La passione per la pizza riscrive oggi la geografia del gusto: da New York a Caserta due insegne, apparentemente lontanissime, condividono lo stesso traguardo, quello di essere incoronate migliori al mondo. È il responso che la guida 50 Top Pizza ha svelato tra applausi, emozioni e collegamenti digitali.
Le nuove regine della pizza mondiale
Nel 2025 la guida 50 Top Pizza ha sancito un inedito ex aequo al vertice della sua classifica: “Una Pizza Napoletana” di Anthony Mangieri, a New York, e “I Masanielli” di Francesco Martucci, a Caserta, siedono insieme sul trono delle migliori pizzerie del pianeta. La notizia, resa ufficiale al Teatro Mercadante di Napoli, ha sorpreso il pubblico presente e la fitta platea collegata in streaming, celebrando due interpretazioni diverse ma ugualmente luminose della tradizione napoletana. Da un lato il fervore cosmopolita della Grande Mela, dall’altro il cuore campano più autentico: due anime che, pur divise dall’oceano, parlano la stessa lingua fatta di impasti perfetti, lieviti naturali e sensibilità contemporanea.
Il successo condiviso non è che la punta dell’iceberg di un lavoro meticoloso. Mangieri ha portato oltreoceano un modello di artigianalità che seduce newyorkesi e viaggiatori con pochi elementi essenziali e un’idea di purezza cristallina; Martucci, invece, ha trasformato Caserta in un crocevia gastronomico richiamando appassionati da ogni angolo del mondo. Entrambi hanno saputo valorizzare il legame con la materia prima e con il territorio, dimostrando che l’eccellenza non dipende dalla latitudine ma dall’attenzione maniacale a ogni dettaglio. Dietro il risultato c’è una dedizione quotidiana, fatta di prove, assaggi e un ascolto umile degli impasti che cambiano al variare di clima e umidità.
Una cerimonia che conquista Napoli e i social
Sul palcoscenico del Teatro Mercadante di Napoli, la serata di premiazione ha mescolato eleganza e spettacolo. A condurre l’evento ci ha pensato la giornalista spagnola Verónica Zumalacárregui, volto noto al pubblico internazionale, capace di far dialogare sullo stesso livello pizzaioli, critici e semplici curiosi con la forza di un sorriso autentico. La diretta streaming, seguitissima, ha portato il calore della platea fin dentro gli smartphone e i computer di mezzo mondo, trasformando il Mercadante in un’arena globale dove ogni applauso rimbalzava in tempo reale fra Napoli, Tokyo e San Paolo.
A rendere il clima ancor più coinvolgente è stata la scelta registica di alternare interviste, momenti musicali e collegamenti esterni che hanno dato voce agli artigiani lontani. In sala, intanto, si respirava un’energia palpabile: pizzaioli affermati, nuovi talenti e addetti ai lavori si stringevano la mano, scambiandosi segreti e impressioni con quella cordialità che nasce solo quando ci si sente parte di una stessa, grande famiglia. Ogni volta che la grafica proiettava un punteggio o un nome, un brusio collettivo cresceva come un impasto ben lievitato, per poi esplodere in applausi fragorosi.
La top ten attraversa i continenti
Alle spalle delle due vincitrici in coabitazione, il secondo gradino del podio è andato a “The Pizza Bar on 38th” di Daniele Cason, a Tokyo, confermando la capitale nipponica come avamposto d’eccellenza per l’arte bianca. Terza posizione per “Leggera Pizza Napoletana” di André Guidon, a San Paolo del Brasile, ulteriore prova che l’America Latina abbraccia la cultura partenopea con entusiasmo contagioso. Così, in poche righe, la classifica racconta un viaggio che sorvola oceani e fusi orari, testimone di una passione capace di unire culture diverse sotto l’insegna profumata di un forno a legna.
