Tra le tribune gremite di Monza, la voce di Mohammed Ben Sulayem s’intreccia con il rombo dei motori e anticipa l’indirizzo che la FIA vuole imprimere all’automobilismo: sicurezza, equità e sostenibilità, ma senza attenuare l’adrenalina che rende la Formula 1 un fenomeno planetario.
Uno sguardo oltre il traguardo
Monza non è semplicemente la tappa conclusiva dell’estate europea: per il numero uno della FIA rappresenta un anfiteatro dove tradizione e innovazione si incontrano e, in quella convergenza, indicano la rotta da seguire. Il presidente osserva le bandiere sventolare tra i vecchi alberi del parco e ricorda che il primo dovere dell’istituzione che guida consiste nel preservare l’eredità di circuiti leggendari, assicurando al tempo stesso che ogni gara resti accessibile e sicura per tutti, dal pilota al commissario di pista.
Sotto la stessa luce, Ben Sulayem ribadisce che l’impegno non si esaurisce nell’aprire il weekend con la bandiera verde: passa attraverso un incessante perfezionamento del regolamento, un controllo minuzioso delle procedure di gara e un lavoro costante per integrare criteri ambientali sempre più stringenti. “Proteggere il patrimonio non significa cristallizzarlo, ma mettergli accanto gli strumenti per prosperare domani”, confida, quasi a voler rassicurare chi teme che l’accelerazione tecnologica possa cancellare il fascino intramontabile di un gran premio storico ai tifosi affezionati.
Sfide regolamentari e rivoluzione 2026
Con lo sguardo puntato al 2026, il presidente descrive la nuova generazione di power unit come la risposta più concreta alle pressioni ambientali che incombono sull’intero settore automotive. Gli ingegneri stanno ultimando propulsori ibridi capaci di erogare potenza inedita usando carburanti 100 % sostenibili; un traguardo che la FIA considera vitale non solo per la credibilità del campionato, ma anche per l’industria su strada, che potrà attingere direttamente ai progressi realizzati in pista senza sacrificare le prestazioni che appassionano il pubblico.
L’introduzione di queste norme non sarà una passeggiata, ammette Ben Sulayem, ricordando che i costruttori dovranno ricalibrare fabbriche, software e metodologie di sviluppo in tempi record. Tuttavia, sottolinea come la cooperazione tra la Federazione e i team stia già producendo idee inedite riguardo al recupero energetico, alla gestione termica e ai materiali ultraleggeri. Da ex pilota, confessa di sentire nostalgia per certe sonorità, ma precisa che la priorità resta dimostrare al mondo che il motorsport può guidare la transizione verso tecnologie pulite.
Crescita globale e nuove generazioni
Le tribune da record, spiega il presidente, confermano che la Formula 1 sta vivendo un’espansione senza precedenti: mercati finora marginali si innamorano delle monoposto e un pubblico sempre più giovane affolla piattaforme digitali per seguire la vita del paddock. In parallelo, il flusso di talenti è alimentato da programmi di base che la FIA ha rinnovato, come il karting arrive and drive, concepito per ridurre i costi iniziali e permettere ai piloti più promettenti di emergere senza barriere economiche insormontabili nel loro cammino.
La dimostrazione più lampante è arrivata proprio a Monza, dove in F2 e F3 si sono alternate battaglie di rara intensità, preludio a carriere che potrebbero esplodere nei prossimi anni. Nel frattempo, al di fuori della pista brianzola, la strategia a lungo termine comprende il rilancio del WRC con l’assegnazione della gara per un nuovo promoter, l’investimento continuativo nel WRX e la proroga decennale dell’accordo con la Formula E, a testimonianza di un approccio che abbraccia l’intero panorama delle competizioni mondiali.
Dietro le quinte: volontari, ufficiali e inclusione
Spesso ignorati dai riflettori, i volontari e gli ufficiali di gara costituiscono, nelle parole di Ben Sulayem, «la spina dorsale delle corse». La FIA ha perciò istituito un dipartimento a loro dedicato che cura formazione, certificazioni e percorsi di leadership avanzata: un investimento che assicura standard uniformi in tutti i continenti e riconosce la professionalità di chi lavora ai margini dell’asfalto. «Senza di loro non esisterebbe alcun weekend sicuro», rimarca il presidente con apprezzamento sincero in ogni curva e rettilineo mondiale.
