Un sito industriale un tempo silenzioso si rianima, sedici linee prendono forma e centocinquanta nuove opportunità di lavoro prendono corpo: a Trieste il futuro dell’industria del tabacco alternativo è già presente.
Un traguardo industriale che parla italiano
La struttura dell’ex deposito Wartsila, oggi parte dell’Interporto di San Dorligo, si è trasformata grazie all’intervento “box in the box”, soluzione che ha permesso di allestire reparti produttivi senza espansioni esterne. L’approccio ha evitato di versare nuovi metri cubi di cemento sul suolo carsico e ha tutelato il paesaggio che circonda il Comune alle pendici dei monti. È un gesto concreto che salda crescita industriale e rispetto ambientale, confermando l’impegno di Bat verso percorsi di sviluppo sostenibile centrati sul riuso delle infrastrutture esistenti.
Il recupero della struttura non rappresenta un semplice ampliamento, ma la prova che l’innovazione può radicarsi in spazi già esistenti, valorizzandoli. Inserito nell’A Better Tomorrow Innovation Hub, il progetto colloca Trieste al centro di una rete europea dedicata ai prodotti di nuova generazione. La scelta di lavorare dentro mura rinate anziché posarne di nuove racconta una diversa idea di modernità, in cui la competitività industriale si misura anche nella capacità di limitare l’impronta ecologica e di rafforzare la filiera locale.
Innovazione di prodotto: tabacco e rooibos
Le sedici linee entrate in funzione – e destinate a raggiungere il pieno regime entro la fine del 2026 – sono dedicate alle nuove categorie di prodotto a base di nicotina, alimentate da miscela di tabacco oppure da foglie di tè rooibos. Questa duplice matrice consente di diversificare l’offerta e di rispondere a segmenti di consumatori adulti in evoluzione. L’adozione di materie prime differenti all’interno dello stesso polo produttivo testimonia la flessibilità progettuale dell’impianto e sottolinea la volontà del gruppo di coniugare tradizione e sperimentazione.
Grazie alla configurazione “end-to-end”, l’intero processo – dallo stoccaggio degli ingredienti alla confezione finale – avviene all’interno del perimetro triestino. Ciò consente di apporre con legittimo orgoglio la dicitura Made in Italy sui prodotti destinati a mercati nazionali e internazionali. Portare tutta la filiera sotto lo stesso tetto significa avere maggiore controllo sulla qualità, ridurre i tempi di risposta al mercato e consolidare le competenze tecnologiche in Italia, elevando lo stabilimento a punto di riferimento per l’azienda a livello continentale.
Centocinquanta nuove assunzioni in arrivo
L’avvio della prima linea ha già inaugurato un percorso occupazionale che culminerà con l’assunzione di 150 addetti, figure che spazieranno dagli operatori di produzione ai tecnici di manutenzione, fino a profili specializzati nella gestione di processi complessi. L’attenzione si concentra sui candidati provenienti dal territorio, incentivo importante per trattenere talenti in regione. La collaborazione con istituti tecnici e università locali mira a costruire un ponte stabile fra formazione e impresa, offrendo percorsi di inserimento strutturati e possibilità di crescita professionale nel medio periodo.
Il calendario delle assunzioni, scandito in tappe progressive fino al 2026, accompagnerà la messa in funzione delle restanti linee. L’azienda affianca ai nuovi ingressi programmi di aggiornamento per il personale già in organico, consapevole che la modernizzazione degli impianti richiede competenze in costante evoluzione. Inserire forza lavoro qualificata e, nello stesso tempo, valorizzare chi già opera nello stabilimento è parte di una strategia che punta tanto alla competitività quanto alla coesione sociale, rafforzando il tessuto economico di Trieste e dei comuni limitrofi.
Un investimento anticipato di due anni
«Siamo riusciti a convincere la casa madre a credere nell’Italia e ad anticipare di due anni il piano industriale messo a punto nel 2021», ha spiegato Andrea Di Paolo, Presidente di Bat Trieste e Vicepresidente di Bat Italia, durante la cerimonia di inaugurazione. La determinazione del management ha accelerato l’arrivo di capitali e tecnologie, posizionando il sito triestino come tassello strategico della rete produttiva globale. L’obiettivo dichiarato è far sì che il futuro dei prodotti sostitutivi passi anche dalle competenze manifatturiere italiane.
L’intervento, che porta con sé un’ulteriore spinta al tessuto economico regionale, è destinato a generare beneficio indiretto per fornitori, servizi e logistica. L’investimento si inserisce nella strategia A Better Tomorrow, imperniata sull’ampliamento dell’offerta di prodotti con potenziale rischio ridotto e su un approccio alla crescita che non trascuri la responsabilità ambientale. Trieste diventa così il laboratorio di una nuova stagione industriale, dove innovazione, occupazione e tutela del territorio si intrecciano in un percorso che guarda oltre il 2026.
