Con l’acqua che inizia a lambire le turbine e gli applausi che accompagnano l’evento, l’Etiopia ha acceso ufficialmente la Grand Ethiopian Renaissance Dam, opera monumentale firmata da Webuild. Il Paese, al cuore della regione del Nilo Azzurro, compie un balzo storico verso l’autosufficienza energetica e regala al continente africano un simbolo concreto di transizione verde.
Una pietra miliare per l’Africa energetica
La cerimonia d’inaugurazione, celebrata sulle rive del Nilo Azzurro, ha visto il Primo Ministro Abiy Ahmed Ali affiancato dall’amministratore delegato di Webuild, Pietro Salini, e dai capi di Stato dei Paesi confinanti, uniti dal desiderio di prosperità condivisa. Replicando le antiche tradizioni locali, l’evento ha intrecciato discorsi istituzionali e gesti simbolici, trasformando il varo delle prime turbine in una festa popolare che ha occupato l’altopiano per giorni. L’atmosfera, carica di entusiasmo e fierezza nazionale, suggeriva la nascita di una stagione nuova per tutta l’Africa Orientale.
Il battesimo della Gerd materializza una visione coltivata per oltre un decennio: trasformare l’enorme potenziale idrico del Nilo Azzurro in elettricità pulita e accessibile. Grazie a una potenza installata superiore a 5.000 MW e a una produzione annua prevista di 15.700 GWh, l’impianto potrà alimentare abitazioni, imprese e infrastrutture non soltanto etiopi, ma dell’intera regione. La diga diventa così il pilastro di un progetto di integrazione economica che sfida vecchi confini e rivalità. Il cantiere, aperto nel 2011, è stato seguito con trepidazione da milioni di cittadini, che nel tempo si sono abituati a fare donazioni volontarie per sostenere l’impresa, segno di un coinvolgimento popolare raramente osservato in opere di questa scala.
Dati tecnici e primati ingegneristici della Grand Ethiopian Renaissance Dam
Il cuore del progetto è la diga principale, una struttura in calcestruzzo rullato compattato alta 170 metri e lunga 1.800, che racchiude un volume impressionante di 10,7 milioni di metri cubi di materiale. Nella memoria degli addetti ai lavori resterà la giornata del 28 dicembre 2014, quando in sole ventiquattr’ore furono posati 23.000 metri cubi di Rcc: un record mondiale che testimonia l’abilità organizzativa e tecnologica di Webuild e dei tecnici etiopi formati sul campo. Un traguardo che ha innalzato lo standard per le future opere idroelettriche continentali.
Alle spalle della barriera si estende un bacino di 172 chilometri, capace di contenere 74 miliardi di metri cubi d’acqua: dimensioni che, paragonate a quelle del Lago di Garda, risultano perfino superiori. Le otto turbine Francis installate progressivamente garantiranno una produzione equivalente a tre centrali nucleari di media taglia. Dati che parlano da soli, delineando la portata di un investimento proiettato a riscrivere il panorama energetico di una regione da decenni in cerca di stabilità elettrica e crescita sostenibile continuativa.
Un’eredità sociale senza precedenti
Mentre le gru alzavano i blocchi di calcestruzzo, intorno al cantiere prendeva forma una città vera e propria. Un ospedale, due ambulatori, una scuola moderna, campi sportivi e una fabbrica dedicata alla tradizionale injera sono nati per rispondere alle esigenze di oltre 25.000 lavoratori, in gran parte etiopi. Le nuove strade e le infrastrutture che collegano l’area alla rete nazionale rimarranno operative ben oltre la vita del progetto, divenendo patrimonio per le comunità rurali finora isolate della zona e oltre.