Il rinnovato sforzo organizzativo si accompagna a una riflessione sul ruolo sociale dello sport. La Federazione vuole un motorsport più inclusivo, capace di accogliere ingegneri, meccanici e appassionati provenienti da contesti diversi, garantendo pari opportunità a prescindere da genere o provenienza geografica. Nello stesso tempo, la governance punta a un delicato equilibrio: utilizzare l’avanguardia tecnologica per innalzare la competizione riducendo l’impatto ambientale, certificando procedure trasparenti che rendano ogni decisione tecnica o sportiva immediatamente comprensibile agli addetti ai lavori e agli spettatori.
Undici squadre all’orizzonte
L’orizzonte del 2026 non sarà disegnato soltanto da nuovi motori; a connotarlo ci saranno undici scuderie, grazie all’ingresso del marchio Cadillac nel paddock. A giudizio del presidente, l’allargamento della griglia fungerà da stimolo continuo, spingendo ogni reparto corse a inseguire soluzioni più audaci e, di conseguenza, regalando ai tifosi lotte ancora più serrate. La FIA ha valutato con attenzione criteri tecnici, solidità finanziaria e impatto sul campionato prima di approvare la domanda, convinta che la competitività si rafforzi con la pluralità.
Per ora il punto fermo resta questo schieramento a ventidue monoposto, ma il presidente ammette che lo sguardo resta vigile su eventuali candidature future, comprese quelle provenienti da mercati emergenti come l’Asia. L’obiettivo dichiarato è consolidare la salute del campionato prima di valutare ulteriori aperture, sfruttando il privilegio di correre in contesti culturali diversificati e, al tempo stesso, assicurare che ogni nuova realtà risponda ai parametri di sostenibilità, sicurezza e qualità tecnica fissati dalla Federazione per tutelare piloti e pubblico.
Governance, equità e sostenibilità economica
Quando il discorso scivola sugli ingaggi milionari di piloti e team principal, Ben Sulayem non si sottrae: riconosce il valore di chi porta spettacolo e competenze, ma ricorda che la crescita recente impone di reinvestire parte dei profitti in settori chiave come sicurezza, formazione e categorie di base. «Non si tratta di porre limiti punitivi al successo», spiega, «bensì di costruire un ecosistema capace di durare, dove beneficio collettivo e merito individuale procedano in equilibrio, a vantaggio delle prossime generazioni tutte».
Allargando la prospettiva, il presidente individua tre direttrici essenziali: sostenibilità ambientale, accessibilità e governance trasparente. Sull’ambiente, la rotta è già tracciata dai carburanti rinnovabili e dai protocolli di riduzione delle emissioni; sull’accessibilità, l’attenzione si concentra su programmi giovanili, iniziative come l’Affordable Cross Car e borse di studio per tecnici e ingegneri; in tema di governance, si punta a regole chiare, controlli indipendenti e processi decisionali partecipati. Solo così, sostiene, la FIA potrà restare un punto di riferimento credibile per sport e mobilità.
Verso le urne della Federazione
L’autunno porterà con sé anche il calore della campagna elettorale interna, dove Ben Sulayem si misurerà con lo statunitense Tim Mayer. Alle accuse di «regno del terrore» mosse dal rivale, il presidente oppone la natura democratica della FIA e la convinzione che la competizione, quando regolata, generi progresso. Invita chiunque lo desideri a trascorrere una giornata negli uffici di Place de la Concorde per accorgersi di come, dietro i grandi eventi, esista una comunità coesa e appassionata pronta a migliorarsi ogni giorno.
Interrogato su un’autovalutazione, risponde con i numeri: dall’ereditato deficit di 24 milioni di euro nel 2021 a un risultato operativo di 4,7 milioni nel 2024, somme che ora possono essere reindirizzate a progetti strategici. A ciò si aggiungono, ricorda, maggiore trasparenza contabile, procedure normative più snelle e un network ampliato di federazioni nazionali. Il bilancio di metà decennio gli pare positivo, ma garantisce che le vere sfide dovranno ancora essere affrontate con lo stesso spirito critico che ha guidato le prime riforme.
