Una copia di un biglietto datato 2003 e indirizzato a Jeffrey Epstein, attribuita a Donald Trump, è stata resa pubblica da deputati democratici. L’ex presidente respinge ogni attribuzione, sostenendo che si tratti di un falso e minacciando azioni legali.
Il messaggio di compleanno che scuote Washington
La sorpresa è arrivata quando un gruppo di deputati dell’opposizione, membri della Commissione di vigilanza della Camera, ha reso pubblica la riproduzione digitale di un biglietto di auguri indirizzato a Jeffrey Epstein e datato 2003. Secondo quanto spiegato dai parlamentari, il documento proverrebbe da un «libro di compleanno» appartenuto al finanziere, morto in carcere nel 2019, e non era mai stato esibito integralmente; se ne parlava soltanto per frammenti, finché un quotidiano nazionale ne aveva accennato in estate. Adesso, però, il testo completo è accessibile all’opinione pubblica e ha riacceso un dibattito politico già incandescente.
L’immagine mostra una figura femminile stilizzata, priva di vestiti, tracciata con linee essenziali. All’interno della sagoma sono state inserite frasi alternate, attribuite di volta in volta a Epstein e all’allora imprenditore immobiliare Trump. Sotto i fianchi del disegno appare una firma che ricorda da vicino l’autografo a zig-zag con cui l’ex presidente sigla i suoi documenti. È proprio quell’autenticazione, più ancora delle battute trascritte sul corpo, ad aver riacceso l’attenzione, perché sembra conferire al biglietto una patina di ufficialità che l’ex presidente respinge con decisione.
Contenuto grafico e citazioni enigmatiche
Il testo inserito all’interno della silhouette si sviluppa come un breve scambio di battute confidenziali. Una voce non identificata osserva che «nella vita esiste qualcosa di più grande del possedere tutto». A questa frase un interlocutore, indicato come Donald, replica con un’allusione: «Lo so, ma non te lo rivelerò». Il successivo intervento, firmato Jeffrey, prosegue sullo stesso registro: «Nemmeno io, benché conosca la risposta». Il dialogo si chiude con un riferimento al fascino eterno degli enigmi, quasi a suggellare una complicità fra i due.
Il biglietto termina con un augurio che recita, in sintesi, il desiderio di un amico affinché ogni nuovo giorno custodisca «un altro meraviglioso segreto». Anche questa frase compare sottoscritta con la grafia contorta che il pubblico associa ai documenti presidenziali. La combinazione di disegno, dialogo criptico e firma produce un effetto volutamente provocatorio, trasformando un semplice saluto di compleanno in un possibile indizio sul rapporto tra i due uomini, alla luce dei futuri capi d’accusa che avrebbero travolto il finanziere.
La replica dell’ex presidente
Sin dal primo accenno pubblico all’esistenza della cartolina, Donald Trump ne ha contestato la paternità in modo perentorio. Attraverso i suoi portavoce, l’ex inquilino della Casa Bianca ha definito il documento «un falso grossolano» e ha ribadito di non averlo mai scritto né firmato. Il vice capo dello staff per le comunicazioni, Taylor Budowich, ha diffuso immagini di contratti, proclami e lettere sottoscritti recentemente dall’ex presidente, sottolineando le differenze grafiche: «Non corrisponde alla sua firma», ha dichiarato, bollando le notizie circolate come un’azione diffamatoria orchestrata ai suoi danni.
Alla linea difensiva si è unita la portavoce Karoline Leavitt, che ha parlato di «storia inventata» e di una campagna di discredito volta a macchiare il profilo pubblico del suo assistito. «È evidente che il presidente non ha disegnato quell’immagine né vergato quel saluto», ha scritto, annunciando che la squadra legale non intende allentare la presa. Secondo Leavitt, la diffusione integrale del biglietto non fa che rafforzare la necessità di un chiarimento in tribunale, unica sede in cui l’ex capo dello Stato intende definire ogni aspetto della vicenda.
La battaglia legale in corso
Oltre alle smentite pubbliche, l’ex presidente ha intrapreso un’azione legale contro il quotidiano che per primo aveva rivelato l’esistenza della cartolina lo scorso luglio, accusandolo di aver diffuso informazioni infondate e lesive della sua reputazione. Nel ricorso, i suoi avvocati sostengono che il giornale avrebbe ignorato elementi che dimostrerebbero la contraffazione della firma, preferendo un racconto sensazionalistico. La denuncia chiede un risarcimento in denaro e, soprattutto, la ritrattazione formale dell’articolo, ritenuto la scintilla del clamore odierno.
Il fatto che il documento sia ora reperibile nella sua interezza complica lo scenario giudiziario. Da un lato, i detrattori di Trump vedono nella cartolina la prova di un legame più stretto con Epstein di quanto l’ex presidente abbia sempre sostenuto; dall’altro, i difensori puntano su analisi grafologiche per smontarne l’autenticità. Nel frattempo, il dibattito politico si accende ulteriormente, perché la pubblicazione avviene in un momento di forte polarizzazione e rischia di diventare l’ennesimo terreno di scontro tra maggioranza e opposizione.