Segue un emozionante ex aequo al quarto posto, monopolizzato dall’Italia: “Diego Vitagliano Pizzeria”, a Napoli, condivide la posizione con “Confine” di Francesco Capece e Mario Ventura, a Milano, dimostrando come Nord e Sud possano dialogare con la stessa intensità creativa. Dal quinto al decimo posto, la classifica abbraccia “Napoli on the Road” di Michele Pascarella, a Londra; “Seu Pizza Illuminati” di Pier Daniele Seu e Valeria Zuppardo, a Roma; “I Tigli” di Simone Padoan, a San Bonifacio; “Baldoria” di Ciro Cristiano, a Madrid; “Pizzeria Sei” di William Joo, a Los Angeles; e “Tony’s Pizza Napoletana” di Tony Gemignani, a San Francisco. Dieci tappe, dieci storie, dieci modi di far battere il cuore a ogni morso.
Premi speciali: talenti e idee che lasciano il segno
Oltre alla graduatoria principale, la guida 50 Top Pizza ha distribuito una costellazione di premi che illuminano sfumature diverse del mestiere. William Joo di “Pizzeria Sei”, a Los Angeles, è stato incoronato “Pizza Maker of the Year 2025 – Ferrarelle Award”, riconoscimento che celebra manualità, tecnica e visione futurista. L’oscar alla migliore pizza dell’anno, “Pizza of the Year 2025 – Latteria Sorrentina Award”, è andato a “Ricordi d’Infanzia” preparata da “Napoli on the Road”, a Londra, un impasto che mescola memoria, sperimentazione e un equilibrio di sapori sorretto da materie prime rigorosamente selezionate. Dietro ogni premio si intuisce la volontà di mettere in luce singoli tratti distintivi: la genialità di un topping, la cura per la carta dei vini, il coraggio di spingersi oltre la comfort zone.
La giuria ha inoltre assegnato riconoscimenti a chi ha saputo trasformare il contorno in protagonista: “Best Pasta Proposal – Pastificio Di Martino Award” a Flama, a Miraflores; “Best Wine List – La Gioiosa Award” a Confine di Milano; “Best Beer Service – Peroni Nastro Azzurro Award” a Via Toledo, a Vienna; “Best Cocktail List – Sei Bellissimi Award” a Dry Milano; “Made in Italy – Salumi Coati Award” a IMperfetto, a Puteaux; “Performance of the Year – Robo Award” a La Clásica, a San Salvador; “New Entry of the Year – Solania Award” a Babette, a Stoccolma; “Best Marketing – Mammafiore Award” a Slice & Pie, a Washington; “One to Watch – Orlando Foods Award” ad ANTO, a Singapore; “Best Dessert List – Latteria San Salvatore Award” a La Bolla, a Caserta; “Best Fried Food – Il Fritturista – Oleificio Zucchi Award” a Fratelli Figurato, a Madrid. Un mosaico di competenze che racconta quanto la pizza, oggi, sia un’esperienza completa, capace di abbracciare dal beverage alla pasticceria.
Riconoscimenti a professionisti, associazioni ed eventi
Non sono mancate le onorificenze destinate a chi, attraverso anni di lavoro silenzioso, ha saputo elevare l’intero settore. Il titolo “Outstanding Career Achievement 2025 – Fedegroup Award” è stato conferito a Jonathan Goldsmith di “Spacca Napoli Pizzeria”, a Chicago, in segno di gratitudine per una carriera fatta di dedizione pura e rigore artigiano. Applausi anche per John Arena, che ha ricevuto lo “Icon 2025 Award” per la sua opera di divulgazione della pizza artigianale negli Stati Uniti e per il lavoro filantropico della John Arena Foundation, impegnata nell’offrire attività culinarie a persone con disturbi neurologici. Quando la passione incontra la solidarietà, la cucina diventa cura, inclusione e speranza.
La serata ha inoltre messo in luce l’impegno di realtà collettive impegnate nella tutela del patrimonio napoletano. Premi speciali sono andati all’Associazione Pizzaiuoli Napoletani e al Gruppo La Piccola Napoli per la loro opera di diffusione dei segreti del pizzaiuolo in Italia e all’estero. Riconoscimenti sono giunti anche a manifestazioni di settore che alimentano il confronto e la crescita professionale: l’European Pizza Show di Londra, il Sigep World di Rimini e TuttoPizza di Napoli si sono visti applaudire per l’impegno nella promozione internazionale di questo simbolo gastronomico. È nel dialogo costante fra eventi, scuole e associazioni che la tradizione rimane viva e, al tempo stesso, proiettata verso il futuro.
