In una decisione capace di scuotere l’establishment culturale e militare degli Stati Uniti, l’accademia di West Point ha annullato la cerimonia con cui avrebbe premiato Tom Hanks, mentre il presidente Donald Trump ha colto l’occasione per celebrare pubblicamente la scelta, definendola un passo contro ciò che considera derive “woke”.
West Point interrompe la consegna del Thayer Award
Per l’Accademia Militare degli Stati Uniti, fondata sulle linee di addestramento di cadetti destinati a guidare il futuro esercito, il Sylvanus Thayer Award rappresenta da oltre sessant’anni un tributo a personalità civili ritenute esempio di integrità e servizio pubblico. Quest’anno però la prestigiosa statuetta non varcherà le mura di granito di West Point. Una comunicazione di poche righe, firmata dall’ex comandante colonnello Mark Bieger, ha informato invitati, donatori e alumni che la priorità immediata è «concentrarsi sulla missione di preparare leader capaci di comandare, combattere e vincere nell’esercito più letale al mondo». Così, l’evento previsto per l’autunno del 2025 è stato cancellato senza indicazione di una data sostitutiva, lasciando sbigottiti quanti avevano già prenotato viaggio e alloggio.
La scelta di conferire il riconoscimento a Hanks si basava su motivazioni dettagliate: l’attore, due volte premio Oscar, si era distinto per il sostegno costante ai membri delle forze armate, per il contributo a progetti di recupero di cimeli storici e per la sua voce in iniziative commemorative dedicate ai veterani. Con la revoca dell’appuntamento, l’accademia interrompe una consuetudine che di norma proietta i cadetti in un confronto diretto con figure ispiratrici del panorama civile. Molti osservatori si interrogano ora sul messaggio implicito: la selezione di un destinatario sarebbe subordinata non solo ai meriti, ma anche a valutazioni strategiche interne legate al clima politico del momento. Il silenzio ufficiale su eventuali rinvii alimenta perplessità e speculazioni.
Dalla gioia di Trump agli interrogativi sulle motivazioni politiche
Se al campus dell’Hudson River prevalgono prudenza e riserbo, fuori dai cancelli il caso è diventato terreno di battaglia retorica. Il presidente Donald Trump ha accolto la notizia con toni trionfali sulla piattaforma Truth Social, rivendicando che «la nostra grande West Point ha saggiamente detto basta», salutando la cancellazione come una vittoria contro i «destinatari distruttivi e woke». Dal suo punto di vista, l’Accademia avrebbe finalmente respinto l’egemonia culturale di Hollywood. L’intervento, corredato da un appello affinché anche gli Academy Awards e altri premi «rivedano standard e pratiche in nome dell’equità», ha galvanizzato i sostenitori e irritato chi teme che la politica entri a gamba tesa in riti pensati per unire il Paese al di là delle bandiere di partito.
Secondo fonti citate dal Washington Post, a orientare la retromarcia di West Point non sarebbe stato soltanto il calendario operativo dell’accademia, ma anche la vicinanza di Hanks al Partito Democratico: nel 2020 l’attore aveva manifestato sostegno a Joe Biden, qualche anno prima era stato insignito della Medal of Freedom dall’allora presidente Barack Obama e, più in generale, le sue donazioni a candidati liberal sono documentate. Nessuno, almeno ufficialmente, lo ammette: eppure la coincidenza tra profilatura politica e decisione finale riporta a galla il dibattito sull’equidistanza delle istituzioni militari in un’America in cui ogni gesto pubblico rischia di diventare munizione simbolica. La querelle, probabilmente, accompagnerà la stagione elettorale ormai alle porte.