Non meno significativa è l’eredità di competenze maturata nei nove anni di lavori: ingegneri, saldatori, carpentieri, geologi e tecnici di vario profilo hanno potuto formarsi sul campo, acquisendo abilità spendibili in futuri cantieri nazionali e internazionali. L’istruzione tecnica diventa così strumento di emancipazione, contribuendo a innalzare il livello professionale di un’intera generazione che, grazie a Gerd, mira ora a protagonismo economico e non più soltanto alla sopravvivenza. Una spinta collettiva che rafforza la coesione e alimenta nuove aspirazioni imprenditoriali locali.
Webuild, settant’anni di energia pulita in Etiopia
La presenza di Webuild in Etiopia affonda le radici negli anni Cinquanta, periodo nel quale il gruppo – allora sotto un’altra denominazione – realizzò le prime opere di regimazione idrica sull’altopiano. Da allora sono stati completati oltre trenta progetti, tra cui spiccano la centrale sotterranea del Beles Multipurpose Project e la diga Gibe III, alta 250 metri, che al momento dell’apertura deteneva il primato di struttura Rcc più elevata al mondo e ha fornito lavoro qualificato a migliaia di persone.
Accanto a Gerd procede la costruzione della diga di Koysha, destinata a diventare il secondo impianto idroelettrico nazionale per taglia e potenza. Il know-how acquisito nei cantieri precedenti consente di procedere a ritmo serrato, riducendo costi e rischi per l’ecosistema. L’esperienza stratificata di decenni si traduce in soluzioni innovative che coniugano sicurezza, velocità di esecuzione e rispetto dell’ambiente, fattori oggi non più negoziabili in qualunque opera di grande scala nel quadrante africano e sui mercati internazionali delle energie rinnovabili emergenti.
Il contributo italiano alla transizione verde africana
La realizzazione della Grand Ethiopian Renaissance Dam si inserisce in un quadro di relazioni economico-istituzionali che vede l’Italia, attraverso il cosiddetto Piano Mattei, impegnata a sostenere lo sviluppo infrastrutturale dei Paesi africani. L’adesione di Webuild a questo programma dimostra la capacità dell’industria italiana di concorrere su progetti di altissimo profilo tecnologico, garantendo al contempo benefici ambientali e sociali in linea con gli standard internazionali di sostenibilità e contribuendo a rendere più solide le sinergie economiche tra Europa e Africa orientale.
Con 318 dighe e impianti idroelettrici già consegnati nel mondo, il gruppo controllato da Salini vanta una capacità installata complessiva di 53.659 MW. I cantieri in corso aggiungeranno ulteriori 14.000 MW, evitando ogni anno l’emissione di 13 milioni di tonnellate di CO₂. I numeri, più delle parole, certificano la portata di un impegno che eleva l’ingegneria italiana a protagonista della transizione energetica globale, fornendo energia pulita a milioni di persone a costi sostenibili e favorendo nuove opportunità di crescita industriale.
Oltre i confini etiopi: i risultati globali del Gruppo
Quello della Gerd non è un caso isolato: solo dall’inizio dell’anno il portafoglio di Webuild ha visto completare più di dieci progetti di rilevanza internazionale. Negli Stati Uniti, per esempio, è stata aperta al traffico una tratta strategica della Interstate 275 in Florida, mentre in Italia ha iniziato a ricevere pazienti il nuovo ospedale di Monopoli-Fasano. In Argentina, invece, è stato ultimato il risanamento ambientale del bacino Riachuelo a Buenos Aires, opera che migliora la qualità della vita dei cittadini.
Tali risultati confermano la solidità finanziaria e la capacità di delivery di un gruppo che oggi conta cantieri distribuiti in cinque continenti. La strategia di espansione poggia su due pilastri: innovazione tecnologica e valorizzazione del capitale umano, gli stessi elementi che hanno permesso di portare a termine la Grand Ethiopian Renaissance Dam superando sfide logistiche, climatiche e geopolitiche di notevole entità. Il traguardo etiope sembra dunque solo una tappa di un percorso destinato a proseguire lungo altre rotte emergenti globali.
