Alla vigilia di un ottobre che si preannuncia denso di mobilitazioni, la destra radicale rilancia il proprio piano legislativo, puntando sulle firme dei cittadini per dare corpo alla proposta di legge ribattezzata “Remigrazione e riconquista”.
Un fronte compatto attorno al progetto
La cornice scelta per il debutto del disegno di legge non poteva che essere la festa autunnale di CasaPound a Grosseto. Sabato scorso, sotto i tendoni gremiti di bandiere e slogan, il movimento guidato da Gianluca Iannone ha presentato ufficialmente l’iniziativa di legge che punta a disciplinare la Remigrazione. Accanto ai militanti della tartaruga frecciata si sono schierate altre sigle considerate centrali nella galassia della destra radicale: Brescia ai Bresciani, Rete dei Patrioti e VFS. La convergenza, salutata dai promotori come un momento storico, mira a trasformare un tema finora agitato nei cortei in un testo normativo depositato a Montecitorio.
La costruzione del fronte è stata descritta come risposta ai “silenzi bipartisan” che, secondo gli organizzatori, hanno oscurato il dibattito sull’immigrazione. L’alleanza, pur non avendo rappresentanza parlamentare diretta, cerca di far leva sui canali previsti dall’articolo 71 della Costituzione, utilizzando la mobilitazione popolare come cerniera tra piazza e Palazzo. L’idea, sostengono gli attivisti, è ribaltare l’agenda politica partendo dal basso, mettendo nelle mani dei simpatizzanti la responsabilità di innescare il processo legislativo. In questo senso le diverse anime della destra radicale dichiarano di voler accantonare steccati identitari per concentrarsi su un obiettivo comune e immediatamente misurabile.
Gli obiettivi e le tappe operative
La tabella di marcia fissata dagli organizzatori ruota attorno a un numero preciso: 50mila firme. Per raggiungerlo, da nord a sud sorgeranno banchetti fisici nelle piazze, nelle fiere di paese e davanti agli stadi, mentre la raccolta digitale permetterà ai sostenitori di aderire da casa con pochi click. I promotori contano di completare la raccolta entro l’inverno, sfruttando la stagione di manifestazioni e convegni che di solito anima il calendario dell’estrema destra. Il progetto, sottolineano, vivrà o morirà sulla capacità di organizzare capillarmente la logistica.
In parallelo, per garantire omogeneità ai materiali e alle procedure burocratiche, verrà istituito un comitato ad hoc, in agenda per il mese di ottobre. Questo organismo avrà il compito di certificare i moduli, predisporre l’autenticazione delle sottoscrizioni e stabilire un calendario unico di iniziative. L’obiettivo dichiarato è evitare dispersioni di energia e messaggi contraddittori, spesso letali per le campagne politiche nate fuori dal circuito istituzionale. Una volta raccolte le firme, il dossier approderà a Montecitorio, dove potrà essere assegnato alle commissioni competenti per l’esame preliminare.
I dieci pilastri della proposta
Al cuore della proposta di legge si trovano dieci misure che gli autori definiscono «non negoziabili». Si comincia con un rafforzamento dei controlli ai confini e nei porti, accompagnato dalla confisca dei mezzi produttivi alle aziende che, secondo gli estensori, si avvantaggiano dallo sfruttamento della manodopera straniera. Viene poi previsto l’allontanamento immediato degli irregolari che si rendano responsabili di reati e l’introduzione formale del concetto di Remigrazione, definito come quadro giuridico per il rientro sistematico nei Paesi d’origine. La misura, spiegano, si applicherà sia ai singoli sia ai nuclei familiari.
A completare il pacchetto figurano il patto di remigrazione volontaria, la costituzione di un fondo nazionale per sostenere economicamente coloro che scelgano di partire, lo stop alle Ong ritenute responsabili del «traffico migratorio», l’abolizione dell’attuale decreto flussi varato dal Governo Meloni, e il ritorno degli italo-discendenti con procedure agevolate. Il documento include inoltre la creazione di un fondo per la natalità e la revisione dei criteri di assegnazione di case popolari e asili nido, nella prospettiva di garantire priorità alle famiglie italiane.
Voce ai promotori: la sfida che si apre
Durante la presentazione, il portavoce di CasaPound Italia, Luca Marsella, ha preso la parola per scandire il senso politico dell’operazione. «Quello della remigrazione non è un semplice slogan», ha sostenuto, «ma un percorso concreto che rimette gli italiani e il loro futuro al centro del dibattito». Rivolgendosi ai presenti, Marsella ha invitato ogni circolo, ogni simpatizzante, a trasformarsi in “centro di raccolta permanente” per le firme, ricordando che il vero banco di prova non sarà la retorica dei social, bensì la pazienza quotidiana richiesta dai tavolini in strada.
Il portavoce ha annunciato che il comitato “Remigrazione e riconquista” verrà presentato pubblicamente in ottobre, in un incontro «aperto a tutti». L’intento dichiarato è rendere la campagna un patrimonio collettivo, capace di coinvolgere anche chi finora si era tenuto ai margini del dibattito. Al termine dell’intervento, i promotori hanno ribadito che, a loro avviso, l’asse portante della politica italiana deve tornare a ruotare attorno alla tutela dei cittadini autoctoni, considerata priorità ineludibile di qualsiasi agenda nazionale nell’immediato e per i prossimi anni.
