa: un segnale inquietante
A preoccupare gli specialisti è il lento ma costante arretramento delle adesioni: per la meningite, soglia di sicurezza rimane il 90%, ma l’Italia fatica a mantenerla. Le ragioni vanno da false percezioni di rischio a disinformazione cronica, passando per una stanchezza post-pandemica che ha raffreddato l’attenzione verso i richiami. Andreoni non nasconde la sua frustrazione: «Quando l’entusiasmo vaccinale nato durante la stagione Covid si sgonfia, chi paga il prezzo sono i più fragili». Serve allora un messaggio chiaro e univoco: la prevenzione è un dovere civico, non un’opzione.
Il caso del piccolo di Taranto funge da monito collettivo. Ogni volta che una famiglia rinuncia al vaccino, aumenta il bacino di potenziali contagiati e il rischio di epidemie locali. Gli operatori sanitari chiedono interventi mirati alle scuole, percorsi informativi per i genitori e incentivi che rendano spontanea la scelta di immunizzare i figli. Solo una consapevolezza diffusa potrà arginare l’assurdo paradosso di morire per una malattia prevenibile.
L’urgenza di pianificare la prevenzione
Se la meningite desta apprensione, il quadro non migliora guardando all’influenza stagionale. Il recente report ministeriale segnala un calo delle vaccinazioni tra gli over 65, il gruppo più colpito da complicanze, ricoveri e decessi. Andreoni ricorda che l’onda influenzale tende a raggiungere il picco a fine ottobre o nei primi giorni di novembre, ma rileva come nelle ultime stagioni il virus abbia anche anticipato i tempi. «Non possiamo farci cogliere impreparati», ribadisce, incoraggiando ad avviare la campagna già a settembre.
La logistica, però, non basta se manca la spinta motivazionale. Dopo l’exploit di adesioni ai tempi del Covid, oggi la curva vaccinale scivola verso il basso. Gli esperti chiedono quindi una comunicazione massiccia, capillare e credibile che metta al centro la tutela della salute pubblica. Per Andreoni, la sfida è culturale: «Solo se la vaccinazione tornerà una priorità personale e collettiva, potremo evitare lutti evitabili e ridurre la pressione sugli ospedali».
